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Dopo i problemi strutturali verificatisi lo scorso novembre, la Galleria Campana è stata chiusa e ora 10mila vasi greci dovranno trovare un’altra sistemazione, per consentire i necessarie lavori

Foto Hu Totya via Wikimedia Commons

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Dopo i problemi strutturali verificatisi lo scorso novembre, la Galleria Campana è stata chiusa e ora 10mila vasi greci dovranno trovare un’altra sistemazione, per consentire i necessarie lavori

Foto Hu Totya via Wikimedia Commons

Allarme Louvre: per il neodirettore la situazione è al limite

A quattro mesi dal suo insediamento Christophe Leribault ha spiegato in un’audizione al Senato che il museo si trova a dover affrontare un muro di spese dovute al degrado e alle carenze tecniche. Il 25 incontrerà gli architetti del macroniano progetto «Louvre Nouvelle Renaissance».

«À bout de souffle». Al limite, senza fiato, esausto. Così, a quattro mesi dal suo insediamento alla testa del Louvre, Christophe Leribault ha sintetizzato la situazione del disastrato museo parigino. Il clamore per il milionario furto di gioielli dello scorso 19 ottobre, una ferita che non smette di bruciare, ha acceso un faro sulle pecche dell’istituzione museale più visitata al mondo (quasi 9 milioni di ingressi nel 2025), mettendo impietosamente a nudo strutture obsolete, falle nella sicurezza, carenza di personale e costringendo alle dimissioni l’allora direttrice Laurence des Cars.

«Possiamo dirlo senza mezzi termini: nonostante la sua imponente maestosità, nonostante l’impegno quotidiano del suo personale, il Louvre è allo stremo, ha dichiarato Leribault in un’audizione tenutasi il 17 giugno davanti a una commissione del Senato. Il suo personale e le sue infrastrutture stanno giungendo alla fine di un ciclo. Siamo a un bivio: le urgenze relative all’edificio si accumulano e ci troviamo di fronte a un “muro” di investimenti, il che, ovviamente, non è ciò che si vorrebbe sentire».  Una situazione «sintomatica dei lavori urgenti di cui il museo ha bisogno», ha ricordato il presidente-direttore, si è verificata lo scorso novembre, quando «la fragilità delle travi del secondo piano ha comportato l’evacuazione degli uffici di due dipartimenti. La Galleria Campana [che custodisce ceramiche greche antiche, Ndr] è stata chiusa a titolo precauzionale», e ora è necessario mettere al sicuro oltre 10mila vasi greci. 

«Il furto è stato un dramma, ma non bisogna dimenticare i rischi legati alle infiltrazioni d’acqua, ai vetri e agli infissi non più funzionanti e al pericolo di incendio a causa dell’afflusso di pubblico», ha  sottolineato. L’importo delle misure più urgenti in materia di sicurezza, riscaldamento e climatizzazione è stimato in 160 milioni di euro. I lavori dovrebbero essere finanziati tramite una tariffazione differenziata, ma al momento solo 15 milioni di euro provenienti dalla vendita dei biglietti sono stati destinati a questa spesa.

Leribault ha difeso la necessità di condurre in porto il grande progetto di ristrutturazione del museo, il «Louvre Nouvelle Renaissance», annunciato all’inizio del 2025 dal presidente francese Emmanuel Macron. Un piano che prevede la creazione di un ingresso supplementare e la realizzazione di una nuova sala sotto la Cour Carré per esporre la «Gioconda» di Leonardo, evitando così la congestione dell’attuale sala in superficie: due progetti del valore totale stimato di 660 milioni di euro, su un importo complessivo di circa 1,15 miliardi, stando alle stime della Corte dei Conti. Ma con quali risorse? I 660 milioni di euro dovranno essere finanziati tramite mecenatismo, aveva annunciato Macron. «È una sfida davvero ardua, e non so se riuscirò a farcela, ammette Leribault. Abu Dhabi [dove dal 2017 esiste un’antenna del museo parigino, Ndr] metterà a disposizione 300 milioni, gli altri dovranno essere raccolti nei prossimi mesi presso grandi aziende e donatori privati. È una pressione forte».

Dopo un concorso internazionale, il progetto architettonico per il nuovo ingresso e la nuova sala è stato aggiudicato a maggio a STUDIOS Architecture Paris e Selldorf Architects, in collaborazione con BASE Paysagiste. «Abbiamo davanti a noi un anno di messa a punto e di consultazioni con gli architetti, ha dichiarato il presidente-direttore. Il progetto deve essere solido e depoliticizzato. In parole povere, il primo colpo di piccone non avrà luogo prima delle elezioni presidenziali».

Leribault, che incontrerà gli architetti il 25 giugno, pensa di poter ancora «modificare» leggermente la proposta. «Bisogna assicurarsi che sia efficace e lavorare con precisione», ha concluso, ipotizzando un nuovo Louvre «entro cinque, o addirittura otto anni».

 

 

 

 

 

Daria Berro, 18 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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