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Joseph Yaeger, «The underside of how», 2025

Courtesy dell’artista

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Joseph Yaeger, «The underside of how», 2025

Courtesy dell’artista

A Torino Joseph Yaeger esplora il confine tra memoria e riconoscimento

Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo la prima personale in un’istituzione italiana dell’artista americano attraverso dipinti ispirati a fotogrammi cinematografici e immagini video, per indagare il rapporto tra memoria e percezione, dando forma a immagini familiari ma sfuggenti, sospese tra ricordo e impossibilità di riconoscimento

La sensazione di riconoscere un’immagine senza riuscire a ricordare dove l’abbiamo già vista, un’impressione sfuggente, che affiora dalla memoria senza restituire contorni precisi. È l’incertezza su cui si sviluppa la ricerca di Joseph Yaeger (1986), protagonista alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino della sua prima mostra personale in un’istituzione italiana, dal 29 ottobre al 28 marzo 2027.

Il titolo, «Point of Return», riprende e rovescia l’espressione «punto di non ritorno»: non più una soglia oltre la quale ogni possibilità è perduta, ma l’occasione di tornare su ciò che è accaduto e osservarlo da una prospettiva diversa. Nei dipinti di Yaeger, questa possibilità si traduce in immagini familiari e insieme elusive. L’artista parte da fotogrammi di film, documentari e video, che ritaglia e rielabora fino a isolare scene difficili da identificare con precisione. Ne nasce una sensazione di familiarità senza un’origine certa, sospesa tra il desiderio di riconoscere ciò che si vede e l’impossibilità di ricondurlo a un ricordo preciso. La ricerca di Yaeger si riflette nella sua tecnica pittorica, che combina acquerello e gesso su tela. La preparazione del supporto richiede tempo e lascia affiorare lungo i bordi gli strati del fondo; la stesura del colore, al contrario, è rapida e avviene con la tela distesa a terra. L’acqua penetra la superficie e, asciugandosi, provoca sottili crepe nel gesso. L’opera conserva così le tracce del processo pittorico, mentre la fragilità dell’immagine entra in contrasto con la consistenza del supporto. La mostra riunisce per la prima volta dipinti realizzati nell’arco di diversi anni, mettendoli in relazione tra loro. Le opere non compongono una narrazione lineare, ma costruiscono una rete di rimandi in cui ogni immagine acquista nuove sfumature attraverso il confronto con le altre. Ecco il «Point of Return»: il passato che continua a modificare il nostro modo di guardare e interpretare le immagini.

Arianna Scinardo, 29 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Arianna Scinardo

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A Torino Joseph Yaeger esplora il confine tra memoria e riconoscimento | Arianna Scinardo

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