Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Nan Goldin, 044_024_cc1 © Nan Goldin Courtesy the artist and Gagosian

Image

Nan Goldin, 044_024_cc1 © Nan Goldin Courtesy the artist and Gagosian

Dalle lotte femministe ai futuri dell’AI: cinque mostre alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

A Torino, Andrea Bowers, Aziza Kadyri, Nan Goldin, Joseph Yaeger e Louis Morlæ intrecciano archivi di protesta, desideri inespressi e memorie personali. Cinque percorsi tra fotografia, pittura, tessuti e tecnologie digitali, dove le immagini riaprono il passato e mettono alla prova il futuro

Rosalba Cignetti

Leggi i suoi articoli

Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, cinque mostre mettono in relazione memoria personale, lotte collettive e immaginazione del futuro. Dal 29 ottobre 2026, Andrea Bowers, Aziza Kadyri, Nan Goldin, Joseph Yaeger e Louis Morlæ accostano archivi di protesta, storie familiari e immagini sottratte al flusso dei media. La domanda attraversa l’intero percorso: che cosa può diventare un’esperienza quando un artista la riprende, la trasforma e la offre allo sguardo degli altri?

Le storie delle donne legano la ricerca di Andrea Bowers a quella di Aziza Kadyri. Bowers, in «La Ragnatela», torna al Campo delle donne di Comiso, nato nel 1983 contro l’installazione di una base militare NATO in Sicilia e a sostegno del disarmo nucleare. Da oltre trent’anni l’artista statunitense lavora all’incrocio tra attivismo e arti visive, riportando alla luce figure ed episodi trascurati delle lotte sociali. Qui concentra l’attenzione sugli ecofemminismi e sulle alleanze transnazionali dei movimenti femministi antinucleari degli anni Ottanta. Rari documenti d’archivio, raccolti grazie a una rete di attiviste e ricercatrici, affiancano nuove opere al neon, nastri politici e un lavoro su cartone. La ricostruzione storica incontra così i linguaggi con cui Bowers restituisce visibilità alle rivendicazioni e alle persone che le hanno sostenute.

La memoria di quelle alleanze trova un contrappunto nel desiderio della nonna di Kadyri, che negli anni Cinquanta voleva diventare danzatrice di danze popolari uzbeke. Un’ambizione ostacolata dalle strutture patriarcali e socialiste, che indirizzavano la sua vita verso la sfera domestica e l’industria tessile. In «Choreography of the Latent», prima personale dell’artista in un’istituzione italiana, quel desiderio diventa il punto di partenza per una coreografia mai eseguita. Attraverso intelligenza artificiale, apprendimento automatico e tracciamento del movimento, Kadyri collega i gesti quotidiani della nonna ai movimenti della danza tradizionale. Il nuovo ciclo di opere, parte del progetto Her Stage, avviato nel 2024, comprende sculture tessili ispirate agli abiti in movimento, soglie domestiche ricamate, un video a due canali e una grande parete specchiante. Artigianato e tecnologia danno forma a una possibilità rimasta inespressa, intrecciando la storia familiare alle esperienze delle donne dell’Asia centrale e della diaspora. Entrambe le mostre sono curate da Bernardo Follini.

Nan Goldin, con «The Ballad of Sexual Dependency», trasforma la memoria personale in un’immagine condivisa. Le 126 fotografie della Collezione Sandretto Re Rebaudengo, scattate tra il 1973 e il 1986, compongono l’intero corpus del libro pubblicato da Aperture quarant’anni fa. Prima di assumere quella forma, il progetto era una proiezione di diapositive accompagnata dalla musica, presentata nei club e nelle mostre di New York. Questa origine conserva il senso di un racconto costruito dall’interno delle relazioni: Goldin fotografa amici, amanti e persone con cui condivide la propria vita. Intimità, desiderio e potere emergono da quella prossimità, rendendo instabile il confine tra pubblico e privato. Quello che l’artista definisce un diario lasciato leggere agli altri è diventato nel tempo il ritratto di una «generazione perduta», cambiando il linguaggio della fotografia contemporanea.

La memoria assume una consistenza più incerta in «Point of Return», prima personale di Joseph Yaeger in un’istituzione italiana. L’artista cerca familiarità in fotogrammi di film, documentari e video trovati: immagini che sembrano già viste, ma di cui sfugge l’origine. Le ritaglia, le altera e le dipinge ad acquerello su gesso, sospendendole tra riconoscimento e disorientamento. Alla lunga preparazione della tela segue un’esecuzione rapida; le sottili incrinature che si formano durante l’asciugatura entrano nell’opera, dando una consistenza fisica all’evanescenza dell’immagine cinematografica. Il titolo, ripreso da un dipinto del 2021, rovescia l’idea del punto di non ritorno e introduce una possibilità di trasformazione. Opere di anni diversi e nuove produzioni si rileggono a vicenda, facendo incontrare il tempo privato dell’artista e quello delle immagini condivise.

Louis Morlæ, con «...Pop.!Crash/(LOON)», sposta infine lo sguardo sulle immagini del futuro prodotte dalle tecnologie del presente. La mostra, curata da Leonardo Pietropaolo, è l’esito del Premio illy Present Future 2025 e la prima personale dell’artista in Italia. La sala assume l’aspetto di un ambiente per crash test, al cui centro si trova una nuova scultura gonfiabile della serie SFB (Sidefall Bag). Realizzata con il tessuto degli airbag, appartiene a quelli che Morlæ chiama «dispositivi di sicurezza disfunzionali». In un video creato con l’intelligenza artificiale, una replica digitale dell’artista attraversa un mondo distopico, mentre modelli linguistici generano espressioni prive di senso o dai toni pseudoreligiosi. Tra ironia e catastrofe, la promessa di protezione si fa ambigua: l’airbag diventa l’immagine della speranza di poter ancora cambiare rotta prima dell’impatto.

Le mostre di Bowers, Kadyri, Goldin e Yaeger proseguono fino al 28 marzo 2027; quella di Morlæ fino all’11 gennaio 2027.

Rosalba Cignetti, 26 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Rosalba Cignetti

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Ricettari, utensili e opere d’arte ripercorrono le abitudini alimentari della penisola dalla fine del Settecento alla Grande Guerra

Al Museo d’Arte Orientale un’ampia installazione di memorie quotidiane invita il pubblico a riflettere sul legame con i beni materiali

Dai maestri del Novecento alle ricerche contemporanee, alla nuova presenza della scultura nel parco del Castello, la manifestazione consolida la propria identità tra mercato e progetto culturale

Dal 25 al 27 settembre la terza Be.Art si estende dalle sale al giardino del di Belgioioso, con un percorso di scultura monumentale e una mostra dedicata a san Francesco che trasformano l’evento, e il luogo, in un temporaneo museo a cielo aperto

Dalle lotte femministe ai futuri dell’AI: cinque mostre alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo | Rosalba Cignetti

Dalle lotte femministe ai futuri dell’AI: cinque mostre alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo | Rosalba Cignetti