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Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoliNel paesaggio delle Langhe, disegnato dai filari di Nebbiolo, il Colle San Pietro custodisce un bosco che ha conservato il proprio carattere naturale. Sulla sommità si trovano le rovine dell’antico monastero di San Pietro, destinate a diventare parte di un nuovo progetto dedicato all’arte contemporanea. È qui, a Monforte d’Alba (Cn), che nasce la Fondazione Vezza, fondata da Sandra Vezza, presidente, e Charley Vezza, vicepresidente, con la direzione di Flavio Del Monte. L’inaugurazione è prevista per settembre 2027, nell’anno di Alba Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. Per il primo anno sono in programma due opere realizzate da Kathleen Ryan (Los Angeles, 1984) e Alessandro Pessoli (Cervia, 1963), che inaugureranno un percorso destinato a svilupparsi nel tempo.
Non è prevista una tradizionale sede espositiva: il progetto si svilupperà all’aperto, tra la vegetazione spontanea, i sentieri e le rovine del complesso monastico. L’obiettivo è rendere accessibile un’area che, pur trovandosi in un territorio profondamente modellato dalla viticoltura, ha conservato una conformazione naturale. Il colle appartiene al cru Bricco San Pietro e rientra nel sito Unesco dei «Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato». La Fondazione intende sviluppare il progetto nell’arco di circa dieci anni, invitando ogni anno uno o più artisti italiani e internazionali a confrontarsi con il bosco, i sentieri e le preesistenze architettoniche. Le opere saranno realizzate su commissione e contribuiranno a costruire progressivamente un percorso espositivo in relazione con il paesaggio e con la storia del luogo.
Il Colle San Pietro conserva le tracce di una storia che supera i mille anni. La prima attestazione documentaria della cellam Sancti Petri risale al 1014, quando una bolla di papa Benedetto VIII ne registra l’esistenza. Nel XIII secolo San Pietro e San Giovanni risultano collegati all’abbazia di Ferrania; nel 1458 i beni passarono al Vescovado di Alba e successivamente entrarono nel patrimonio del Seminario. Tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, il complesso fu probabilmente restaurato e trasformato in residenza estiva episcopale. Dopo una lunga fase di utilizzo prevalentemente agricolo e diversi passaggi di proprietà, l’immobile conobbe un progressivo declino. Nel 1919 la cappella, ormai desacralizzata, veniva documentata come «diruta».
Il recupero delle strutture è affidato all’architetto Salvatore Simonetti e allo studio Simonetti Architettura, con Francesca Pavani. Lo studio ha già lavorato al recupero dei Castelli di Cannero, sul Lago Maggiore, e al restauro della pavimentazione lapidea della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. L’intervento sul colle prevede il consolidamento delle rovine, con l’intento di conservarne le caratteristiche e rispettare le stratificazioni storiche del complesso.
Flavio Del Monte, Sandra Vezza e Charley Vezza. Foto di Maurizio Beucci
Arianna Scinardo
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