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Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoliLa nonna di Aziza Kadyri avrebbe voluto diventare una danzatrice di danze popolari uzbeke, ma negli anni Cinquanta le condizioni sociali del Paese le impedirono di realizzare il suo sogno. Da questa storia prende avvio «Choreography of the Latent», la mostra che la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino dedica all’artista uzbeka dal 29 ottobre 2026 al 28 marzo 2027, con un progetto che intreccia memoria familiare, tessitura e intelligenza artificiale.
La mostra, curata da Bernardo Follini, propone le opere di «Her Stage», progetto avviato nel 2024. Per immaginare la danza mai eseguita dalla nonna, Kadyri combina i suoi gesti quotidiani con i movimenti della tradizione coreutica uzbeka, utilizzando strumenti di intelligenza artificiale, machine learning e motion tracking. Ne nasce una coreografia che dà forma a una possibilità rimasta inespressa, mettendo in relazione le aspirazioni individuali e i vincoli imposti dalla società. Le nuove sculture tessili richiamano gli abiti tradizionali uzbeki e suggeriscono corpi in movimento, mentre una serie di soglie domestiche ricamate evoca gli spazi della vita privata della nonna. Un video a due canali e una grande parete specchiante completano il percorso, moltiplicando l’immagine dell’installazione e introducendo una dimensione virtuale. Il ricorso a tecniche artigianali e strumenti digitali è una costante della pratica dell’artista, che attraverso la tessitura e il ricamo affronta temi come la migrazione, lo sradicamento e la costruzione dell’identità, con particolare attenzione alle esperienze delle donne dell’Asia centrale e della diaspora. In «Choreography of the Latent», la vicenda familiare si apre così a una riflessione più ampia sulle tracce lasciate dalla storia dell’Uzbekistan sovietico e post-sovietico e sulle questioni femministe e decoloniali.
Arianna Scinardo
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