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Una delle figurine femminili rinvenute nel pozzo scavato a Marzabotto

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Una delle figurine femminili rinvenute nel pozzo scavato a Marzabotto

A Marzabotto in un pozzo del VI-V secolo a.C. estratti un piatto bronzeo e due statuette femminili

I reperti ritrovati, di straordinaria fattura, conservano ancora la lucentezza originale del metallo

È terminata pochi giorni fa a Marzabotto, nel sito dell’antica città etrusca di Kainua, la 39ma campagna di scavo archeologico condotta dall’Università di Bologna e sostenuta dal Ministero della Cultura.

Dirette da Elisabetta Govi dell’Università di Bologna, le ricerche hanno fatto riemergere un pozzo rituale dalle caratteristiche molto particolari, situato presso l’area sacra urbana dedicata alla dea Uni, con il ritrovamento di reperti di straordinaria fattura, in ottimo stato di conservazione.

Scavato con la collaborazione Gruppo Ravennate Archeologico, il pozzo ha rivelato sul fondo due bellissime statuette femminili in bronzo e un raro piatto bronzeo con l’originaria lucentezza del metallo. Si tratta di offerte votive deposte durante un rito di fondazione del pozzo, databile tra la fine del VI e i primi decenni del V secolo a.C., in concomitanza con la nascita stessa della città di Kainua. Riferibili invece a un rito di chiusura del pozzo sono due scheletri umani di adulti che contraddistinsero la cessazione di attività della struttura.

Evidentemente il pozzo non assolveva solo a una mera funzione pratica di approvvigionamento idrico, ma rivestiva una profonda valenza sacra e rituale, legata alla fondazione stessa della città e al culto dell’acqua.

Il pozzo rituale si colloca nella cornice dell’area sacra urbana a Kainua, luogo in cui sono stati rinvenuti due imponenti templi monumentali che le iscrizioni etrusche attribuiscono alla coppia divina suprema del pantheon: Tinia (corrispondente a Zeus/Giove greco-romano) e la sua consorte Uni (Hera/Giunone). Nell’area dedicata a Uni è documentato inoltre il culto di Vei (Demetra/Cerere), protettrice della fertilità agraria e umana. Proprio all’interno di questa ricca cornice cultuale si inserisce il pozzo rituale appena scoperto.

Lo scavo, che l’Università di Bologna sta conducendo presso il Parco Archeologico di Kainua sin dal 1988, ha permesso l’attuazione di un modello di cooperazione virtuoso incentrato sul sostegno reciproco tra istituzioni, che si è potuto ulteriormente concretizzare grazie a un finanziamento di 140mila euro della Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, sostenuto dal DiVa-Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, che promuove attivamente le ricerche dal 2025 e che continuerà a sostenerle anche in futuro. Il finanziamento si inserisce all’interno dell’accordo-quadro sottoscritto nel 2023 tra il Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto (Mnema) e l’Università di Bologna che prevede anche l’erogazione di contributi finanziari.

Questo traguardo celebra una collaborazione proficua e consolidata tra i Musei Nazionali di Bologna-Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna diretti da Luigi Gallo, il Mnema diretto da Denise Tamborrino e l’Università di Bologna. Una sinergia virtuosa che unisce in un unico flusso continuo la ricerca scientifica sul campo, la tutela ministeriale e la valorizzazione museale.

La portata culturale di questa scoperta trova subito spazio nell’innovativa visione museologica del Mnema, di cui è stato presentato il nuovo allestimento lo scorso giugno. Recentemente riaperto al pubblico, dopo un profondo intervento e un ripensamento delle sue funzioni e della sua identità, il museo si rivolge al presente: si propone come uno spazio culturale vivo e attivo sul campo, una sorta di laboratorio dinamico in costante evoluzione.

Grazie al suo nuovo concept, il museo è già pronto ad accogliere i nuovi reperti appena rinvenuti negli scavi a Kainua, non appena gli approfondimenti scientifici lo consentiranno.

Gaspare Melchiorri, 04 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Gaspare Melchiorri

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A Marzabotto in un pozzo del VI-V secolo a.C. estratti un piatto bronzeo e due statuette femminili | Gaspare Melchiorri

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