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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoliPer prima c’è la storia del museo, acquisito dallo Stato nel 1933 dalla famiglia Aria e dedicato all’etrusca Kainua, la «città nuova» che prosperò dal 500 a.C. fino all’arrivo dei Celti calati nella nostra penisola alla metà del IV secolo a.C. Successivamente, l’analisi della necropoli, suddivisa in due aree per un totale di 168 sepolture, e le vicende successive dell’abitato, con l’esposizione in nuove vetrine di pregevoli oggetti, come ad esempio una cimasa in bronzo con una giovane etiope che porta un’anfora sulla spalla, un cratere a colonnette a figure rosse dov’è raffigurato un satiro seguace di Dionisio che accompagna Efesto all’Olimpo e una piccola testa di kouros in marmo proveniente da un’isola greca. Fino alla «star» del museo, la cosiddetta «Signora di Marzabotto», una statuetta in bronzo datata al 480 a.C. di ispirazione greca, ma di probabile fattura locale, raffigurante una giovane donna che regge un bocciolo nella mano destra e porta sul capo un mantello: la figura, forse una giovane sposa, è però un po’ offuscata da una grossa stele collocata troppo vicino nell’ampio salone dove con estrema chiarezza si affrontano tutti gli aspetti della società etrusca. Qui, dopo le ricostruzioni dei tetti a due spioventi di abitazioni dotate di pluviale si incontrano anche i numerosi interventi contemporanei (oggi di proprietà del museo) di Eva Marisaldi, l’artista bolognese, classe 1966, che opera in dialogo costante con gli interni del museo e nell’area degli scavi.
Una veduta del rinnovato Museo «Pompeo Aria» a Marzabotto (Bo). Foto O. De Carlo
Eccolo il «nuovo» Museo Nazionale Etrusco «Pompeo Aria» (Mnema) riaperto l’8 giugno dopo accurate operazioni di riallestimento, a firma dell'architetto Fabio Fornasari e durate quattro mesi, grazie a un finanziamento di 800mila euro del MiC che ha permesso una rilettura degli spazi interni a cui seguirà, entro fine anno, un riesame dell’area archeologica, ampia ben 25 ettari. «A Kainua, spiega la professoressa Elisabetta Govi, docente di etruscologia e archeologia italica all’Alma Mater, si scava dal 1988 grazie a Giuseppe Sassatelli, dopo le attività portate avanti prima da Edoardo Brizio che nel 1886 predispose un allestimento di cinque sale con i primi materiali qui ritrovati e poi da Guido Achille Mansuelli che nel 1958 inaugurò il museo. Questo è un luogo ideale per le centinaia di studenti che nel corso del tempo si sono alternate: dal 2013 si sta scavando il Santuario della dea Uni e in questi mesi stiamo indagando l’antica sede stradale per verificare la presenza dell’ingresso dell’area sacra nonché, a est, per verificare l’eventuale prosecuzione della struttura».
A fare gli onori di casa alla riapertura sono stati il neodirettore dei Musei Nazionali di Bologna - Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna Luigi Gallo e la direttrice del Mnema Denise Tamborrino: «Qui, sintetizzano, c’è l’unico esempio di città etrusca leggibile nella sua pienezza urbanistica nonché uno scavo vivo, realmente esistente ed esempio virtuoso di ricerca con immediata musealizzazione e comunicazione di quanto ritrovato. Il nostro pensiamo sia un caso-scuola che favorisce la visita dell’esperto di archeologia, dell’appassionato e delle persone con disabilità cognitive e fisiche. Con tali obiettivi il nuovo progetto di riallestimento e rilettura dell’area archeologica “Vivere Kainua” nasce da una riflessione profonda sul ruolo che un museo deve avere oggi: non soltanto luogo di conservazione, ma uno spazio capace di creare connessioni tra ricerca, paesaggio, comunità e visitatori e per questi motivi abbiamo ricucito il rapporto tra il museo e il parco archeologico, concependoli come parti di un unico racconto anche attraverso nuove letture». Tra le «nuove letture» è da inserirsi anche il progetto «Under the Same Sky» di Eva Marisaldi: «È costruito da tre interventi, oggi di proprietà del museo di Marzabotto, spiega l’artista, che vengono presentati per la prima volta e fungono da elementi di mediazione tra il visitatore e il patrimonio archeologico. Ho cercato di invitare il pubblico a esplorare aspetti ancora poco noti della società etrusca, stimolando una visione personale e nuova della vita quotidiana di Kainua». L’esposizione museale, infine, presenta reperti mai visti prima riferibili al Tempio di Uni e ospita anche, fino al 29 settembre, un focus dedicato alle terrecotte votive provenienti dal Santuario di Veio oggi al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.
Una veduta del rinnovato Museo «Pompeo Aria» a Marzabotto (Bo). Foto O. De Carlo
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