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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliUn disegno di Klimt appeso a due passi da un «Martirio di San Sebastiano» del Seicento, e poco più in là una ceramica di Picasso travestita da gufo: da quattordici anni Flashback Art Fair mette in scena scenari temporali inediti ed originali, e lo fa di nuovo dal 29 ottobre al 1° novembre negli spazi di Flashback Habitat a Torino. L'edizione 2026, appena presentata, si intitola IN TIME, come il film di fantascienza di Andrew Niccol in cui il tempo di vita diventa moneta di scambio, e la fiera lo dichiara esplicitamente come proprio filo conduttore: interrogare il valore che diamo al tempo a disposizione.
L'immagine guida è firmata dall'astronauta Paolo Nespoli, che durante un incontro estivo ha raccontato agli organizzatori come, visto dall'orbita a 28mila chilometri orari, il pianeta perda i confini e il tempo assuma una dimensione relativa. Le direttrici della fiera, Stefania Poddighe e Ginevra Pucci, traducono questa suggestione in una dichiarazione di poetica: l'artista come astronauta del proprio mondo, capace con la distanza di rendere visibile ciò che nella quotidianità resta invisibile. Il percorso espositivo, costruito con oltre trenta gallerie italiane e internazionali, prova a tradurre questa cornice in accostamenti concreti tra opere di secoli diversi, con esiti che vanno misurati caso per caso.
Il percorso si apre con «Neo-Terrestre» di Michele Zaza, dodici fotografie del 1979 scattate a Matera e presentate da Sangallo Fine Art, in cui il corpo dell'artista e della sua famiglia entra in relazione con un paesaggio sospeso tra quotidianità e immaginario cosmico. Segue «Chambéry e Nantes» di Georges Rousse, del 2018, da Photo&Contemporary: qui l'anamorfosi è la tecnica stessa a costruire il nesso con il tema, dato che l'opera esiste solo nel punto esatto in cui lo spettatore la osserva, e cambia completamente se lo spettatore si sposta.
Un secondo nucleo mette a confronto opere che lavorano sulla materia come deposito di tempo: «Spazio anche più che tempo» di Carol Rama, del 1970, con le camere d'aria applicate alla tela (Galleria del Ponte), e «Senza titolo» del 2010 di Lara Favaretto, in cui la lana interviene su un dipinto ritrovato, sovrapponendo materialmente due momenti diversi di lavorazione (NP ArtLab). In questo caso il collegamento con IN TIME non è dichiarato solo nei testi ma è leggibile nella tecnica stessa: entrambe le opere portano fisicamente impresso il segno di un tempo precedente su cui si interviene.
Carol Rama, «Spazio anche più che tempo», 1970. Courtesy of Galleria Del Ponte
Yves Klein, «Vénus bleue», 1962-1982. Courtesy of Galleria Dello Scudo
Diverso il caso del trittico dedicato allo studio del vivente, che accosta un disegno cinquecentesco attribuito al Sodoma (Nathalie Motte Masselink), lo «Studio di una leonessa» di Johann Wenzel Peter del 1820 circa (Kollenburg Antiquairs) e «Baumgruppe» di Paul Klee, del 1931 (Nuova Galleria Morone): qui il nesso tematico riposa sul soggetto comune, la natura osservata, ed è il tipo di accostamento che una cronologia per generi avrebbe potuto proporre indipendentemente dal tema della fiera. Il «Gufo» di Picasso del 1954, una brocca in ceramica dalla fisionomia animale esposta da Antiques Par Force, introduce invece un caso diverso: qui non è la cronologia a contare ma la trasformazione dell'oggetto d'uso in figura, che la fiera lega al tema della materia che muta di senso nel tempo.
Il percorso tocca poi la figura umana con il «Ritratto di Pauline Teutsch» di Vittorio Matteo Corcos, del 1896 (Galleria Ponti), e «Nu assis de face» di Gustav Klimt, disegno del 1914-15 (Aleandri Arte Moderna). Il mito di Venere riappare in due chiavi lontanissime tra loro con «Venere Anadiomene II» di Carlo Carrà, del 1944, e «Vénus bleue» di Yves Klein (Galleria dello Scudo): l'accostamento si basa sulla persistenza di un'iconografia identificabile attraverso linguaggi figurativi opposti, dalla metafisica al monocromo.
Un altro nucleo riunisce opere legate alla sofferenza e alla tensione spirituale: il «Martirio di San Sebastiano» di Andrea Vaccaro, del 1640 (Galleria Canesso), il «San Giuseppe con il Bambino» di Giovanni Antonio Galli, detto lo Spadarino (Galleria Giamblanco), «Rustic Riot» di Sandro Chia, del 1981 (Richard Saltoun), e il «Personaggio della Commedia dell'Arte» di Orazio Marinali, del 1680-85 circa (Botticelli Antichità). In questo caso il legame tematico dichiarato dalla fiera è la «misura interiore del tempo», dolore, attesa, cura, categoria più difficile da verificare direttamente sulle opere e che si affida in buona parte al testo curatoriale per essere colta come filo unico.
Più circoscritto, e più verificabile nell'immagine stessa, il confronto tra il «Senza titolo» di Franco Angeli, della metà degli anni Sessanta, con la falce e martello (Galleria Lombardi), e «Anonymous» di Sebastiaan Straatsma, del 2016, con la maschera di Guy Fawkes (Galleria Antonella Villanova): due simboli di protesta appartenenti a stagioni diverse, quella ideologica del Novecento e quella dell'iconografia digitale, messi fianco a fianco per mostrare il passaggio da un tipo di immaginario collettivo all'altro. Chiude idealmente il percorso un gruppo di opere legate alla sperimentazione dei linguaggi: «Heliographic Composition (XX)» di Karol Hiller, del 1938, tra pittura, grafica e fotografia, e «Senza titolo» del 1992 di Wojciech Sadley, dipinto su seta (entrambi Ciacek Gallery, unica galleria polacca presente in fiera), insieme a «Senza titolo» del 1960 di Tano Festa, realizzato con smalto e collage di carta (Galleria Lombardi).
Nel complesso, la struttura di IN TIME conferma l'impostazione storica di Flashback: mettere sullo stesso piano espositivo opere di epoche e statuti diversi, dall'antiquariato al concettuale contemporaneo, senza separazioni cronologiche rigide. Accanto al percorso espositivo, la fiera propone un Public Program con mostre, installazioni, laboratori, visite guidate, talk e performance.
Carlo Carrà, «Venere Anadiomene II», 1944. Courtesy of Galleria Dello Scudo
Sandro Chia, «Rustic Riot», 1981. Courtesy of Richard Saltoun
Monica Trigona
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