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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliIn occasione di Paris Photo 2026 (12-15 novembre), il panorama della fotografia internazionale celebra un traguardo storico: il bicentenario della nascita di questo medium. Un anniversario che si intreccia con una novità per la fiera: per la prima volta, il Prix Pictet , uno dei riconoscimenti globali più autorevoli dedicati alla fotografia e allo sviluppo sostenibile, è partner ufficiale dell'evento al Grand Palais. Per celebrare questa importante sinergia, il Prix Pictet presenta uno stand d’eccezione che riunisce le opere di due straordinari ex vincitori: il cileno Alfredo Jaar e l'artista francese Valérie Belin. A guidarci alla scoperta di questa collaborazione, del ruolo cruciale della fotografia nel raccontare le sfide ambientali e sociali del nostro tempo e dei criteri che guidano la costituzione di una collezione d'arte d'eccellenza è Loa Pictet, storica dell’arte, curatrice e figura chiave nella nascita e nello sviluppo della Collezione Pictet fin dal 2004.
Come è nata questa collaborazione e perché questa cornice?
Dal 1805, Pictet – uno dei principali gestori patrimoniali e finanziari d'Europa – adotta una visione a lungo termine, guardando oltre il presente per comprendere un mondo in continua evoluzione. L'impegno di Pictet per la fotografia e le arti è la naturale estensione di questo approccio. Questa convinzione ha ispirato la creazione della Collezione Pictet nel 2004 e del Prix Pictet nel 2008. Il Premio ci ha permesso di premiare fotografi il cui lavoro cambia il nostro modo di comprendere le sfide del nostro tempo. Sostenere Paris Photo al Grand Palais si inserisce in questa eredità. Siamo privilegiati nell'unire le forze con la fiera di fotografia leader mondiale per celebrare l'impatto che la fotografia può avere sulla società. Siamo inoltre entusiasti di portare il Prix Pictet al Grand Palais con le opere di due vincitori del Premio: Valérie Belin e Alfredo Jaar.
Che cosa hanno in comune Valérie Belin e Alfredo Jaar?
Sono entrambi artisti affermati le cui serie vincitrici del Prix Pictet riflettono con forza sugli eccessi delle nostre società. Valérie Belin ha vinto il Prix Pictet nella categoria Disorder nel 2015 con Still Life, una serie che attinge a una lunga tradizione pittorica, e ora fotografica. Ha raccolto migliaia di oggetti di plastica inutili trasformandoli in composizioni sovrabbondanti. Le immagini offrono un commento spiazzante sulla nostra ossessione per il consumo di massa. Per decenni, Alfredo Jaar ha messo in discussione il modo in cui le persone guardano ad alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo attraverso le sue installazioni immersive, da Real Pictures (dedicata al genocidio ruandese) a The End of the World – un minuscolo cubo forgiato da dieci dei minerali strategici più critici della Terra, collocato all'interno di un vasto vuoto illuminato di rosso per confrontarsi con i devastanti costi umani e ambientali della moderna estrazione tecnologica. La sua serie The End, vincitrice del Prix Pictet, documenta il Gran Lago Salato nello Utah, un ecosistema fondamentale per milioni di uccelli migratori che ha perso più del 70% della sua acqua a causa dell'eccessivo prelievo idrico. Ha scelto deliberatamente di stampare le fotografie in piccolo formato, come un «sussurro visivo», per attirare gli osservatori più vicini.
Valérie Belin, «Still life with animals», 2014, dalla serie «Still Life», 2014. Courtesy of Valérie Belin and Galerie Nathalie Obadia, Paris/Brussels.
Valérie Belin, «Still life with dish», 2014, dalla serie «Still Life», 2014. Courtesy of Valérie Belin and Galerie Nathalie Obadia, Paris/Brussels.
Perché usare il linguaggio della bellezza classica per ritrarre la distruzione?
Perché la bellezza ci fa rallentare. Siamo inondati di immagini di disastri e, molto spesso, scorriamo oltre senza fermarci. Un'immagine bella trattiene lo sguardo un po' a lungo, e in quel tempo il significato ha la possibilità di attecchire. Le vanitas olandesi erano nature morte bellissime che parlavano di perdita e mortalità. Belin gioca con quell'eredità, ed è proprio in questa tensione tra seduzione e inquietudine che il suo lavoro diventa così potente. Alfredo Jaar eccelle nel trovare il giusto equilibrio tra informazione e poesia. Le sue fotografie appaiono belle viste da lontano. Ma poiché le dieci fotografie che compongono The End sono stampate all'incirca delle dimensioni di un volto umano, bisogna avvicinarsi. È allora che si vedono la terra spaccata e il lago che scompare, una metafora di ciò che sta accadendo altrove nel mondo. La bellezza non è un modo per edulcorare il messaggio. È ciò che ci fa restare abbastanza a lungo da riceverlo.
Il bicentenario della fotografia: può ancora insegnarci a guardare?
Duecento anni dopo che Nicéphore Niépce ha creato la prima fotografia sopravvissuta, l'intelligenza artificiale ha reso più facile che mai generare immagini. Eppure Valérie Belin impiega tipicamente un intero anno per creare una serie di circa dieci immagini. Il suo processo è più simile a quello di un pittore. Il suo lavoro ti ferma sui tuoi passi: è stratificato, bellissimo e non lascia nessuno indifferente.
È precisamente qui che il Prix Pictet ha un ruolo da giocare: offrire una piattaforma a fotografi che riescono a tradurre soggetti complessi, dalla guerra al disastro ambientale, in potenti storie umane, e incoraggiare le centinaia di migliaia di persone che incontrano le mostre e i contenuti digitali del Prix Pictet a guardare più da vicino il mondo che le circonda.
Cosa ha ispirato il tema Jungle (Giungla)?
Le giungle sono tra gli ecosistemi più vitali del pianeta e il loro destino è strettamente legato al nostro. Ma il tema va oltre l'ecologia. Una giungla è costituita da sistemi complessi e interconnessi che comprendiamo solo in parte, e in questo senso riflette le nostre stesse società, città ed economie.
È una parola aperta e ricca, ed è proprio questo che cerchiamo in un tema: qualcosa che permetta ai fotografi di stupirci. Una rete globale di esperti indipendenti sta attualmente candidando i fotografi per il Prix Pictet Jungle, e una giuria indipendente selezionerà una rosa di dodici finalisti, che sarà annunciata ai Rencontres d’Arles la prossima estate, prima che il vincitore venga svelato al Victoria and Albert Museum (V&A) di Londra nel settembre 2027.
Alfredo Jaar, «The End (GSL_c)», 2025, dalla serie «The End», 2025. Courtesy of Prix Pictet Photography Collection
Alfredo Jaar, «The End (GSL_d)», 2025, dalla serie «The End», 2025. Courtesy of Prix Pictet Photography Collection
Monica Trigona
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