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Courtesy Photo Louis Vuitton

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Courtesy Photo Louis Vuitton

Tra l’abito e l’ossessione: l’universo moda di Yayoi Kusama

Dai primi esperimenti performativi nella New York degli anni Sessanta alle storiche collezioni d’autore con il lusso globale: storia dell’artista giapponese, considerata la pioniera di questo sistema di collaborazioni con l’arte


 

Il rapporto tra Kusama e la moda affonda le radici ben prima delle celebri collaborazioni con il sistema del lusso contemporaneo. La storia comincia nella New York della fine degli anni Sessanta, quando l’artista giapponese decide di tradurre in tessuti e capi d’abbigliamento la medesima indagine su corpo e identità già avviata nelle sue opere pittoriche e performative. Nel 1968 fonda la Kusama Fashion Company Ltd, strutturando in forma commerciale i costumi che aveva ideato per le proprie performance. Ne sono un  esempio il Silver Squid Dress, caratterizzato da aperture sul seno, e l’Homo Dress, segnato da fori sulla parte posteriore. Questi capi trasferiscono sul tessuto il principio dell’auto-annullamento visivo, tema principale che attraversa tutta la ricerca dell’artista. Il motivo del pois, ripetuto fino a dissolvere la figura, diventa l’apparato attraverso cui l’individuo perde i propri confini anatomici e si confonde con l’ambiente circostante. Il Couples Dress, pensato per due corpi, o il Party Dress, progettato per accoglierne venticinque, sono abiti idealizzati per incontri di gruppo collettivi, cessando di essere un involucro individuale per farsi corpo collettivo e spazio condiviso. La collezione rifiuta la convenzione sartoriale con abiti bucati e modelli realizzati utilizzando la tecnica giapponese del tie-dye. 

L’anno successivo Kusama inaugura una boutique sulla Sixth Avenue, e circa quattrocento negozi iniziano a distribuire i suoi vestiti. Sebbene l’esperienza della Kusama Fashion Company si concluda nel 1973 con il rientro dell’artista in Giappone, l’intuizione concettuale di quegli anni anticipa le riflessioni sull’abito e sulla destrutturazione del corpo che saranno poi sviluppate da figure come Martin Margiela e Rei Kawakubo (fondatrice di Comme des Garçons).

A quattro decenni da quei primi esperimenti, nel 2006 Marc Jacobs scopre il lavoro di Kusama e le affida la decorazione con i pois della Ellipse Bag di Louis Vuitton. Nel 2012, in veste di direttore creativo di Louis Vuitton, Jacobs la coinvolge nella realizzazione di una collezione concepita in occasione della mostra personale “Yayoi Kusama: Fireflies on the Water” al Whitney Museum di New York. Nasce così una capsule collection destinata a fare da apripista alla stagione delle collaborazioni sistematiche tra arti visive e sistema del lusso. I pois dell’artista, ripetuti fino all’ossessione, invadono pelletteria e accessori. Louis Vuitton realizza una linea di borse dove la classica tela Monogram viene sostituita dalla pelle Monogram Vernis Dots Infinity. In altri modelli i manici, il profilo superiore e il fondo vengono realizzati in pelle verniciata Dots Infinity, lasciando la sezione centrale in nylon Monogram. La collezione si estende ad articoli di piccola pelletteria, scarpe e trench che, oltre ai pois, riportano le zucche e i nervi biomorfici, altri elementi caratteristici della sua arte.

Kusama interviene sull’universo Vuitton nella sua totalità, trasformando borse e capi in superfici pittoriche e curando l’allestimento delle vetrine, concependole come installazioni, con manichini iperrealisti. A distanza di un decennio, nel maggio 2022, la casa francese annuncia un secondo capitolo della partnership con Kusama con la collezione Cruise 2023 di Nicolas Ghesquière, presentata a San Diego, dove l’architettura modernista della location è diventata il contrappunto ideale alle ossessioni visive dell’artista giapponese. Dopo un pre-lancio nei primi giorni del 2023 in Cina e Giappone, la collezione debutta a livello globale articolandosi in diverse linee. La prima serie, Painted Dots riproduce la pennellata a mano libera di Kusama attraverso una complessa tecnica serigrafica a rilievo su pelle o su tela spalmata, restituendo l’illusione ottica del colore ancora fresco. Una seconda tranche della capsule, distribuita da Marzo 2023, introduce la linea Metal Dots. Essa rappresenta il bagliore dell’infinito, ispirata alle sfere specchianti della sua installazione Narcissus Garden, in mostra alla 33° Biennale di Venezia nel 1966. Qui le semi-sfere d’argento di varie dimensioni sono applicate a mano  su pelle nera e argento, rendendo l’abbigliamento e le borse futuristiche. La campagna pubblicitaria Creating Infinity declina fiori psichedelici, zucche  e pois sui modelli Capucines e sugli accessori Monogram, riaffermando la convergenza tra logo e superficie artistica. 

Nello stesso anno, la casa editrice Rizzoli pubblica il volume Creating Infinity, che ripercorre la storia del sodalizio attraverso un’introduzione firmata da Kusama e un saggio di Marc Jacobs sulla genesi del progetto. Nel 2025, la mostra ”Visionary Journeys" ad Osaka torna sul dialogo tra arte e moda, inserendo l’universo immersivo dell’artista nella sala dedicata alle collaborazioni d’autore, accanto al lavoro di Takashi Murakami. Al di là della spettacolarità allestitiva e della onnipresenza commerciale del motivo a pois, rimane intatto il nucleo originario della ricerca di Kusama. La trasposizione di un’esperienza allucinatoria giovanile che, reiterata in maniera ossessiva, si è trasformata in uno dei linguaggi visivi più riconoscibili dell’arte contemporanea.

 

 


 

Gioia Meli, 04 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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