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Gioia Meli
Leggi i suoi articoliDieci anni sono sufficienti per capire se un festival è rimasto un appuntamento episodico oppure se è riuscito a costruire un’infrastruttura culturale. The Venice Glass Week, in programma dal 12 al 20 settembre 2026 tra Venezia, Murano e Mestre, arriva alla sua decima edizione con oltre 200 eventi e una rete ormai consolidata di artisti, designer, fornaci, istituzioni e operatori internazionali. Il punto più interessante, a questo stadio, non è più soltanto celebrare la tradizione vetraria veneziana, ma osservare come quella tradizione continui a essere utilizzata come piattaforma produttiva e linguistica per la ricerca contemporanea.
Il festival nasce infatti dentro un sistema caratterizzato da una forte specificità territoriale. Murano continua a essere uno dei luoghi più riconoscibili al mondo per la lavorazione del vetro, ma il suo futuro dipende dalla capacità di tenere insieme competenze artigianali, innovazione tecnica, design, arte e mercato internazionale. È in questo spazio che The Venice Glass Week ha progressivamente costruito la propria funzione: rendere visibile una filiera e, nello stesso tempo, metterla in relazione con pratiche che superano la distinzione tradizionale tra arte applicata, scultura, design e produzione manifatturiera. Uno dei nuclei centrali della decima edizione rimane Murano Illumina il Mondo, giunto al quarto appuntamento. Dodici artisti e designer internazionali sono chiamati a lavorare direttamente con alcune delle principali vetrerie muranesi. È probabilmente questa collaborazione a restituire meglio il senso contemporaneo della manifestazione: il vetro non viene presentato come semplice patrimonio da conservare, ma come materia attiva, capace di produrre nuove forme attraverso l’incontro tra competenze specialistiche e linguaggi differenti.
Il progetto assume anche un valore economico. La lavorazione artistica del vetro veneziano vive da anni una condizione complessa, stretta tra costi energetici, trasformazioni del turismo, concorrenza internazionale e necessità di trasmettere saperi altamente specializzati. Portare artisti e designer dentro le fornaci significa quindi agire contemporaneamente sul piano culturale e produttivo, generando commissioni, sperimentazioni e occasioni di visibilità internazionale. È una dinamica che colloca Murano dentro il più ampio fenomeno della crescente permeabilità tra arte contemporanea e collectible design.
Un altro asse importante è rappresentato dalle due HUB, costruite attraverso open call e dedicate a differenti generazioni della ricerca internazionale sul vetro. La novità del 2026 riguarda The Venice Glass Week HUB by Generali, riservata agli artisti e designer over 35, che trova per la prima volta sede a Palazzo Morosini, in Campo Santo Stefano, grazie alla partnership con Generali. Cinquanta autori affermati e mid-career vengono così inseriti in un contesto che sposta ulteriormente il festival fuori dalla dimensione specialistica muranese e dentro il tessuto monumentale e istituzionale della città.
La sezione Under35 torna invece nella Galleria di Piazza San Marco della Fondazione Bevilacqua La Masa, confermando l’attenzione verso le generazioni emergenti. Anche qui il dato significativo è meno anagrafico di quanto sembri. Il vetro è un materiale che richiede infrastrutture, competenze e costi difficilmente accessibili a un giovane artista in autonomia; mettere in relazione autori emergenti, fornaci e istituzioni significa quindi rendere possibile una produzione che altrimenti resterebbe spesso teorica o occasionale.
La dimensione diffusa del festival completa questo quadro. Venezia, Murano e Mestre diventano tre poli differenti di uno stesso sistema: la prima con il suo peso istituzionale e internazionale, la seconda come centro produttivo e identitario, la terza come spazio di espansione verso pubblici e territori meno legati al circuito turistico monumentale. Mostre, installazioni, talk, visite e laboratori costruiscono così una mappa che prova a restituire il vetro nella sua complessità, dalla manifattura storica alla sperimentazione contemporanea. A dieci anni dalla nascita, The Venice Glass Week può dunque essere letta come un osservatorio su una trasformazione più ampia. Il vetro ha progressivamente abbandonato la posizione marginale che per lungo tempo lo aveva confinato alle arti decorative, entrando con maggiore forza nelle collezioni, nelle fiere di design, nelle gallerie e nelle pratiche degli artisti contemporanei. Murano dispone di un vantaggio evidente: possiede ancora un ecosistema produttivo capace di tradurre idee in oggetti attraverso competenze difficilmente replicabili altrove.
Gioia Meli
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