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Matisse e Saint Laurent: dipingere un abito, cucire un quadro

Fino al 28 settembre il Musée Matisse di Nizza mette a confronto Henri Matisse e Yves Saint Laurent attraverso 160 opere tra dipinti, disegni, abiti haute couture, tessuti, accessori e documenti d'archivio. «Le beau, la mode et le bonheur» ricostruisce le corrispondenze tra due autori che, a distanza di generazioni, hanno utilizzato linea, colore e materia per superare la distinzione tra belle arti e arti applicate.

«Tagliare nel colore» e «colpire la materia». Il lessico utilizzato da Henri Matisse e Yves Saint Laurent sembra appartenere a due pratiche differenti e finisce invece per indicare un territorio comune: quello nel quale dipingere e costruire un abito diventano due modi di organizzare linea, colore, superficie e volume. È su questa prossimità, più profonda della semplice influenza della pittura sulla moda, che si costruisce «Henri Matisse–Yves Saint Laurent. Le beau, la mode et le bonheur», la mostra aperta fino al 28 settembre 2026 al Musée Matisse di Nizza, curata da Serena Bucalo-Mussely e Aymeric Jeudy in collaborazione con il Musée Yves Saint Laurent Paris.

Sono 160 le opere riunite nel percorso: dipinti e disegni, abiti di haute couture, vestiti appartenenti alle tradizioni popolari, tessuti, accessori e materiali d'archivio provenienti dalle collezioni del Musée Matisse e della Fondation Pierre Bergé–Yves Saint Laurent, affiancati da prestiti francesi e internazionali. Il confronto attraversa quasi un secolo e mette uno di fronte all'altro due autori che hanno contribuito, in ambiti diversi, a rendere progressivamente meno stabile la frontiera tra belle arti e arti applicate. Il rapporto tra Yves Saint Laurent (1936-2008) e l'arte è naturalmente uno dei capitoli più noti della moda del Novecento. Le collezioni del couturier sono attraversate da riferimenti a pittori e movimenti artistici, ma nel caso di Matisse il confronto consente di andare oltre la citazione iconografica. La questione riguarda il modo stesso di concepire una superficie e di trasformarla attraverso il colore.

Per Henri Matisse (1869-1954) il tessuto e l'ornamento non costituiscono infatti elementi secondari della composizione. Motivi decorativi, tappeti, abiti e carte da parati invadono frequentemente lo spazio pittorico fino a indebolire la distinzione tra figura e sfondo. Il motivo stampato possiede un dinamismo autonomo e contribuisce alla costruzione di uno spazio che, nelle parole dell'artista ricordate dalla mostra, può estendersi «oltre i limiti del tangibile». Saint Laurent compie in qualche modo il movimento inverso. Parte dalla superficie per arrivare al corpo. La pittura gli offre la possibilità di pensare il passaggio dal piano al volume; il vestito diventa una costruzione mobile, destinata a modificarsi nello spazio insieme alla persona che lo indossa. Se la tela di Matisse può mettere in crisi la profondità tradizionale attraverso l'espansione del colore, l'abito di Saint Laurent trasforma quella stessa relazione tra linea e superficie in qualcosa che può muoversi. È qui che il confronto proposto a Nizza diventa particolarmente fertile. Cucire e dipingere non vengono equiparati, ma osservati come pratiche che condividono alcuni problemi fondamentali: dove interrompere una linea, come accostare due colori, quale rapporto stabilire tra superficie e volume, quanto spazio lasciare alla materia. La mostra individua nelle parole dei due creatori persino un vocabolario comune, fatto di azioni fisiche: tagliare, colpire, manipolare.

Dal quadro al corpo

La relazione tra Matisse e la moda possiede inoltre una radice biografica e culturale. Stoffe, costumi e motivi decorativi attraversano tutta la sua opera e partecipano a quella progressiva emancipazione del colore dalla funzione puramente descrittiva che costituisce uno dei passaggi fondamentali della pittura moderna. Il tessuto non serve semplicemente a vestire una figura: può diventare una superficie pittorica dentro la superficie pittorica, capace di espandere il ritmo della composizione. Nel lavoro di Saint Laurent avviene qualcosa di speculare. Il colore non viene semplicemente applicato all'abito come decorazione, ma può determinarne l'identità complessiva. La superficie tessile acquista una forza visiva autonoma e il corpo diventa il supporto mobile sul quale quella composizione prende forma.

Per questo «Le beau, la mode et le bonheur» appartiene a una linea di ricerca ormai centrale nel rapporto tra musei d'arte e moda: comprendere quest'ultima non soltanto attraverso la storia del costume, ma come parte della cultura visiva del Novecento. Il confronto Matisse-Saint Laurent è particolarmente efficace perché non richiede di trasformare il couturier in pittore né il pittore in designer. Al contrario, mantiene la differenza tra le due discipline per osservare meglio i punti nei quali esse si toccano. E il dialogo riguarda anche una questione che attraversa tutto il XX secolo: il progressivo superamento delle gerarchie tra arte maggiore e arti applicate, tra oggetto da contemplare e oggetto da utilizzare, tra immagine e decorazione. Matisse aveva contribuito a incrinare queste distinzioni dall'interno della pittura; Saint Laurent le avrebbe affrontate alcuni decenni più tardi attraverso il corpo e l'abito. A Nizza, mettere le loro opere una accanto all'altra significa allora osservare due direzioni dello stesso movimento. Matisse porta il tessuto dentro la pittura; Saint Laurent porta la pittura sul corpo. Tra i due rimangono linea, materia e soprattutto colore: qualcosa che per entrambi non si limita a ricoprire una superficie, ma contribuisce a costruirla.

Gioia Meli, 28 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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