Il nuovo Wien Museum

Ampliato e rinnovato è cool e aperto a tutti, ci dice il direttore Matti Bunzl

Una veduta del Wien Museum. © Wien Museum. Foto: Christine Koblitz
Flavia Foradini |  | Vienna

Ci sono voluti 3 anni di lavori affinché il Wien Museum venisse restaurato e soprattutto ampliato dai 6.900 mq espositivi agli attuali 12mila. Era stato costruito negli anni ’50 su progetto di Oswald Haertl per ospitare collezioni e mostre riguardanti espressamente la città di Vienna, la sua storia, la sua arte, l’architettura, il design, la musica, l’arte grafica. Ma già prima degli anni Duemila l’articolato museo aveva raggiunto i limiti della propria capacità sia in termini di conservazione di un milione di oggetti, sia in termini di spazi.

Da qui il bando di concorso del 2015 per un intervento capace di rispettare l’architettura originaria (sotto tutela) e però di consentire un adeguato aumento dei volumi. Tra i progetti di 274 studi di architettura, il prescelto è stato quello dello studio austriaco Certov, Winkler + Ruck, che ha previsto un nuovo ingresso con antistante ristorante, un interrato di 1200 mq e soprattutto un rialzo dell’intero edificio da 16 a 25 metri di altezza, con la creazione di due nuovi piani contenenti fra l’altro ampi spazi per mostre temporanee, atelier didattici, una sala conferenze e una terrazza con magnifica vista su tutta la piazza.
Particolare dell’allestimento del Wien Museum. © Wien Museum
Dal piano terra al secondo piano il museo ospita dal 6 dicembre una ripensata e riorganizzata mostra permanente, che propone un viaggio attraverso il divenire della città dalle sue origini all’attuale fisionomia di metropoli centroeuropea, con 1.700 oggetti e dispositivi digitali e interattivi che raccontano vita e socialità, politica e religione, arte, immigrazione, ambiente. Fra i capitoli più salienti: preistoria, epoca romana, Medioevo, Rinascimento, Barocco, Illuminismo, impero asburgico, la Vienna della Ringstrasse, le Avanguardie, il nazismo, il periodo della Guerra Fredda, la Vienna post-cortina di ferro e i giorni nostri.

Con un ampio team di curatori esperti nei più disparati settori di ricerca, il rinato Wien Museum continuerà il proprio intenso e rodato programma espositivo, capace di sondare e presentare in modo interessante i più svariati aspetti di Vienna, e continuerà anche a gestire le venti sedi sparse nella città e dedicate fra l’altro alla Vindobona dell’era romana, all’arte contemporanea austriaca, ai musicisti che saldarono la propria attività a Vienna, all’orologeria antica, all’arte ludica legata al Prater.
Un ritratto di Matti Bunzl. © Sabine Hauswirth
Il Wien Museum è inoltre proprietario della maggiore collezione di disegni di Klimt al mondo e di opere pittoriche iconiche sia di Klimt sia di Schiele: «Tutto ciò che facciamo ha a che fare con Vienna, ci dice Matti Bunzl, antropologo culturale e direttore del museo dal 2015, e la nostra idea non è quella di offrire un consumo della cultura, bensì una partecipazione alla cultura, con una soglia sufficientemente bassa da interessare un pubblico vasto. Ecco il perché dell’ingresso gratuito alla mostra permanente: per rendere possibile a tutti tornare ogni volta che lo desiderano. Penso che il Wien Museum sia uno dei musei più cool di questa città».
Particolare dell’allestimento del Wien Museum. © Wien Museum
Bunzl non teme sovrapposizioni fra il profilo della sua istituzione e quello di altri musei della capitale: «Non ho alcuna preoccupazione in questo senso: noi siamo il museo dei viennesi. Sono sempre molto felice se arrivano visitatori da fuori, ma la nostra missione è la città. Lavoriamo per esempio intensamente con le scuole. Siamo molto, molto diversi rispetto ai musei statali, che vivono dei turisti. Prendiamo il Kunsthistorisches Museum: è un museo magnifico, ma che cos’è? È l’agglomerazione di collezioni di una famiglia imperiale, rappresenta il gusto degli Asburgo che hanno comprato arte e oggetti in tutto il mondo, è per così dire una collezione chiusa e ha poco a che fare con i viennesi. Le nostre collezioni crescono, anche con donazioni, e sono lo specchio dei viennesi, perché siamo un museo municipale e di espressione borghese. E questo significa un ambito di azione vastissimo. Noi per così dire documentiamo e accompagniamo la città nel suo progredire verso il futuro e reagiamo a quanto vi accade. Durante il Covid per esempio ci siamo chiesti quale fosse il nostro compito in quanto museo e quindi abbiamo subito dato il via a una collezione Covid e a una mostra digitale. E se Black Lives Matters attua delle azioni a Vienna, allora ci interessa. Idem per le proteste di Fridays for Future».
Particolare dell’allestimento del Wien Museum. © Wien Museum
Come altri colleghi ai piani alti del panorama museale viennese, anche Bunzl ritiene che sia necessario per il prossimo futuro uno sfoltimento nei programmi delle mostre temporanee: «Premesso che si tratta comunque di un problema che riguarda tipicamente più i musei d’arte, che promuovono mostre blockbuster, per noi non vuol dire non fare mostre di quel tipo, ma credo sia necessario considerare la sostenibilità sia ecologica sia finanziaria di mostre troppo frequenti, comunque molto impegnative dal punto di vista della realizzazione e che durano magari solo tre mesi. Dunque attingere maggiormente alle collezioni di casa o alle donazioni. Tempo fa abbiamo ricevuto per esempio un’ampia donazione dalla famiglia Peschka con documenti e opere di Egon Schiele, per cui c’è naturalmente l’idea di una nuova mostra temporanea su Schiele».
Particolare dell’allestimento del Wien Museum. © Wien Museum
Con le iniziative del Wien Museum, al suo pubblico Bunzl vorrebbe suggerire una precisa idea di Vienna: «Sari felice se riuscissi a trasmettere l’idea che questa sia sempre stata una città internazionale e che sia stata al suo meglio quando era aperta, mentre ha sofferto quando si è arroccata e si è lanciata in guerre. La genialità di Vienna risiede nel pluralismo».

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