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Kabir Jhala
Leggi i suoi articoliArt Basel, a sorpresa, ha nominato l'artista egiziano Wael Shawky (1971) direttore artistico della sua fiera inaugurale a Doha. Art Basel Qatar (Abq), una partnership tra il marchio svizzero e due aziende statali del Qatar, Qc+ e Qatar Sports Investments (Qsi), si terrà nei siti M7 e Doha Design District dal 5 al 7 febbraio 2026, con giornate Vip il 3 e 4 febbraio.
Shawky, che ha ricevuto ampi consensi di critica per il suo Padiglione Egitto alla 60ma Biennale di Venezia, è il primo artista ad essere nominato a una posizione direttiva in una fiera della costellazione Art Basel. Per realizzare la mostra inaugurale Lavorerà al fianco del direttore artistico e direttore globale delle fiere di Art Basel, Vincenzo de Bellis.
«Sono una scelta non convenzionale», ha dichiarato Shawky a «The Art Newspaper». In linea con questo, la prima edizione di Abq si discosterà dal tradizionale formato fieristico: ogni galleria interessata è invitata a presentare una personale di un artista per uno stand di circa 33 metri quadrati, in risposta al tema curatoriale scelto da Shawky, «Becoming» (Divenire): una struttura che, a detta del neodirettore, «consentirà di esplorare le pratiche artistiche nella regione Mena [Medio Oriente e Nord Africa] e oltre».
«Il formato flessibile consentirà a Wael di dare alla mostra la forma che desidera», conferma De Bellis, aggiungendo che sarà in qualche modo simile alla sezione Unlimited di Art Basel. In un comunicato stampa di maggio era stato ipotizzato un numero iniziale di una cinquantina di espositori, ma De Bellis prevede che questo numero aumenterà, grazie al fatto che Qc+ ha concesso alla fiera più spazio nella sede M7.
Non è chiaro se Shawky manterrà il ruolo di direttore artistico anche dopo questa edizione: Abq, spiega De Bellis «è un progetto che evolverà naturalmente nel tempo. Arrivando in questa regione, volevamo fare le cose con attenzione, in modo ponderato, andare più in profondità e non travolgere. Ciò non significa che questo sia l'unico modello che potrebbe funzionare».
Per quanto riguarda il processo di selezione delle gallerie, Shawky spiega che lui e De Bellis effettueranno insieme una prima selezione, prima di deliberare con il comitato di selezione, composto dai seguenti galleristi: Lorenzo Fiaschi (Galleria Continua); Shireen Gandhy (Chemould Prescott Road); Daniela Gareh (White Cube); Mohammed Hafiz (Athr Gallery); Sunny Rahbar (The Third Line) e Gordon VeneKlasen (Michael Werner).
Riuscirà la fiera a sfruttare una scena artistica in forte espansione?
«Che Art Basel si allei con il Qatar ha una sua logica», afferma Rahbar. Nel 2008 ha aperto una filiale di The Third Line a Doha, che ha chiuso due anni dopo: «Probabilmente eravamo arrivati troppo presto, ma da allora il Qatar, e l’intera regione, sono cresciuti enormemente. Il Qatar ha anche Al Jazeera e ottime università, ha un pubblico culturalmente impegnato. E penso che ora ci sia una base di collezionisti che 18 anni fa non c’era».
Rahbar ravvisa alcune somiglianze tra il formato dell’Abq e la Art Week Riyahd, la mostra mercato tenutasi che ha debuttato ad aprile nella capitale saudita. Lanciato dalla Kingdom's Visual Arts Commission, l’evento ha chiesto alle gallerie di presentare opere curate, secondo un modello che alcuni partecipanti hanno definito a metà strada tra una biennale e una fiera. «Molti concordano sul fatto che il formato delle fiere d’arte dovrà cambiare, prosegue Rahbar. Quello che abbiamo visto a Riad e che vedremo in Qatar permette di conoscere più a fondo gli artisti. Penso che sia un modo interessante per coinvolgere una base di collezionisti ancora relativamente nuova».
Con il primo approdo di Art Basel Qatar nella regione del Golfo saranno messe alla prova non solo le abitudini collezionistiche locali, ma anche le norme culturali. In particolare, resta da vedere se il marchio svizzero potrà esporre liberamente opere su temi soggetti a restrizioni in Qatar, come la rappresentazione della nudità e delle relazioni omosessuali.
De Bellis insiste sul fatto che non ci saranno controlli o restrizioni da parte dello Stato del Qatar sul contenuto della fiera: «Per noi, dichiara, è importante mantenere standard uniformi in tutte le nostre mostre».
Spetterà piuttosto a Shawky, che lo scorso settembre si è trasferito a Doha per assumere la direzione artistica dello spazio d'arte contemporanea Fire Station, mantenere le «sfumature della regione»: «Capisco che qui ci siano alcune limitazioni, afferma l’artista afferma a proposito della censura nel Golfo, ma non ho mai visto queste limitazioni ostacolare la qualità delle mostre a Doha». Shawky sottolinea anche la presenza della censura in Occidente: «Una libertà completa non esiste da nessuna parte».
Condizioni finanziarie opache
Il rapporto esatto tra Art Basel e il Qatar, e soprattutto l’entità delle transazioni finanziarie tra le due parti, rimane poco chiaro. «Pur non commentando i termini finanziari di alcuna partnership, afferma De Bellis, l’unione delle forze con le principali entità qatariote Qsi e Qc+ [un’organizzazione culturale commerciale] ci consente di stabilire una presenza a lungo termine e sostenibile nella regione».
De Bellis affronta anche il fatto che l’inaugurazione dell’Abq coinciderà con due delle più grandi fiere d’arte del Sud del mondo: l’India Art Fair di Nuova Delhi e la Zona Maco di Città del Messico (entrambe in programma dal 5 al 9 febbraio 2026). «Una situazione incredibilmente sfortunata», commenta De Bellis, spiegando che le date del 2026 sono state dettate dalle mostre che si terranno nelle sedi M7 prima e dopo la fiera. Nelle edizioni future, continua, Art Basel lavorerà in dialogo con queste altre fiere per cercare di evitare sovrapposizioni.
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