Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Gioia Meli
Leggi i suoi articoliHa inaugurato il 1° aprile al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria “Mediterranee. Architettura e Design per Gianni Versace”, installazione realizzata dagli studenti dei corsi di design e architettura dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria. Il progetto si inserisce nel programma della mostra “Gianni Versace Terra Mater. Magna Graecia Roots Tribute”, curata da Sabina Albano e Fabrizio Sudano. Il lavoro prende come punto di partenza l’idea di Mediterraneo come costruzione culturale e visiva, riletta attraverso il linguaggio progettuale. Al centro, l’immaginario di Gianni Versace, assunto non come repertorio iconografico ma come sistema di segni da riorganizzare nello spazio.
Nella corte di Piazza Orsi, l’installazione si articola attorno a una sequenza di elementi totemici disposti secondo una griglia che richiama la “Greca”, motivo distintivo della maison. Il pattern non è qui utilizzato come decorazione, ma come struttura spaziale: tracciato a terra, si interrompe, si espande, costruisce un percorso e organizza la relazione tra i diversi dispositivi espositivi. Lungo questa sequenza sono collocati cinque abiti iconici, messi in dialogo con i reperti archeologici del museo. Il confronto si gioca per prossimità e discontinuità: la geometria antica e la superficie contemporanea non si sovrappongono, ma generano scarti interpretativi. La Greca, da elemento ornamentale, viene trasformata in un dispositivo che articola spazio e significato.
Una seconda componente del progetto si sviluppa all’esterno, con un videomapping sulla facciata del museo. La proiezione agisce come segnale urbano, rendendo visibile l’intervento nello spazio pubblico e attivando una relazione diretta con il contesto cittadino. Il progetto si inserisce in una linea di ricerca che mette in relazione archeologia e moda, già indagata, tra gli altri, da Sofia Gnoli. In questo caso, il confronto è operativo: gli studenti traducono riferimenti storici in dispositivi spaziali e narrativi, assumendosi anche la responsabilità pubblica della presentazione del lavoro.
Parallelamente, il lavoro di Versace torna al centro del sistema internazionale con la mostra “Gianni Versace Retrospective”, in programma dal 5 giugno al 6 settembre 2026 al Musée Maillol. Si tratta della prima grande retrospettiva francese dedicata allo stilista dal 1986, con circa 450 opere tra abiti, accessori, disegni, materiali d’archivio e documenti audiovisivi. L’esposizione parigina ricostruisce un percorso segnato da riferimenti eterogenei -dalla scultura greca all’iconografia cattolica, fino all’opera e al Barocco- restituendo la complessità di una pratica che ha sempre operato tra moda, immagine e costruzione simbolica. La scenografia, affidata a Nathalie Crinière, insiste su una dimensione visiva dichiaratamente spettacolare, coerente con la natura del lavoro versaciano.
Il doppio asse Reggio Calabria-Parigi mette in evidenza due modalità distinte di attivazione dell’eredità di Versace. Da un lato, un dispositivo locale e formativo che interroga il rapporto tra territorio, archeologia e progetto. Dall’altro, una macchina espositiva internazionale che consolida la sua posizione nella storia della moda come linguaggio culturale. La matrice dei progetti è cristallina come l’acquamarina: la verifica della capacità di quell’immaginario mediterraneo, barocco e stratificato, di continuare a produrre forme e significati nel presente.
Altri articoli dell'autore
A New York, il Gala degli American Friends of the Louvre rinnova il modello di diplomazia culturale tra Francia e Stati Uniti, con un riconoscimento a Harry Nuriev e un omaggio a Patrick A. Gerschel. Un evento che, oltre alla dimensione mondana, si conferma piattaforma strategica di fundraising e posizionamento internazionale per il museo parigino.
Si chiama Jill lo show anticonvenzionale presentato alla settimana della moda di Parigi il prossimo autunno. Un dialogo tra arte, moda e design aperto a tutti, riverbero editoriale tradotto in performance-evento della storica rivista ultraquarantennale. Con accesso libero e un programma diffuso in città, l’iniziativa punta a ridefinire il rapporto tra brand, pubblico e istituzioni in un sistema in profonda trasformazione.
In occasione della mostra su Alaïa e Balenciaga al Museo del Tessuto di Prato, l’incontro con la giornalista e studiosa Sofia Gnoli mette al centro il ruolo degli archivi e del brand heritage nella costruzione del valore nella moda contemporanea. Tra ricerca storica e strategie di comunicazione, emerge una riflessione sulla moda come sistema che rielabora continuamente il proprio passato per produrre significato e desiderabilità nel presente.


