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Marta Cereda
Leggi i suoi articoliA Verona, che dal 9 all’11 ottobre è stata teatro della ventunesima edizione di ArtVerona, l’Accademia di Belle Arti è uno dei motori della scena contemporanea, anche attraverso progetti come First Step, che mette in contatto artisti, gallerie e spazi cittadini. Grazie a queste iniziative, alcuni artisti e curatori, dopo gli studi, scelgono di rimanere in città e di trasformare le relazioni in collettivi e iniziative indipendenti. A questa scena si affianca e si sovrappone una forte iniziativa privata e imprenditoriale. Per esempio, la donazione di alcune opere della collezione di Anna e Giorgio Fasol ha dato origine al Museo del Contemporaneo dell’Università; Mauro De Iorio ha reso visitabile, accanto a un centro diagnostico, una parte della sua raccolta, composta da circa 700 lavori. Ne emerge un sistema in cui progettualità dal basso e collezionismo privato contribuiscono, con risorse e scale differenti, a produrre occasioni per il contemporaneo.
Centro culturale • Habitat ottantatre
Non è facile trovare una definizione per Habitat ottantatre, fondato da Zeno Massignan (Verona, 1988) nel 2021 nella periferia veronese, proprio vicino alla fiera. Era un mobilificio di 10mila metri quadrati; ora è un polo culturale che ospita mostre, uno studio fotografico, postazioni di coworking, un laboratorio di falegnameria, ambienti per la formazione. Il modello è ibrido: attività artistiche e servizi professionali convivono e si sostengono reciprocamente, con l’obiettivo di rendere il progetto sostenibile e progressivamente autosufficiente. L’idea iniziale è riunire professionalità differenti e offrire a chi si occupa di arte e cultura spazi accessibili, strumenti e occasioni di collaborazione. Fotografi, artisti, curatori, artigiani e tecnici possono lavorare autonomamente, ma anche incontrarsi nella produzione di mostre, corsi ed eventi. La natura composita permette a questo luogo di adattarsi a progetti molto diversi e, soprattutto, rende poco importante stabilire se si tratti di un centro culturale, di un coworking o di uno spazio espositivo: Habitat ottantatre è, prima di tutto, una struttura operativa. Ogni mostra prende avvio da questioni urgenti della contemporaneità e si estende oltre l’allestimento: viene acquisita un’opera per la collezione, prodotta una tiratura destinata a favorire un collezionismo accessibile e realizzata una pubblicazione edita da Lazy Dog. Attualmente «Futuro presente» accosta le ricerche di Laura Pugno (Trivero, 1975) e Filippo Tommasoli (Verona, 1990), sul tema delle trasformazioni del paesaggio e delle disuguaglianze derivanti dai sistemi economici. Alla dimensione espositiva si affianca il rapporto con il quartiere di Santa Lucia. La collocazione periferica è vissuta come la possibilità di lavorare con le comunità e le attività commerciali che abitano la zona. Anche in questo senso, non importa trovare per Habitat ottantatre una definizione precisa: conta piuttosto la sua capacità di mettere in relazione persone, competenze e parti della città che raramente condividono gli stessi spazi.
Habitat ottantatre
via Mantovana 83/E, 37137 Verona
Fonderia 20.9, Verona
Artist Run Space • Fonderia 20.9
Fonderia 20.9 ha un fuoco preciso: la fotografia contemporanea, intesa come mezzo espressivo, terreno di ricerca, produzione e confronto.
Lo spazio nasce nel 2015 dall’incontro tra Chiara Bandino (Roma, 1985), Francesco Biasi (Verona, 1976) ed Emanuele Brutti (Verona, 1984), fotografi con percorsi differenti, a cui si aggiunge Rocco Venezia (Montescaglioso, 1991) come direttore artistico. La sede si trova nel quartiere di Veronetta, accanto alla storica fonderia di campane Cavadini: il nome Fonderia 20.9 deriva da questa prossimità e dalla traduzione numerica dell’indirizzo. Lo spazio ha tutte le caratteristiche del white cube, ma il suo funzionamento è più vicino a quello di un laboratorio. Fin dall’inizio, infatti, alle mostre si affiancano una biblioteca specializzata, attività formative, residenze e un centro interno per la stampa e la produzione. La programmazione procede con un ritmo volutamente contenuto. La selezione non dipende soltanto dalla qualità del lavoro, ma dalla possibilità di costruire con l’artista un confronto effettivo e di accompagnarne la ricerca nel tempo, come nel caso del fotografo polacco Rafał Milach (Polonia, 1978) e di Eleonora Agostini (Mirano, 1991). Infatti, accanto all’attività espositiva, negli anni Fonderia 20.9 ha consolidato un vero e proprio polo di produzione, capace di seguire stampa, incorniciatura, progettazione dell’allestimento e installazione. Sono proprio queste competenze a permettere allo spazio di stringere collaborazioni che oltrepassano Verona, come dimostrano le relazioni con PhMuseum a Bologna e con Triennale Milano per le mostre legate a «Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri». In un sistema non profit in cui spesso il rapporto con l'artista coincide con la durata di una mostra, Fonderia 20.9 prova dunque a estenderlo nel tempo, configurandosi come una base operativa da cui far nascere, circolare e trasformare la fotografia contemporanea.
Fonderia 20.9
via Venti Settembre 67/A, 37129 Verona
Collettivo Macadame, Verona
Collettivo • Macadame
Michele Farina (Villafranca di Verona, 1995) racconta la nascita di Collettivo Macadame a partire da una deviazione nella propria biografia.
Dopo gli studi e un avvio di carriera come car designer, si accorge che, in quel settore, lo spazio riservato alla creatività è più limitato di quanto immaginasse e che i valori dell’industria automobilistica sono distanti dai propri. Prende allora un’aspettativa, lascia la Germania, dove nel frattempo si era trasferito, e torna in Italia per iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Verona. Al termine di quell’anno decide di proseguire gli studi e, soprattutto, di sperimentare una pratica condivisa con altri artisti provenienti dall’Accademia, ai quali si unisce in seguito il curatore Daniele Bergamaschi (Desenzano del Garda, 2001). Nasce così, nell’estate del 2023, Collettivo Macadame: una struttura orizzontale e non gerarchica, composta oggi da una decina di persone. Crisi climatica, rapporto tra natura e tecnologia, accessibilità culturale e costruzione di comunità sono alcuni dei temi attorno ai quali si sviluppano le iniziative di Macadame, che si configurano come residenze, interventi nel paesaggio, mostre itineranti, laboratori. Centrale è l’idea di evento, che viene considerato un dispositivo capace di mettere in relazione artisti, abitanti, associazioni e amministrazioni locali, coinvolgendo nuovi pubblici. Quest’autunno Macadame affronta un passaggio decisivo: dopo tre anni di progetti nomadi, troverà, per alcuni mesi, una sede all’interno del Centro Culturale 6 Maggio 1848. Qui aprirà Spazio Orbita, inaugurando il programma con una personale di Cristina Marin (Moldavia, 2002), parte del collettivo. Sarà un banco di prova: la possibilità di mettere radici senza rinunciare alla vocazione itinerante e di verificare se le relazioni costruite nei territori possano trasformarsi in una comunità stabile.
Collettivo Macadame
via Mantovana 66, 37137 Verona
Marta Cereda
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Una città in contatto con presente, passato e futuro, che oggi più che mai costituisce un focolaio di attività, spazi e persone che sanno raccogliere l’energia creativa attorno a sé e rielaborarla in nuove forme generative
Sviluppare pratiche artistiche in relazione a un ambiente senza riprodurre modalità di sfruttamento o strumentalizzazione. Questo è il cuore dei nuovi progetti di arte e formazione collettiva che avvengono proprio in Italia, in luoghi dove la collaborazione è parte integrante di un processo culturale rigenerativo
In questa condizione diventano particolarmente visibili pratiche fondate su prossimità, cooperazione e costruzione di comunità artistiche distribuite tra lingue e geografie differenti, trasformando la frontiera in uno spazio di produzione culturale
Dal disegno alla pittura, dall’incisione alla fotografia, dal video alla scultura, il progetto presenta alcuni cicli di opere che proseguono senza soluzione di continuità



