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Marta Cereda
Leggi i suoi articoliLunigiana e Maremma occupano due estremi della Toscana e possono raccontare modi diversi di intendere il rapporto tra arte contemporanea e territorio. La prima è una terra di confine attraversata da strade importanti, come la Via Francigena, vallate e piccoli comuni. La seconda è un paesaggio trasformato dalle bonifiche e ancora oggi caratterizzato da una forte relazione con la ruralità. Abbiamo scelto, per questo appuntamento assolato di «Spazi&Satelliti», rubrica dedicata ai luoghi non convenzionali e alle realtà in cui il contemporaneo prende forma, di approfondire due esperienze molto diverse. Hypermaremma invita a esplorare la provincia di Grosseto, disseminando, in vari comuni della zona, opere temporanee e permanenti. Provinciale11 lavora, invece, sulla convivenza e sulla ricerca condivisa. Accomuna queste due esperienze il fatto che il territorio sia la condizione che dà forma al progetto: entrambe dimostrano come sia possibile ridefinire la geografia dell’arte contemporanea ben oltre i suoi centri più consolidati.
Festival e arte pubblica • Hypermaremma
Il momento migliore è il crepuscolo. Alla fine di una giornata di sabbia o di borghi, la strada attraversa lenta la laguna. Da un lato c’è la ferrovia, dall’altro l’oasi Wwf del Lago di Burano. Si rallenta, si strizzano gli occhi, si cerca di decifrare quella scritta che sembra la resa plastica di un pensiero. «Spazio Amato», si legge contro il cielo. Le parole sono di Massimo Uberti (Brescia, 1966-2024), il merito, insieme all’artista, di Hypermaremma, associazione fondata nel 2019 da Matteo d’Aloja, Giorgio Galotti e Carlo Pratis, con l’obiettivo di creare una relazione tra il territorio della Maremma, così integro e astorico, e l’arte contemporanea. Così, ogni anno Hypermaremma invita artisti nazionali e internazionali a produrre un’opera, che può essere permanente o temporanea, e che è un’occasione per scoprire questa terra, le sue spiagge, le dune, i campi, i vigneti. Non ci sono orari di apertura, il pubblico può esplorare il territorio, facendosi aiutare da un navigatore e dalle coordinate geografiche se si vuole andare sul sicuro, e accedere di giorno o di notte, senza nessun vincolo e con la sola condizione di lasciarsi sorprendere dalla meraviglia. È quello che accade, per esempio, quando, tra le mucche al pascolo nelle Terre di Sacra, appare un fontanile di piastrelle di ceramica invetriata dal giallo luminoso e abbagliante, lungo oltre 15 metri, opera di Giuseppe Ducrot (Roma, 1966) o quando si staglia sopra una bassa collina il profilo in metallo del parco giochi filosofico di Francesco Arena (Torre Santa Susanna, Br, 1978). La sua «Dodicesima altalena» è un arrivo recente, nel comune di Capalbio Scalo dal 2025, e chiede di essere agita, chiama il movimento come strumento di attivazione dell’immaginazione che porta a un cambiamento di punto di vista, a un nuovo paesaggio, a un altro orizzonte. E poi, più vicino all’acqua, «tra cespugli d’elicriso, baccherone, resti archeologici e gigli marini», sulla spiaggia prima di Ansedonia (nel mese di luglio), poi di Talamone (ad agosto), la novità è una casetta a righe, che ricorda una di quelle cabine progettate da Aldo Rossi o disegnate da Carlo Carrà. Ha una bandiera bianca, fuori, è casa, rifugio, protezione, guscio. È un dispositivo ideato da Luca Bertolo (Milano, 1968) per osservare senza essere visti, pur dichiarando la propria presenza. Al suo interno, infatti, è celato un cannocchiale, che punta sempre dritto, verso il mare, verso quella linea che si sposta ogni volta che proviamo ad avvicinarci. Il fatto che abbia le ruote lascia intendere che «Osservatorio M1» sia temporaneo e un poco spiace non possa diventare punto di riferimento a cui tornare ogni anno. Rimarrà allora un ricordo. Del resto, è anche questo che Hypermaremma costruisce anno dopo anno: luoghi a cui si ritorna, paesaggi che cambiano significato e che diventano uno «Spazio Amato».
Hypermaremma
Vari comuni in provincia di Grosseto
Uno scatto da Raccolti 2025
Collettivo e residenza • Provinciale11
Sono artisti, sono curatori, sono ricercatori. Sono amici. Abitano in tutta Europa, qualcuno in Italia, qualcuno in Danimarca, qualcuno a Cipro, ma si ritrovano ogni estate, in campagna, in Lunigiana, territorio suddiviso tra Liguria e Toscana. Siamo in Toscana, qui, a Mulazzo, un comune di meno di 3mila abitanti in provincia di Massa Carrara, in una grande casa dai muri antichi che prima è stata convento, poi rifugio, durante la Seconda guerra mondiale, e ora vede sul citofono i cognomi Vettese-Donati, che suonano familiari a chi di arte contemporanea si occupa. È la casa di Angela Vettese, critica, docente, curatrice, e, da qualche tempo, è la base di Provinciale11, collettivo interdisciplinare che prende nome dalla strada che attraversa la Lunigiana e che vuole mantenere una postura legata alla decentralizzazione. Lo compongono nove persone: Alberte Agerskov (Skive, Danimarca, 1993), Arnold Braho (Elbasan, Albania, 1993), Emanuele Caprioli (Milano, 1993), Oliviero Fiorenzi (Osimo, An, 1992), Maddalena Iodice (Ravenna, 1992), Carolina Merlo (Milano, 1991), Ludovico Orombelli (Como, 1996), Paola Shiamtani (Limassol, Cipro, 1996) e Giuditta Vettese (Milano, 1994), che dalle prime occasioni di ritrovo estivo hanno scelto di formalizzare la loro esistenza come associazione culturale per interrogarsi sulle modalità con cui sviluppare ricerche artistiche individuali e collettive in terre distanti dalla propria. Dal 2022 organizzano annualmente una residenza artistica su invito, intitolata «Raccolti», per portare artisti nazionali e internazionali a confrontarsi con il territorio e le comunità locali, cercando di includere in queste occasioni momenti di restituzione: letture pubbliche, simposi, mostre e incontri con altre discipline, dalla filosofia alla teologia, dall’antropologia alla biologia. Progressivamente il progetto si è strutturato anche dal punto di vista teorico, con un focus dichiarato sulla ruralità, con un approccio volutamente lento e con una dinamica di scambio che nasce dal modo in cui si coabita lo spazio, ma si sviluppa anche nel modo in cui si condividono i saperi.
«Quando si appartiene a un territorio, a una terra, a un suolo? In che modo le pratiche artistiche possono emergere in relazione a un ambiente senza riprodurre modalità di coinvolgimento estrattive o strumentali?» Dal tentativo di rispondere a queste domande è nata nel 2026 «Accademia Provinciale», un programma di sei mesi tra residenza, scuola informale e forma di coabitazione temporanea. A partire da agosto, dieci partecipanti (otto artisti e due curatori under 35) vivranno tra Mulazzo e Fivizzano, separati da circa un’ora di strada, condividendo una quotidianità fatta di studio, seminari, derive territoriali e momenti pubblici. Le lezioni, le proiezioni all’aperto e gli incontri saranno aperti al pubblico, mentre una biblioteca in progress raccoglierà testi, appunti e bibliografie condivise durante i mesi della residenza. Più che costruire un modello pedagogico alternativo, Provinciale11 sembra voler verificare che cosa accade quando il tempo della produzione rallenta e la ricerca artistica si misura con la durata, con la marginalità geografica, con la necessità di instaurare relazioni non immediate con un luogo e con chi lo abita.
Provinciale11
Mulazzo e Fivizzano (Ms)
Marta Cereda
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