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Marta Cereda
Leggi i suoi articoliLa scena artistica torinese è sempre molto attiva e vivace, alimentata da realtà indipendenti che affiancano musei, fondazioni e gallerie, costruendo occasioni di ricerca, produzione e incontro. Il periodo di Torino Art Week e Artissima (30 ottobre-1 novembre) rende particolarmente visibile questa trama, con un’offerta di mostre e appuntamenti che invita a muoversi tra quartieri, luoghi e programmi differenti. Per orientarci, in questo appuntamento di «Spazi&Satelliti», ci siamo fatti guidare da Matteo Mottin, curatore e cofondatore, insieme a Ramona Ponzini, di Treti Galaxie, progetto senza una sede fissa che individua di volta in volta gli ambienti più adatti alle idee degli artisti.
Il nostro racconto si concentra su due realtà consolidate del panorama indipendente torinese: due approfondimenti per entrare in una scena la cui ricchezza richiede inevitabilmente di scegliere un percorso. Ne fanno parte anche Almanac, che sostiene la ricerca di artisti emergenti attraverso mostre, residenze e attività educative, favorendo lo scambio tra pratiche internazionali e pubblico locale, e Associazione Barriera, nata per iniziativa di un gruppo di collezionisti, che ha trasformato un ex edificio industriale in un luogo di esposizione, produzione e incontro. Più recente è Chiaromonte, piattaforma editoriale che ha aperto uno spazio in via Barbaroux, in pieno centro storico, dando una dimensione espositiva alle conversazioni e alle ricerche sviluppate online. A questa geografia, composta da una moltitudine di spazi, contribuisce anche Arteco, che intreccia curatela, ricerca sul patrimonio ed educazione. Un aspetto particolarmente interessante del suo lavoro riguarda la formazione e il coordinamento dei mediatori culturali, in collaborazione con archivi e istituzioni. È un contributo significativo alla vita artistica della città, perché interviene sulla relazione tra opere, luoghi e pubblici, riconoscendo nella mediazione una pratica che richiede competenze, continuità e progettazione.
Artist Run Space • Mucho Mas!
Doveva essere soprattutto il loro studio. Quando, all’inizio del 2018, Luca Vianello (Alba, 1990) e Silvia Mangosio (Moncalieri, 1988) hanno trovato uno spazio in corso Brescia, immaginavano di usarlo per lavorare come fotografi e organizzare qualche mostra. Invece, la seconda attività ha preso il sopravvento: Mucho Mas! è diventato uno spazio espositivo e un progetto curatoriale dedicato alla fotografia sperimentale e all’immagine contemporanea. Il luogo era già stato lo studio di un artista che conoscevano: il primo annuncio, una visita, un contratto firmato nel giro di una settimana. Intorno, tra Aurora e Barriera di Milano, il quartiere è cambiato. Vianello e Mangosio hanno osservato l’arrivo di uffici e locali, la trasformazione di una zona percepita come distante, pur trovandosi a una ventina di minuti a piedi dal centro. Oggi qui abitano, lavorano e incontrano altre realtà con cui condividono progetti. Con Cripta747 e Almanac, per esempio, organizzano «New Gen», percorso formativo per giovani artisti che si conclude con una mostra da Almanac.
La sede di Mucho Mas! è una stanza sola, da riconfigurare a ogni allestimento. La scelta dei progetti parte da una domanda concreta: che cosa vorrebbero vedere a Torino? Il lavoro con gli artisti prosegue per mesi, dalla selezione e dall’editing alla produzione e alla costruzione della mostra. L’assenza di un’attività commerciale permette di sviluppare proposte senza preoccuparsi della loro vendibilità; la possibilità di realizzarle dipende però dai finanziamenti pubblici e privati, ottenuti attraverso bandi. È qui che la continuità si fa più impegnativa, ma la crescita dei progetti e il coinvolgimento nel lavoro alimentano ancora la motivazione. Durante Torino Art Week, nello spazio sarà visitabile «Battle Royale» di Federica Sasso (Vicenza, 1992). Tra fotografie di grande formato e un ambiente immersivo, il progetto indaga il rapporto tra corpo, avatar e autorappresentazione, attraversando il desiderio di essere visti e la vulnerabilità dell’esposizione digitale. Cambiano le mostre e gli allestimenti, ma resta quella domanda: che cosa vorrebbero vedere a Torino? Vianello e Mangosio continuano a cercare risposte invitando altri artisti nella stanza che avevano immaginato soprattutto per sé e che è diventata uno spazio da ripensare insieme ad altri. «Per fortuna ci piace ancora e ci diverte», raccontano. Dopo quasi 9 anni, è la ragione più importante per esserci ancora.
Mucho Mas!
Corso Brescia 89, Torino
Cripta747 «Song of the moon and the flower», Antonina Nowacka, 2026. Ph. Andrea Romeo
Centro culturale • Cripta747
Quanto può cambiare uno spazio senza diventare un’altra cosa? Dal 2008, Cripta747 ha traslocato più volte, modificando a ogni passaggio il proprio assetto, le attività e il modo di accogliere artisti e pubblico. È anche così che si dura nel tempo:lasciando che un progetto possa cambiare forma, senza chiedergli di assomigliare per sempre alla sua prima versione. Oggi gli indirizzi sono due. In via Catania, zona Borgo Rossini nel quartiere Aurora, c’è un’ex officina di 25 metri quadrati, con due vetrine su strada; in via Giolitti, in pieno centro, un ex club di 150 metri quadrati. Nel primo si lavora, si sviluppano ricerche, si allestiscono mostre. Nel secondo prendono spazio soprattutto voci, suoni, corpi. L’architettura orienta le possibilità: una stanza raccolta e un ambiente che può ospitare performance e incontri suggeriscono programmi e durate differenti. A dirigere Cripta747 è Elisa Troiano (Piombino, 1985), affiancata attualmente da Alexandro Tripodi (Torino, 1983) e Camilla Zennaro (Chioggia, 1996) nello sviluppo dei progetti. A tenere insieme le trasformazioni è una vocazione rimasta costante: lavorare vicino agli artisti, accompagnare la produzione, condividere strumenti e competenze. E concedere tempo. Tempo per provare, per ripensare, per conoscersi; anche per lasciare che una collaborazione continui oltre la sua prima occasione, perché l’obiettivo è costruire relazioni, anche rallentando. La sede di via Giolitti, ottenuta attraverso un bando comunale e aperta nel 2025, ha ampliato l’attenzione alle pratiche «site specific» e a una programmazione sempre più dematerializzata. Anche la piazza su cui il centro si affaccia entra nelle scelte, con le esigenze differenti delle persone che la attraversano o la abitano.
Le residenze sono una componente centrale del progetto. Dal 2017, il Cripta747 Residency Programme offre borse di ricerca per vivere e lavorare a Torino, sviluppare nuove produzioni ed entrare in relazione con l’ambiente culturale cittadino. Quest’anno, alla 10ma edizione, ospita Drama Dehor, collettivo che lavora sull’archiviazione e sulla rielaborazione di oggetti, suoni e parole. Dopo il cortometraggio «don’t stress me, i’m not the sun», presentato insieme a un’installazione e a una pantomima, il gruppo sta sperimentando nel teatro di figura. Come in altre occasioni, anche in questo caso Cripta747 sarà la miccia di una produzione: mette a disposizione spazi, tempo e strumenti perché un lavoro possa prendere avvio, anche quando non è ancora chiaro dove porterà. E, nel seguirlo, trova ragioni per cambiare a sua volta.
Cripta747
Via Catania 15F e via Giolitti 32C, Torino
Marta Cereda
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