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Redazione
Leggi i suoi articoli«Letizia Battaglia. L’opera 1970-2020»
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Fino al 7 febbraio 2027
Oltre duecento fotografie ripercorrono cinquant’anni di attività di Letizia Battaglia, figura centrale della fotografia italiana e testimone delle trasformazioni della società, con particolare attenzione alla storia di Palermo e della Sicilia. Curata da Walter Guadagnini e coprodotta da CAMERA e Jeu de Paume, in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia, la mostra ricostruisce l’ampiezza di una ricerca che ha attraversato la cronaca, il ritratto e la documentazione della vita quotidiana. Le immagini dedicate alla mafia costituiscono una parte fondamentale del percorso, ma non ne esauriscono il significato. Battaglia ha fotografato bambini, donne, feste popolari, quartieri e persone ai margini della società, restituendo dignità a esistenze spesso trascurate dal racconto pubblico. Palermo emerge come un luogo complesso, segnato tanto dalla violenza e dalle disuguaglianze, quanto dalla bellezza, dall’affetto e dalla vitalità dei suoi abitanti. La mostra comprende materiali provenienti da 22 riviste con cui la fotografa collaborò e un documentario dedicato alla sua vicenda umana e professionale. Ne risulta il ritratto di un’autrice per la quale fotografare ha significato assumere una posizione civile e interrogare, attraverso le immagini, la responsabilità dello sguardo.
«Carol Rama: Capitolo 1. Dorina e gli altri»
CASTELLO DI RIVOLI
Dal 28 ottobre 2026 fino al 14 febbraio 2027
Il Castello inaugura inoltre un progetto pluriennale dedicato a Carol Rama, con una sala monografica destinata a trasformarsi nel tempo. Curata da Marcella Beccaria in collaborazione con l’Archivio Carol Rama, la prima sezione riunisce undici opere e mette in relazione gli acquerelli degli esordi con le sperimentazioni astratte e materiche degli anni Settanta. Il percorso evidenzia la libertà espressiva di un’artista che ha attraversato linguaggi differenti senza rinunciare alla radicalità della propria ricerca.
«Giulio Paolini di due atti»
CASTELLO DI RIVOLI
Dal 29 ottobre fino al 4 aprile 2027
Il progetto dedicato a Giulio Paolini, curato da Marcella Beccaria e Andrea Vigliani, presenta le installazioni «Contemplatio enim» e «In esilio», insieme a un nucleo di otto opere appartenute a Gino Vigliani e promesse in dono al museo e alla GAM. Il percorso apre una riflessione sul rapporto tra opera, collezionismo e istituzione, mettendo in relazione la ricerca dell’artista con la storia delle opere e delle persone che le hanno raccolte.
«Giorgio Griffa – Zhang Enli»
FONDAZIONE GIORGIO GRIFFA
Fino al 28 gennaio 2027
La Fondazione Giorgio Griffa mette a confronto due ricerche pittoriche appartenenti a generazioni e contesti culturali differenti, accomunate dall’attenzione al processo e alla capacità della pittura di trasformarsi nel tempo. Giorgio Griffa, protagonista della ricerca pittorica italiana del secondo Novecento, ha costruito il proprio linguaggio attraverso segni essenziali, campiture e sequenze che mantengono visibile il rapporto tra gesto, superficie e materia. Zhang Enli, artista cinese noto per una pittura che attraversa oggetti quotidiani, ambienti e forme organiche, indaga invece il modo in cui la realtà si presenta e si modifica attraverso l’osservazione. Il dialogo tra i due autori permette di accostare modalità differenti di affrontare il quadro, mettendo in evidenza il valore della traccia, della ripetizione e dell’imprevisto. In entrambe le ricerche, il risultato nasce da decisioni, tempi di esecuzione e risposte del materiale che non possono essere interamente programmati. La superficie dipinta diventa così un campo di relazioni, nel quale il gesto registra un incontro con il mondo e con le possibilità del linguaggio pittorico. In occasione della settimana delle arti contemporanee sono previste aperture straordinarie dal 27 ottobre al 1° novembre.
«Marisa Merz – La danza delle ore»
FONDAZIONE MERZ | CASTELLO DI RIVOLI | GAM
Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027
Il centenario della nascita di Marisa Merz, nata a Torino nel 1926, è al centro di un progetto espositivo che coinvolge tre istituzioni: Fondazione Merz, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea. La mostra si articola in tre capitoli, affidati a gruppi curatoriali distinti, per restituire la complessità di una ricerca che ha attraversato scultura, disegno, pittura, video e installazione. Tra le protagoniste dell’Arte Povera, Merz ha sviluppato un percorso autonomo, legato alla sperimentazione sui materiali e a una concezione del lavoro artistico capace di attraversare liberamente le distinzioni tra arte e vita. Il suo lavoro non procede secondo una successione rigida di fasi, ma attraverso trasformazioni e ritorni. La dimensione domestica, i gesti quotidiani e la relazione con lo spazio diventano elementi della ricerca, senza esaurirne la portata poetica e formale. La mostra diffusa permette di osservare aspetti diversi di questa pratica, seguendo le relazioni tra materia, tempo e ambiente. Alla Fondazione Merz il progetto entra in dialogo con la storia dell’artista e con il luogo che ne custodisce l’eredità, contribuendo a un ritratto corale che attraversa opere e periodi differenti.
«Andrea Bowers. La Ragnatela» | «Nan Goldin. The Ballad of Sexual Dependency» | «Joseph Yaeger. Point of Return» | «Aziza Kadyri. Choreography of the Latent» | «Louis Morlæ. ...Pop.!Crash/(LOON)»
FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO
Cinque mostre indagano alcune questioni centrali della contemporaneità attraverso linguaggi e generazioni differenti: le lotte sociali e femministe, la memoria personale, il rapporto tra immagine e realtà, le identità culturali e le trasformazioni tecnologiche. Andrea Bowers ricostruisce la storia del movimento ecofemminista e delle lotte per il disarmo nucleare, concentrandosi sull’esperienza del Campo delle donne di Comiso, nato in Sicilia nel 1983. Nan Goldin presenta le 126 fotografie di «The Ballad of Sexual Dependency», realizzate tra il 1973 e il 1986: un diario visivo intimo che nel tempo si è trasformato in una testimonianza collettiva sulle relazioni, il genere e i rapporti di potere. In «Point of Return», Joseph Yaeger rielabora fotogrammi cinematografici attraverso la pittura ad acquerello, facendo delle crepe che si formano sulla superficie una componente essenziale dell’opera. Aziza Kadyri combina tessitura, ricamo, intelligenza artificiale e motion tracking per ricostruire una coreografia immaginaria legata alla storia della nonna e al suo sogno, mai realizzato, di diventare danzatrice tradizionale uzbeka. Louis Morlæ, vincitore del premio illy Present Future 2025, esplora invece il rapporto tra presente e futuro attraverso sculture, video e strumenti digitali, costruendo un immaginario fantascientifico che riflette sulle promesse e sulle contraddizioni della tecnologia. Le mostre di Bowers, Goldin, Yaeger e Kadyri sono visitabili fino al 28 marzo 2027; quella di Morlæ fino all’11 gennaio 2027.
«Luca Campigotto. Wandering Europe»
GALLERIE D’ITALIA - TORINO
Fino al 7 febbraio 2027
Curata da Walter Guadagnini nell’ambito del progetto «La Grande Fotografia Italiana», coordinato da Roberto Koch, la mostra riunisce oltre sessanta immagini realizzate da Luca Campigotto su committenza di Intesa Sanpaolo. Il fotografo attraversa l’Europa da est a ovest e da nord a sud, dai territori tra Turchia, Armenia e Georgia alle coste atlantiche del Portogallo e della Francia, dalle isole Svalbard a Lampedusa e alle pendici dell’Etna. Il viaggio non segue una geografia convenzionale. Paesaggi, architetture e tracce della storia restituiscono un continente composto da identità differenti, nel quale le testimonianze del passato convivono con le trasformazioni del presente e con le ferite della storia recente. Campigotto costruisce immagini di grande impatto visivo, ma la spettacolarità del paesaggio non esaurisce il senso del lavoro: ogni fotografia mette in relazione la dimensione fisica dei luoghi con la loro stratificazione culturale e politica. «Wandering Europe» propone così un ritratto plurale di un continente che non può essere ricondotto a un’unica definizione.
«L’intruso. Giuseppe Caccavale. Nell’oltretempo»
GAM
Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027
La mostra presenta la ricerca di Giuseppe Caccavale, artista che lavora sul rapporto tra immagini differenti, facendo emergere legami tra tradizioni visive, pensiero e percezione contemporanea. La figura dell’intruso introduce invece il tema di una presenza che modifica l’ordine dello spazio e interrompe abitudini consolidate di lettura. La pratica di Caccavale si distingue per l’attenzione al gesto manuale e per l’impiego del disegno come strumento di conoscenza, capace di attraversare architettura, letteratura e storia dell’arte. La superficie diventa un luogo di sedimentazione, nel quale segni e immagini si accumulano e costruiscono una narrazione. L’inserimento di questa ricerca negli spazi della GAM permette di confrontarla con la storia delle forme e con le trasformazioni del linguaggio artistico.
Luci d’Artista - 29ª edizione
SEDI VARIE OPEN AIR
Dal 23 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027
Durante la Torino Art Week anche le strade e le piazze diventano luoghi di esposizione. Giunta alla ventinovesima edizione, Luci d’Artista trasforma Torino in un museo a cielo aperto attraverso installazioni luminose realizzate da artisti italiani e internazionali. Nata nel 1998 come progetto legato alle luminarie natalizie, la rassegna si è progressivamente affermata come una collezione pubblica dedicata all’arte contemporanea, accessibile gratuitamente nello spazio urbano. Le opere non si limitano a decorare la città: intervengono sulla percezione dell’architettura, modificano il rapporto tra luce e buio e portano il linguaggio artistico fuori dai circuiti museali. Tra gli artisti presenti nell’edizione 2026 figurano Andreas Angelidakis, Giovanni Anselmo, Valerio Berruti, Daniel Buren, Chiara Camoni, Tracey Emin, Flavio Favelli, Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Jeppe Hein, Rebecca Horn e Alfredo Jaar. La distribuzione delle installazioni invita a costruire un itinerario personale, nel quale la fruizione dell’opera si intreccia con il movimento quotidiano attraverso la città.
«Song Dong. Soul Out»
MAO
Fino al 27 giugno 2027
Il progetto dedicato a Song Dong porta al MAO una ricerca che si sviluppa attraverso oggetti quotidiani, materiali recuperati e installazioni capaci di intrecciare memoria personale e trasformazioni sociali. L’artista cinese, nato a Pechino nel 1966, è noto per un lavoro che osserva le relazioni tra individuo, famiglia, consumo e cambiamento economico, spesso partendo da elementi apparentemente privi di valore. Gli oggetti utilizzati nelle sue opere conservano tracce di esperienze precedenti e diventano strumenti per interrogare il modo in cui le persone costruiscono la propria identità attraverso ciò che possiedono e custodiscono. Il recupero e la ricomposizione dei materiali permettono di riflettere sul rapporto tra perdita e conservazione, trasformazione e continuità, sullo sfondo dei cambiamenti che hanno attraversato la società cinese negli ultimi decenni. Il dialogo con il museo accosta la ricerca contemporanea alle collezioni storiche e mette in relazione diverse concezioni del patrimonio, della memoria e del valore culturale degli oggetti.
«Gerald Laing. Full Speed»
MAUTO
Dal 28 ottobre 2026 al 7 marzo 2027
La mostra è dedicata a Gerald Laing (1936-2011), artista britannico associato alla Pop Art, che ha indagato il rapporto tra immagini della cultura di massa, velocità e società contemporanea. La sua ricerca si è sviluppata tra pittura e scultura, utilizzando soggetti provenienti dall’universo dei media, dello sport e dell’automobilismo. La velocità costituisce un riferimento significativo per leggere un immaginario nel quale movimento, competizione e tecnologia acquistano una forte presenza visiva. L’automobile, oltre a essere un mezzo di trasporto, diventa un simbolo della modernità industriale e della trasformazione dei comportamenti collettivi. Nel contesto del MAUTO, le opere permettono di osservare come la cultura automobilistica abbia influenzato anche il linguaggio artistico, contribuendo alla diffusione di immagini riconoscibili ben oltre il mondo dei motori. La Pop Art ha infatti portato nell’arte soggetti legati alla pubblicità, ai prodotti industriali e allo spettacolo, mettendo in discussione la separazione tra cultura alta e cultura popolare.
«Giovanni Termini. La forma del non detto»
FONDAZIONE INES ED ETTORE FICO
Fino al 31 gennaio 2027
Il progetto di Giovanni Termini segna una nuova fase per il Museo Ettore Fico, che ha avviato l’attività espositiva in uno spazio diverso dalla sede storica. Curata da Andrea Busto, la mostra riunisce tre installazioni – «Saturnia», «Grata» e «Starter» – nelle quali oggetti e strutture comuni vengono sottratti alla loro funzione abituale e ricomposti in situazioni ambigue. Termini lavora con materiali e forme riconoscibili: tavoli, griglie, cavalletti, neon e plafoniere diventano elementi di composizioni che oscillano tra equilibrio e tensione, ordine e disorientamento. In «Saturnia», una struttura simile a un tavolo accoglie una cena per dodici persone, con piatti disposti a coppie come se dovessero ancora conservare il tepore del cibo. In «Grata», ferro e legno si sovrappongono in un rapporto che suggerisce insieme attrazione e costrizione. «Starter» presenta invece elementi luminosi collocati nello spazio vuoto, trasformati in presenze quasi organiche. Il titolo allude a ciò che rimane fuori dalla spiegazione immediata. Le opere mantengono la riconoscibilità dei materiali, ma ne alterano i rapporti e le aspettative, lasciando emergere significati che non si esauriscono nella prima osservazione.
«Still Image. Fotografie di Jessica Lange»
MUSEI REALI
Fino al 7 febbraio 2027
Oltre duecento fotografie raccontano quasi trent’anni della ricerca visiva di Jessica Lange, attrice statunitense che ha affiancato alla carriera cinematografica un’attività fotografica autonoma. Curata da Anne Morin e allestita nelle Sale Chiablese dei Musei Reali, la mostra presenta una selezione di opere in gran parte inedite in Italia. Il percorso si concentra soprattutto sulle fotografie realizzate dalla fine degli anni Novanta, nelle quali l’autrice osserva persone, paesaggi e frammenti della vita quotidiana con uno sguardo attento alle atmosfere e alle presenze marginali. Le immagini non seguono necessariamente una narrazione lineare: costruiscono piuttosto un insieme di situazioni, incontri e sensazioni che restituiscono il ritmo dell’esperienza. Tra i nuclei centrali figura il lavoro dedicato alla Highway 61, la strada che attraversa gli Stati Uniti dal Minnesota, terra natale di Lange, fino a New Orleans. Il viaggio diventa un modo per osservare il territorio americano, le sue contraddizioni e le tracce lasciate dalle persone che lo abitano. Il titolo «Still Image» richiama la fotografia come immagine immobile, capace tuttavia di trattenere il movimento del tempo e la complessità di un istante.
«The Quantum Effect»
OGR
Dal 31 ottobre 2026 al 25 febbraio 2027
Curata da Daniel Birnbaum e Jacqui Davies, la mostra nasce dalla collaborazione tra OGR Torino e SMAC Venice e indaga l’influenza della fisica quantistica sulla cultura visiva contemporanea. La teoria quantistica ha modificato profondamente il modo in cui la scienza descrive la materia e interpreta fenomeni che sfuggono all’esperienza quotidiana. Concetti come sovrapposizione ed entanglement hanno inoltre oltrepassato i confini della ricerca scientifica, entrando nel linguaggio del cinema, della cultura popolare e delle arti.
Il progetto esplora questa circolazione di idee, mostrando come le scoperte scientifiche possano generare immagini, metafore e nuove possibilità narrative. Il confronto tra arte e scienza non si limita alla traduzione visiva di concetti complessi, ma riguarda anche il modo in cui cambia la nostra percezione della realtà. Per la tappa torinese è stato progettato un nuovo allestimento site-specific negli spazi del Binario 1, pensato per adattare il progetto alla struttura industriale delle OGR.
«Alberto Savinio. Souvenir»
PINACOTECA AGNELLI
Dal 30 ottobre 2026 al 4 aprile 2027
La Pinacoteca Agnelli dedica una mostra ad Alberto Savinio (1891-1952), artista, scrittore, compositore e intellettuale che ha attraversato alcuni dei principali movimenti della cultura europea del Novecento. Fratello di Giorgio de Chirico, Savinio ha sviluppato un linguaggio autonomo, caratterizzato dall’incontro tra mito, ironia, memoria e metamorfosi. Il percorso riunisce circa 75 dipinti e disegni, ripercorrendo l’evoluzione della sua ricerca pittorica dagli anni Venti ai primi anni Cinquanta. Tra i temi ricorrenti figurano il ricordo dell’infanzia greca, i ritratti familiari, le figure ibride tra uomo e animale, i giocattoli e i paesaggi trasformati in presenze antropomorfe. Le immagini mettono in discussione la stabilità delle categorie attraverso cui siamo abituati a leggere il mondo: gli oggetti assumono caratteri umani, i corpi si trasformano e gli elementi della realtà quotidiana vengono inseriti in situazioni inattese. La memoria diventa uno strumento di costruzione artistica, capace di sovrapporre esperienze personali, riferimenti culturali e invenzione fantastica. Il titolo Souvenir richiama proprio la dimensione del ricordo, inteso come materiale da rielaborare attraverso la pittura. La mostra restituisce la complessità di un autore che ha attraversato discipline diverse, mantenendo una costante attenzione ai rapporti tra immagine e parola, passato e presente.