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David Hockney, «Dancers with Audience and Orchestra, August 2025»

© David Hockney. Photo: Daniel Wallis. Courtesy of Annely Juda Fine Art and TEFAF

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David Hockney, «Dancers with Audience and Orchestra, August 2025»

© David Hockney. Photo: Daniel Wallis. Courtesy of Annely Juda Fine Art and TEFAF

Trionfo di rarità a TEFAF

Dalla nuova fatica di David Hockney alle visioni di Yayoi Kusama, passando per Giorgio de Chirico, Alexander Calder e Leonora Carrington: al Park Avenue Armory viene confermato lo status di fiera più sofisticata del mercato internazionale

Margherita Panaciciu

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Le sale monumentali del Park Avenue Armory tornano a trasformarsi in uno dei luoghi più sofisticati del sistema dell’arte internazionale con il ritorno di TEFAF New York, la fiera organizzata da The European Fine Art Foundation (TEFAF) (15-19 maggio). Ottantotto gallerie provenienti da quindici Paesi, distribuiti su quattro continenti, compongono un atlante del collezionismo contemporaneo dove convivono arte moderna e contemporanea, design storico, antichità, gioielli e scultura monumentale. L’edizione 2026 conferma l’identità di TEFAF come fiera museale per eccellenza non soltanto per la qualità delle opere esposte ma per la costruzione curatoriale degli stand, capaci di trasformare il mercato in esperienza estetica. Accanto agli allestimenti nella Drill Hall, il programma Creative Spaces dissemina opere monumentali lungo il percorso espositivo, mentre le storiche sale del primo e del secondo piano del Park Avenue Armory diventano ambienti immersivi dove architettura e opere dialogano con rara naturalezza.

A dominare l’apertura è  David Hockney con «Dancers with Audience and Orchestra, August 2025», presentato da Annely Juda Fine Art. Il dipinto, realizzato lo scorso agosto a Londra, nasce nel pieno della ritrovata energia creativa dell’artista britannico dopo la grande retrospettiva parigina alla Fondation Louis Vuitton. Teatro, danza e musica - passioni storiche di Hockney - diventano qui un vortice cromatico che richiama apertamente l’eredità di Henri Matisse e la sua «La Danse». L’artista, a quasi novant’anni, continua insomma a «reinventare la pittura».

François-Xavier Lalanne, «Canard». Courtesy of Paul Coulon e TEFAF

Il rapporto tra monumentalità e ironia attraversa invece il gigantesco «Canard» di François-Xavier Lalanne, presentato da Paul Coulon. L’anatra, animale domestico e quasi caricaturale, viene trasformata in una presenza monumentale in bronzo patinato. Lalanne gioca con la percezione e con la scala, ribaltando la gerarchia tradizionale della scultura animale: il soggetto quotidiano si fa icona aristocratica. Tra i momenti più storicamente significativi della fiera emerge «L’Estaque» di Georges Braque, presentato da Eykyn Maclean. Dipinto intorno al 1906 durante il soggiorno provenzale dell’artista, il lavoro testimonia il passaggio decisivo dal Fauvismo verso il Cubismo. La pennellata frammentata, l’intensità della luce mediterranea e l’eco di Paul Cézanne costruiscono un paesaggio che sembra già dissolvere la visione tradizionale dello spazio. Il contemporaneo più spettacolare arriva invece da Gagosian con «Bad Cherries (Princess)» di Kathleen Ryan. Le sue ciliegie monumentali in decomposizione, ricoperte da migliaia di pietre semipreziose e cristalli, trasformano la muffa in ornamento. Ryan lavora sul confine tra attrazione e repulsione. Il decadimento diventa seducente, quasi barocco, mentre la cultura dello scarto si converte in lusso scultoreo. C’è poi la metafisica senza tempo di Giorgio de Chirico, con «Piazza d’Italia con piedistallo vuoto», proposta da Tornabuoni Art. Le architetture immobili, il treno lontano, le ombre allungate e soprattutto il piedistallo privo di statua producono quella sensazione di sospensione assoluta che rese De Chirico uno dei grandi anticipatori del Surrealismo europeo. Il design storico trova uno dei suoi vertici nella rara console trapezoidale di Diego Giacometti, presentata da Galerie Jacques Lacoste. Commissionata da Hubert de Givenchy per la propria residenza privata, l’opera unisce eleganza lineare e simbologia poetica, con angeli scolpiti e un sole al tramonto che evocano un immaginario quasi mitologico. La pittura americana del secondo Novecento è rappresentata da un intenso «Figures in a Landscape #2» di Willem de Kooning, esposto da Pace Gallery. La superficie vibra di segni, cancellazioni e frammenti anatomici: de Kooning costruisce e distrugge simultaneamente l’immagine, trasformando il gesto pittorico in un processo archeologico.

 

 

Giorgio de Chirico, «Piazza d’Italia con piedistallo vuoto». Courtesy of Tornabuoni Art e TEFAF

Fra le riscoperte più raffinate della fiera spicca il grande arazzo di Sheila Hicks da Demish Danant. Figura pionieristica della fiber art, Hicks continua a ridefinire il rapporto tra tessile, pittura e architettura. Le sue trame cromatiche, morbide e geometriche insieme, sembrano trasformare la fibra in spazio. Di straordinaria eleganza è anche «Linear Construction in Space No. 4» di Naum Gabo, presentata da Osborn Samuel. L’opera, costruita con fili elastici e alluminio anodizzato, sembra sospendere il volume nello spazio, incarnando perfettamente l’utopia costruttivista di una scultura fatta di ritmo, tensione e movimento invisibile. Il minimalismo lirico di Robert Mangold trova invece forma in «Double Line Column 3», da Mignoni Gallery: una colonna pittorica dove linea e colore si mantengono distinti, quasi in un equilibrio meditativo che invita alla contemplazione lenta. Impossibile ignorare la presenza magnetica di Alexander Calder con Jerusalem Stabile (Intermediate Maquette), presentata da Edward Tyler Nahem Fine Art. La maquette in rosso brillante anticipa una monumentale commissione pubblica e sintetizza tutta la ricerca di Calder sul rapporto tra equilibrio, colore e dinamismo.

 

 

Courtesy of Hauser & Wirth. Photo: Annik Wetter e TEFAF

Uno dei dipinti più silenziosi - e forse più intensi -  della fiera è «Christiansborg» di Vilhelm Hammershøi, presentato da Hauser & Wirth. Le sue architetture vuote, immerse in una luce lattiginosa, sembrano trattenere il tempo. È una pittura che elimina la narrazione per lasciare spazio alla pura contemplazione quella del grande artista danese. La nuova figurazione americana trova invece una voce potente in Jenna Gribbon, rappresentata da Lévy Gorvy Dayan. Le sue scene intime, dedicate alla vita domestica e all’amore saffico, ribaltano il tradizionale rapporto tra osservatore e soggetto, trasformando il desiderio in uno spazio condiviso e non più voyeuristico. Sul versante del design, la rarissima credenza in alluminio di Jean Prouvé da Laffanour Galerie Downtown rappresenta uno dei pezzi più ambiti dell’intera fiera. Realizzata per uso familiare e mai concepita per il mercato, l’opera mostra il lato più intimo del grande maestro francese. Tra gli oggetti più spettacolari compare anche il monumentale lampadario Moorish Turtleback della Macklowe Gallery, capolavoro della Tiffany Glass and Decorating Company datato 1900: un’esplosione di vetro Favrile, bronzo e tessere piombate che trasforma l’illuminazione in architettura ornamentale. Di particolare rilievo anche la presenza dell’astrazione asiatica con Yoo Youngkuk, proposto da Gana Art. Le sue montagne geometriche immerse nel rosso intenso raccontano una modernità coreana ancora poco conosciuta in Occidente ma sempre più centrale nel mercato internazionale. Fra i lavori più concettuali emerge invece «Tower “June” and “July”» del duo Patrik Fredrikson e Ian Stallard da David Gill Gallery, superfici specchianti che trasformano il pubblico in parte integrante dell’opera. La sezione dedicata all’Outsider Art trova un momento di rara intensità nei pastelli visionari di Anna Zemánková, presentati da Gladstone Gallery. Le sue forme biomorfe sembrano organismi spirituali emersi da un inconscio vegetale.

 

 

Chandelier «Moorish Turtleback», 1900. Photo: Tony Virardi.Courtesy of Macklowe Gallery e TEFAF

Sul fronte italiano, spicca il décollage «Fatela in Brodo di Mimmo Rotella, da Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois. Manifesti strappati, pubblicità consumate e frammenti urbani diventano qui una riflessione critica sulla società dei consumi nell’Italia del boom economico. TEFAF 2026 dedica spazio anche alle arti africane con una rara figura reliquiaria Kota-Ndassa proveniente dal Gabon, presentata da Lucas Ratton. Il Surrealismo trova una protagonista assoluta in Leonora Carrington con El Gato, presentato da Leon Tovar Gallery. Visionaria, esoterica, profondamente femminile, Carrington continua oggi a essere una delle artiste più ricercate dal mercato internazionale. Di rara qualità anche «Three Nude Young Men» di Ernst Ludwig Kirchner, proposto da W&K - Wienerroither & Kohlbacher, esempio magistrale della fase tarda dell’artista tedesco, dove l’Espressionismo si dissolve in forme quasi astratte. La fotografia storica trova invece una presenza fondamentale nei ritratti di Seydou Keïta da Galerie Nathalie Obadia. Le sue immagini raccontano la modernizzazione di Bamako negli anni del tardo colonialismo attraverso pose, abiti e oggetti che diventano dichiarazioni identitarie. E ancora, il design del Novecento raggiunge uno dei suoi punti più alti con la celebre «Red Blue Chair» di Gerrit Thomas Rietveld, presentata da Friedman Brenda (più che una sedia, un manifesto tridimensionale del movimento De Stijl). Infine, l’energia ossessiva e cosmica di Yayoi Kusama domina la chiusura ideale della fiera con «Dots Obsession», 2004, da Van de Weghe. I suoi pois infiniti continuano a trasformare la ripetizione in esperienza psicologica e immersiva.

Kota-Ndassa, «Reliquary Figure», fine del XIX secolo. Photo: Vincent Girier Dufournier e Edouard Auffray. Courtesy of Lucas Ratton e TEFAF

Margherita Panaciciu, 15 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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