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Giorgio de Chirico, «Natura morta», 1943 (stima: 15mila - 20mila euro)

Courtesy of Il Ponte

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Giorgio de Chirico, «Natura morta», 1943 (stima: 15mila - 20mila euro)

Courtesy of Il Ponte

Da Albers a Morandi, il Novecento è protagonista sotto la Madonnina

Nel catalogo dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea della maison Il ponte svettano nomi come Medardo Rosso, Max Bill, Casorati, Schifano e Carla Accardi

Margherita Panaciciu

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È un catalogo costruito attorno alla qualità e alla rilevanza storico-critica quello che Il Ponte Casa d'Aste presenterà il 26 e 27 maggio a Palazzo Crivelli, a Milano, per l’asta di Arte Moderna e Contemporanea. «Le forme della modernità: tra avanguardie e visioni», titolo evocativo, sintetizza una vendita che attraversa le grandi stagioni del Novecento italiano e internazionale con opere capaci di intercettare il gusto di un collezionismo sempre orientato verso lavori rari e fortemente rappresentativi dei rispettivi percorsi artistici. A dominare il catalogo è il grande dialogo tra l’astrazione internazionale e i maestri italiani del secolo scorso. Il top lot della vendita è infatti «Study for Homage to the Square: Full Tenor» del 1959 di Josef Albers, proposto con una stima di 200-300mila euro. L’olio su masonite appartiene alla celebre serie che ha consacrato l’artista tedesco-americano come uno dei più rigorosi teorici del colore del XX secolo: una ricerca sull’interazione cromatica che continua a rappresentare un punto di riferimento per il mercato internazionale dell’astrazione storica.

Accanto ad Albers emerge uno dei nomi più solidi del Novecento italiano, Giorgio Morandi, presente con «Fiori» del 1946, stimato 100-150mila euro. Una composizione di dimensioni contenute ma di straordinaria intensità poetica, capace di condensare tutta la tensione silenziosa e meditativa della pittura morandiana, oggi sempre più contesa anche dai collezionisti stranieri. Tra i lavori di maggiore rilievo figura poi «Enfant juif» di Medardo Rosso, rara scultura in cera valutata 70-80mila euro. È una delle opere più significative dell’intera asta non solo per la rarità del medium ma per la sua capacità di rappresentare quella poetica della dissoluzione della forma che ha reso Rosso un precursore assoluto della scultura moderna. La materia sembra disfarsi sotto lo sguardo, sospesa tra presenza e sparizione, secondo una sensibilità che appare sorprendentemente contemporanea. Sempre nella fascia alta del catalogo si colloca «Konzentration gegen gelb» di Max Bill, grande olio geometrico stimato 70-90mila euro, testimonianza delle ricerche concrete e costruttive europee del dopoguerra. 

 

Medardo Rosso, «Enfant juif» (stima: 70mila - 80mila euro). Courtesy of Il Ponte

Mino Rosso, «Elementi in volo», 1927 (stima: 15mila - 25mila euro). Courtesy of Il Ponte

L’asta costruisce inoltre un percorso particolarmente articolato attraverso le avanguardie italiane. Il Futurismo è rappresentato da figure centrali come Fortunato Depero, Tullio Crali, Gino Severini e Umberto Boccioni, ma tra le opere più interessanti emerge «Elementi in volo» del 1927 di Mino Rosso, bronzo stimato 15-25mila euro e accompagnato da un pedigree espositivo di primo piano. Un lavoro che restituisce tutta la tensione dinamica e sperimentale del Futurismo torinese. Di forte interesse anche la sezione dedicata alla Metafisica e al Realismo magico. «Natura morta» del 1943 di Giorgio de Chirico, valutata 15-20mila euro, conferma la tenuta del mercato per la fase matura dell’artista, mentre «Fanciulla che dorme» di Felice Casorati, stimata 35-50mila euro, restituisce la dimensione più lirica e sospesa del maestro piemontese, tra rigore compositivo e introspezione psicologica. Nel secondo dopoguerra si apre invece un ampio capitolo dedicato all’Informale internazionale, con opere di Hans Hartung, Gérard Schneider, Serge Poliakoff e Paul Jenkins. In particolare T1966-K13 di Hartung, stimato 15-20mila euro, rappresenta bene quella pittura gestuale e segnica che continua a esercitare una forte attrazione sul collezionismo europeo.

Tra gli artisti italiani del secondo Novecento spicca anche Bruno Munari con la sua  «Macchina Aritmica» del 1952, proposta a 30-40mila euro. Pezzo unico in ferro e meccanismo d’orologeria, l’opera sintetizza perfettamente la capacità dell’artista di trasformare il progetto in esperienza dinamica, collocandosi al confine tra arte, design e sperimentazione cinetica. Il catalogo guarda inoltre alle nuove generazioni di collezionisti attraverso artisti ormai pienamente storicizzati ma ancora dinamici sul mercato. È il caso di Mario Schifano, presente con «Dada Festival» del 1965, stimato 35-45mila euro, lavoro emblematico della stagione della Pop Art italiana, oppure di Carla Accardi con «Direzione veloce» del 2011, valutato 30-50mila euro, testimonianza della straordinaria continuità della sua ricerca segnica e cromatica. Completano il percorso opere di forte impatto plastico come «Nudo seduto» di Alberto Viani, stimato 20-30mila euro, la ceramica «Tybris bianco» di Igor Mitoraj e un raffinato nucleo di ceramiche policrome di Fausto Melotti, tra cui «Pesce» del 1955 circa, al confine tra arti decorative e scultura. 

Margherita Panaciciu, 13 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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