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Virtus Zallot
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Con messa in scena pubblica, plateale e scandalosa, Francesco si spogliò davanti al vescovo di Assisi e riconsegnò (materialmente e metaforicamente) al padre le ricche vesti che, fino ad allora, aveva esibito con spavalderia.
Immancabilmente raffigurato nei cicli francescani, l’episodio percorre il mutare dell’arte, anche ad osservare soltanto gli indumenti che Francesco leva e getta via. Nella Tavola Bardi (1245-50) in Santa Croce a Firenze, la veste azzurra e la camicia bianca galleggiano in aria, a garanzia di visibilità rigidi e distesi come fossero inamidati; negli esempi successivi, realisticamente si afflosciano o pendono dalle braccia del padre, per esempio nell’affresco di Giotto (1290-92) nella Basilica superiore di Assisi o nella tavola del Sassetta (1437-44) alla National Gallery di Londra.
L’episodio sancì un cambio esistenziale che fu rinascita, inaugurando una vita di santità. La rinuncia alle vesti segnò (e nell’arte visualizzò) infatti la scelta di farsi povero.
Insieme ai primi compagni, Francesco visse la povertà con letizia poiché, come ricordava Tommaso da Celano nella Vita prima (1229), «non possedevano nulla, non erano attaccati a nessuna cosa, e perciò niente temevano di perdere». Per la maggior parte dei francescani, tuttavia, la povertà integrale delle origini diventò ben presto inattuale e inattuabile. Il santo, invece, innamorato della sua bellezza, l’amò come si ama una sposa.
Giotto, «La rinuncia ai beni paterni», 1290-92, Assisi, San Francesco, Basilica superiore. Nel particolare, la veste e le brache che Francesco ha levato pendono dal braccio del padre, che presumibilmente li ha raccolti da terra
Giotto e bottega, «Allegoria di Povertà», 1334 ca, Assisi, San Francesco, Basilica inferiore
L’adesione di Francesco a povertà fu per questo raffigurata anche come cerimonia nuziale. Nell’allegoria affrescata da Giotto (e bottega, intorno al 1334) sulla crociera terminale della Basilica inferiore di Assisi, lo sposalizio è celebrato da Cristo stesso, che accompagna la mano della sposa a ricevere l’anello. Povertà ha un viso spigoloso e incorniciato da brutti capelli sotto un brutto velo. Indossa una veste di stracci, rattoppata e sfilacciata; poggia i piedi scalzi tra le spine. Un monello le lancia sassi, un altro la minaccia con un bastone; tre uomini, pur invitati, si allontanano sconcertati, uno rivolgendole il gesto delle fiche. Francesco la guarda invece innamorato: certamente non della sua bellezza, che Giotto (che forse non l’amava) non le ha conferito.
Altrettanto il Vecchietta nella tavola (1460 circa) all’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, in cui compaiono solo gli sposi e decisamente mesti; ancor più l’ossuta sposa dalle vesti sbrecciate e lise.
Ottaviano Nelli, nella tavola alla Pinacoteca dei Musei Vaticani (1420-25 circa), collocò lo sposalizio mistico entro una cornice narrativa, illustrando un episodio rievocato da Bonaventura da Bagnoregio nella Leggenda Maggiore (1263). Mentre camminava con alcuni compagni, Francesco vide «tre donne poverelle, perfettamente simili di statura, età e volto» andargli incontro e rivolgergli un saluto che lo colmò di gioia: «Ben venga, madonna Povertà!». Quindi, scomparvero.
Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, «Nozze mistiche di san Francesco con Povertà», 1460 ca, Monaco di Baviera, Alte Pinakothek
Ottaviano Nelli, «Nozze mistiche di san Francesco con Povertà», 1420-25 ca, Città del Vaticano, Musei Vaticani, Pinacoteca
Nell’incontro si lesse l’adesione alle virtù francescane di Povertà, Castità e Obbedienza, di cui le tre sono personificazione. Nella traduzione iconografica divenne anche matrimonio mistico tra Francesco e Povertà, alla quale Castità e Obbedienza fungono da ancelle: così, per l’appunto, nella versione di Ottaviano Nelli, in cui, nuovamente, la sposa non è né gioiosa né bella.
Mal vestita, scalza e mesta è anche nel ciclo (XIV secolo) in San Francesco a Castelvecchio Subequo (L’Aquila) dove, con il gesto della mano, rivolge a Francesco il saluto.
Nella tavola del Sassetta (1437-44) al Musée Condé di Chantilly le tre donne sono invece graziosissime; anche Povertà. Scalza, con un abito dai bordi sfilacciati e (significativamente) di colore simile a quello di Francesco, è infatti povera ma non misera. Francesco quasi si tuffa a porgerle l’anello; mentre si allontana in volo insieme alle compagne, lei si gira per rivolgergli un ultimo sguardo. Il santo ne sembra innamorato e Povertà sembra ricambiarlo, quasi illustrassero le parole di Dante: «La lor concordia e i lor lieti sembianti, / amore e maraviglia e dolce sguardo / facieno esser cagion di pensier santi» (Paradiso).
Stefano di Giovanni detto il Sassetta, «Nozze mistiche di san Francesco con Povertà», 1437-44, Chantilly, Musée Condé
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