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Particolare di «Memoriae Cartonis Raphaeli» Sidival Fila nella Biblioteca Ambrosiana di Milano

Courtesy della Pinacoteca Ambrosiana

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Particolare di «Memoriae Cartonis Raphaeli» Sidival Fila nella Biblioteca Ambrosiana di Milano

Courtesy della Pinacoteca Ambrosiana

Sidival Fila, o il racconto della materia: «Ha la capacità di immagazzinare il tempo e lo spazio»

Un ritratto della pratica dell’artista e frate francescano, nato in Brasile e da quarant’anni radicato a Roma. Da San Paolo, dove espone per la prima volta alla galleria Luisa Strina, alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano, con un'opera in omaggio al Cartone di Raffaello qui conservato

 

Vive a Roma da oltre quarant’anni Sidival Fila (Arapongas, Stato del Paraná, Brasile,1962), frate francescano e artista che ha ricavato il suo studio negli antichi granai del Convento di San Bonaventura al Palatino. Negli ultimi anni, è emerso come una delle figure più curiose del panorama attuale, quasi senza mai aver esposto in Italia, se si eccettua la partecipazione alla Biennale del 2019 (nel Padiglione Venezia) e nel 2025 alla Fondazione Memmo di Roma, tra le altre.

Un percorso decisamente fuori dal comune, quello di Sidival Fila, ricco di aneddoti, come quello che ci racconta rispetto alla sua scoperta dell’arte, quando, ancora ragazzino, passeggiando per le strade di Arapongas rimane incantato da un dipinto appeso nella filiale di una banca: «Non avevo mai visto un’opera d’arte vera, neanche dell’Ottocento, non c’era nulla nella mia cittadina. Quando sono arrivato a Roma, all’inizio ho girato molto per musei e ho prodotto pochissimo, e una volta entrato in Convento per quasi vent'anni ho messo da parte tutto. È stato dopo un lavoro di restauro eseguito con un gruppo di ragazzi che mi è venuto il desiderio di dipingere, così ho fatto una copia di Van Gogh; poi ho visto un film su Jackson Pollock, e da lì sono partito in quarta...».

Fortemente amato da Kamel Mennour, che ha iniziato a rappresentarlo nel 2024, Fila oggi torna nel suo Paese natale per la sua prima personale nell’Emisfero sud. Un ritorno che segna anche l’inizio della traiettoria professionale dell’artista con la storica Galeria Luisa Strina di San Paolo (che lo scorso anno ha festeggiato i cinquant’anni di carriera e più di recente è stata insignita del «Selo de Valor Cultural da Cidade de São Paulo», il sigillo di valore culturale della Città di San Paolo, prima galleria d’arte contemporanea a ricevere il riconoscimento). «Sono molto felice di questo progetto perché, al di là del fatto di mostrare la mia ricerca artistica in quanto tale, tornare in Brasile è per me un modo di poter rincontrare le mie origini, la mia cultura, ci racconta l’artista. E poi è altamente simbolico poter mostrare un linguaggio che in un certo modo è nato qui ma si è sviluppato altrove,  Quel che mi interessa e che trovo importante è anche la contaminazione culturale: nonostante io viva a Roma da quarant’anni, nel mio lavoro traspaiono ancora le mie radici, le mie origini. Poter portare il mio lavoro qui è un modo di creare un rapporto, un legame tra questi due mondi che mi appartengono profondamente».

Noto per recuperare e incorporare nei suoi lavori tessuti antichi che rimandano alle grandi tradizioni artigianali e devozionali, come lini del XVIII secolo, broccati ecclesiastici, sete floreali e tessuti realizzati a mano, Fila utilizza questi materiali attraverso una prospettiva storica, enfatizzando la capacità della materia di registrare ciò che è già stato vissuto. In scena, nella mostra «A dignidade da matéria» allestita fino al 16 maggio negli spazi di Strina, è una serie di opere inedite afferenti, come dichiara lo stesso Fila, a quattro o cinque filoni diversi e sviluppati negli ultimi anni, che tracciano un po’ quel processo di attenzione e cura che l’artista riserva a tessuti provenienti da Maiorca, Guatemala, Africa, Albania, Filippine, Thailandia, Vietnam, oltre che dall’Italia e dallo stesso Brasile. L’intervento di Fila, che crea un’armonia tematica e cromatica, è spesso minimo: a volte si tratta semplicemente di mettere in vista, nel miglior modo possibile, la stessa trama tessuta; in altri casi l’artista agisce in modo più incisivo, con tensioni, tagli, assemblaggi, sospensioni, per mostrare come la materia sia capace, spiega, di «immagazzinare e memorizzare il tempo e lo spazio, che rimangono impressi attraverso il passaggio della storia, insieme alle ossidazioni, alle forme e alle caratteristiche stesse del tessuto che qualcuno, in passato, ha prodotto inserendo questo materiale in una pratica manuale quasi meditativa».

Fila tiene anche a rimarcare come la sua vocazione religiosa non sia mai entrata in conflitto con quello che molti potrebbero immaginare come il luccicante mondo dell’arte: «Attraverso la Fondazione filantropica Sidival Fila finora abbiamo finanziato 24 progetti umanitari, soprattutto per i giovani, dall’Italia alla Finlandia, dalle Filippine al Brasile, in Africa e in Paraguay. E poi abbiamo un progetto culturale con Adrian Paci, in collaborazione con la sua fondazione a Tirana: per due anni finanziamo una residenza d’artista, oltre a realizzare progetti educativi, per l'inserimento professionale, per l’alimentazione, per la sanità».

Ma non è finita. Lo scorso 25 marzo, grazie a un dialogo tra stessa Fondazione Sidival Fila e Antonello Grimaldi, segretario generale della Pinacoteca Ambrosiana, a Milano si è inaugurata l’opera «Memoriae Cartoni Raphaelis», nata specificamente per l’Ambrosiana e che resterà allestita per i prossimi cinque anni: cinque pannelli, disposti frontalmente rispetto al grande disegno di Raffaello preparatorio per l’affresco della «Scuola d’Atene», con una dimensione di circa 6 metri x 3, realizzati con la stoffa della storia, il lino che ha sostenuto e «abbracciato» l’opera dell’urbinate al suo rientro dalla Francia dopo le sottrazioni napoleoniche  e disgiunto dal Cartone durante il restauro concluso nel 2019.

Sidaval Fila ha così offerto alla vita del tessuto un nuovo «viaggio» per il futuro, creando un vero e proprio ritratto identitario usando macchie, muffe, tracce di umidità e del tempo: «Questo lino è una memoria viva: non un frammento da conservare, ma una presenza che continua a parlare», dichiara. Un dialogo ascetico in cui il vuoto, l’assenza e la memoria diventano linguaggio che, ancora una volta, fanno capo anche alla fede e all’assoluto: «“Memoriae Cartoni Raphaelis” invita il visitatore a misurarsi con il tempo iscritto nella materia. L’Ambrosiana è lieta di accogliere questa opera nella propria collezione permanente, come segno di una tradizione capace di rinnovarsi nel confronto con la ricerca artistica contemporanea», ha dichiarato Alberto Rocca, direttore della Pinacoteca.

«L'arte, in quanto visione dello spirito, può trasformare l’individuo su molti piani: sociale, e anche politico; il pensiero come azione è un’opportunità dell’uomo per vivere il proprio mondo»: è una dichiarazione che lo stesso Fila ci consegna durante il nostro incontro a San Paolo, consegnandoci cucita su misura, cristallina, la sintesi della propria poetica.

L’opera «Memoriae Cartoni Raphaelis» di Sidival Fila allestita nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano di fronte al disegno di Raffaello. Courtesy della Pinacoteca Ambrosiana

Una veduta dell’allestimento della mostra di Sidival Fila alla Galeria Luisa Strina di San Paolo. Foto Edouard Fraipont

Particolare di «Metafora Bianco 15», 2026, di Sidival Fila. Foto Edouard Fraipont, courtesy dell’artista e della Galeria Luisa Strina. © L’artista

Matteo Bergamini, 27 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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