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Una veduta della mostra «Zodiac Machine» nella Parroquia de Santa Ana y la Esperanza

Foto Juan Rayos

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Una veduta della mostra «Zodiac Machine» nella Parroquia de Santa Ana y la Esperanza

Foto Juan Rayos

La Fundación Sandretto porta Justin Caguiat nella chiesa di Santa Ana y la Esperanza

La sede spagnola dell’istituzione di Patrizia Sandretto apre al contemporaneo la chiesa brutalista di Miguel Fisac a Madrid con il progetto inedito «Zodiac Machine»

Matteo Bergamini

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In una settimana dell’arte madrilena decisamente più vibrante di quella dello scorso anno, nell’offerta «off ARCO» c’è qualcuno che ancora una volta colpisce nel segno: è la Fundación Sandretto Re Rebaudengo, che stavolta promuove «Zodiac Machine», il progetto dell’artista Justin Caguiat (Tokyo, 1989), a cura di Hans-Ulrich Obrist. La sede è la chiesa di Santa Ana y la Esperanza, nel quartiere di Moratalaz, a una ventina di minuti d’auto dal centro. Non un edificio di culto comune, ma un punto di svolta nell’architettura religiosa spagnola, progettata dall’architetto Miguel Fisac e costruita tra il 1965 e il 1971 durante un periodo di riforme liturgiche e architettoniche successive al Concilio Vaticano II.

Brutalista nel senso migliore del termine, Fisac (1913-2006), premiato con la Medaglia d’Oro e il Premio Nazionale di Architettura nel 2002, dopo un viaggio formativo in Svezia nel 1949, trovò nel Razionalismo nordico una chiave di volta per i suoi successivi incarichi e fece del cemento un materiale di assoluta poesia. Per la Parrocchiale di Santa Ana y la Esperanza, commissionatagli dall’Arcivescovo Casimiro Morcillo, ebbe così la completa libertà di progettare un’opera in cui il modellato delle absidi, che sembrano semplicemente disegnate dalla luce, interagisce visivamente con l’altare al centro di una prospettiva centrale, dove tutti gli elementi si propagano in una sorta di irradiamento orizzontale, immaginati a partire dalla volontà di dare all’architettura una possibilità di «partecipazione piena, consapevole e attiva».

Una sorpresa a cui si aggiunge il sorprendente intervento di Caguiat (rappresentato da Green Naftali, New York, e da Modern Art, Londra e Parigi): artista interdisciplinare noto soprattutto per i suoi dipinti su larga scala su tela o lino non teso, anche per la chiesa di Santa Ana y la Esperanza Caguiat sceglie questo metodo, facendo fluttuare a mezz’aria una serie di opere dalle cromie forti che tagliano lo spazio austero di Fisac aggiungendo un’attrazione mistica: per l’astratto, per il colore, per la necessità di alzare lo sguardo per intendere meglio le intenzioni, come in una «chiamata».

Inizialmente, infatti, l’artista è stato attratto da un’altra architettura: la Catedral de Justo, un grande edificio religioso, noto anche come «Cattedrale della Fede», costruita tra il 1960 e il 2021 da Justo Gallego Martínez, a Mejorada del Campo, sempre nei pressi di Madrid. Justo, monaco spagnolo nato nel 1925, dopo aver contratto la tubercolosi fece voto (in cambio della guarigione) di dedicare la sua vita alla realizzazione di quella che oggi è diventata la cattedrale-santuario di Nostra Signora del Pilar, pur senza avere alcuna formazione architettonica o tecnica, dedicandosi, fino alla sua morte, alla costruzione dell’intera struttura utilizzando materiali riciclati e di recupero.

Proprio a partire da quest’indomabile necessità creativa, supportata dalla fede (nel caso di Justo Gallego), «le opere di Caguiat rispondono alla libertà come una responsabilità piuttosto che un ideale, producendo forme che sono sia generative sia insostenibili, attingendo alla totale devozione dell’architetto anticonformista», spiega Obrist rispetto a «Zodiac Machine», che si espande anche in una serie di video, fotografie e installazioni sonore a occupare, fino al primo aprile, alcuni spazi del mercato rionale e aree pubbliche del quartiere.

Partner della Fondazione Sandretto Madrid, ancora una volta, la collezionista Isabela Mora, «scouter» e attivatrice per le location degli ultimi progetti madrileni della Fundación (quest’anno con il supporto della Fondazione Reale, del gruppo assicurativo spagnolo Reale, nata nel 2018), dopo la mostra di Pol Taburet (nel 2025) al Pabellón de los Hexágonos nel Parco di Casa de Campo, Precious Okoyomon a La Montaña de los Gatos nel Parco del Retiro (2024), fino a Lucas Arruda, Michael Armitage e Ian Cheng, con cui le attività «nomadiche» di Fsrr sono partite nel 2020.

«Ogni anno portiamo l’arte contemporanea in contesti diversi e ricchi di significato, generando nuovi dialoghi tra le opere e la città. Fin dall’inizio manteniamo il nostro impegno a presentare il lavoro di artisti internazionali con uno sguardo singolare e una solida proiezione che non hanno ancora avuto l’opportunità di esporre in Spagna. Quest’anno siamo particolarmente entusiasti di presentare le opere di Justin Caguiat nell’Iglesia de Santa Ana y la Esperanza, uno spazio dal forte radicamento comunitario e valore simbolico, dove il suo lavoro acquisisce una dimensione particolarmente risonante», ha dichiarato Patrizia Sandretto, presentando la mostra dall’altare della Parrocchia di Motaralaz. Un’occasione, anche, per scoprire una Madrid decisamente fuori dai circuiti turistici del centro e dei suoi sovraffollati musei. 

Una veduta della mostra «Zodiac Machine» nella Parroquia de Santa Ana y la Esperanza. Foto Juan Rayos

Una veduta della mostra «Zodiac Machine» nella Parroquia de Santa Ana y la Esperanza. Foto Juan Rayos

Matteo Bergamini, 09 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

La Fundación Sandretto porta Justin Caguiat nella chiesa di Santa Ana y la Esperanza | Matteo Bergamini

La Fundación Sandretto porta Justin Caguiat nella chiesa di Santa Ana y la Esperanza | Matteo Bergamini