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Salvatore Fergola, «Mareggiata con veliero e marinai nel Golfo di Napoli», 1871

Provenienza Eredi Giacinto Gigante, Courtesy Antichità Giglio

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Salvatore Fergola, «Mareggiata con veliero e marinai nel Golfo di Napoli», 1871

Provenienza Eredi Giacinto Gigante, Courtesy Antichità Giglio

Primo appuntamento con eccellenze e protagonisti dell’antiquariato in Italia

I protagonisti del mercato antiquario • Un viaggio esclusivo dietro le quinte nel panorama del mercato italiano per scoprire le gallerie storiche e i visionari mercanti d’arte che custodiscono il patrimonio culturale del paese, con tutti gli appuntamenti in arrivo e le date da non perdere

Antichità Giglio

Non uno stand, ma un itinerario. Per la Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, Antichità Giglio di Milano costruisce un viaggio attraverso il paesaggio italiano, trasformando la geografia della penisola in un racconto per immagini e oggetti d’arte. Dal Settecento al Novecento, la mostra invita il visitatore a percorrere l’Italia come un Grand Tour contemporaneo, dove la pittura dialoga con la scultura, la ceramica e l’ebanisteria. Il viaggio prende avvio con la spettacolare «Mareggiata con veliero e marinai nel Golfo di Napoli» di Salvatore Fergola proveniente dalla collezione degli eredi di Giacinto Gigante. Attorno a questo olio del 1871 si dispiega un nucleo di vedute partenopee, dall’«Eruzione del 14 maggio 1771 disegnata dall’atrio del cavallo» di Camillo de Vito alla raffinata visita agli scavi di Pompei di Giacinto Gigante, dove natura, storia e memoria si fondono in un’unica narrazione. Risalendo la penisola, il percorso incontra l’eleganza dell’arredo romano del XVIII secolo, quindi la Toscana di Jakob Philipp Hackert, con le grandi vedute di Livorno e del Monte Pisano, accanto alla sofisticata scrivania meccanica dei fratelli Falcini, emblema dell’eccellenza artigiana fiorentina. Dalla stessa regione arrivano l’ironica scultura «L’Intruso» di Vittorio Caradossi e il monumentale vaso decorato da Galileo Chini per le Fornaci San Lorenzo. Il nord si racconta attraverso la sensibilità moderna di Piero Marussig, Antonio Discovolo e Antonio Calderara, mentre la scultura di Giuseppe Argenti, una preziosa «Nereide con delfino», conduce verso il dialogo tra classicità e decorazione. Il percorso si chiude con l’eleganza rarefatta della ceramica «rosa oro» di Fausto Melotti, accostata al fasto rococò di un cassettone veneziano laccato: un finale che sintetizza la ricchezza e la varietà del paesaggio artistico italiano.

Giuseppe Maria Mazza, «Bacco», Inizio XVIII secolo. Perizia artistica di Silvia Massari, Courtesy Braun Fine Art

Brun Fine Art

Quattro mostre in quattro città e un’unica idea di collezionismo: quella di Brun Fine Art (Milano, Londra, Firenze e Venezia) come pratica capace di mettere in relazione epoche, materiali e linguaggi. È il filo dell’autunno della galleria, da Venezia a Milano, passando per Firenze. A Venezia, dall’11 settembre al 3 ottobre, Brun debutta a Orbita, nuova rassegna realizzata da Etereo a Palazzo Ca’ Donà. Qui il collezionismo diventa una forma dell’abitare: Hayez e Boldini incontrano Melandri, Zauli, Melotti e Fontana; la scultura di Maraini, Cagli e Giò Pomodoro dialoga con un tavolo ottocentesco in pietre dure e con il design contemporaneo. Il criterio non è cronologico ma armonico: le opere costruiscono insieme un ambiente nuovo. Sempre nella Serenissima, nella sede lagunare della galleria, sino al 30 settembre, è allestita la mostra dell’artista e regista corsa Anne de Carbuccia, a cura di Pilar Pandini. A Milano, dal 22 settembre al 19 dicembre, «Brueghel. Lo spirito del collezionismo», realizzata con la galleria De Jonckheere, porta in via Gesù la pittura fiamminga accanto a sculture e arti decorative. Jan e Pieter Brueghel dialogano con terrecotte, pietre dure, ambra e porcellane: non una Wunderkammer ricostruita ma il principio della libertà di accostare oggetti diversi per generare nuove letture. Oltre ai dipinti fiamminghi spiccano una testa di satiro di epoca romana, il «Bacco» di Giuseppe Maria Mazza, una coppia di pagode cinesi di Giovanni Bonazza, un busto allegorico di Lorenzo Sarti, specchi in ambra, terrecotte robbiane, pannelli in pietra dura di Giovanni e Cosimo Castrucci e il «Tritone» di Valentino Panciera Besarel. L’allestimento è affidato a Valentina Putzolu. Alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, la galleria presenta un nucleo di opere, tra cui spicca il delicato «Ritratto di un giovane» di Rosalba Carriera, esempio magistrale della raffinatezza psicologica del pastello settecentesco, per arrivare alle preziose arti decorative siciliane con una placca da capezzale e un sontuoso stipo trapanese in corallo, tartaruga e smalti. La pittura fiorentina tra XV e XVI secolo è rappresentata dal raffinato tondo attribuito a Tommaso, seguace di Lorenzo di Credi, mentre il percorso si chiude idealmente con il cofanetto di James Cox, dove il gusto rococò inglese si traduce in un virtuosistico gioco di vetro, bronzo dorato, gemme e forme esotiche. 

Giuseppe Canella, «Veduta di Piazza del Granduca (oggi Signoria)», metà del XIX secolo. Courtesy Frascione Gallery

Frascione Gallery

In occasione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze Frascione Gallery (Firenze) dedica una delle pareti del proprio stand a un progetto espositivo intitolato «Firenze com’era», selezione di vedute realizzate tra il XVIII e il XIX secolo che restituiscono l’immagine del capoluogo toscano prima delle profonde trasformazioni urbanistiche avviate con Firenze Capitale. L’esposizione nasce dal desiderio di offrire al visitatore un vero e proprio viaggio nel tempo. Attraverso lo sguardo di alcuni tra i più importanti vedutisti, riaffiora così una città ormai scomparsa: racchiusa entro le sue mura medievali, scandita da porte monumentali, con suggestivi scorci dell’Arno e architeatture che per secoli avevano definito il suo volto. Il percorso prende avvio con il vedutismo di matrice illuminista di Thomas Patch, protagonista di una stagione artistica fondamentale per la rappresentazione della città. In mostra sarà esposta una monumentale e rara veduta panoramica di Firenze osservata dalla collina di Bellosguardo. Accanto a Patch, spiccano opere di Giuseppe Canella e Telemaco Signorini, interpreti di un paesaggio già attraversato dalla sensibilità romantica. La veduta di Piazza del Granduca e la veduta dell’Arno da Ponte alle Grazie raccontano una città ancora profondamente legata alla propria identità storica, pochi anni prima che gli interventi urbanistici promossi a partire dal 1865 ne modificassero l’aspetto. A completare il racconto, la pittura di Odoardo Borrani introduce una visione più moderna che restituisce la vitalità della Firenze ottocentesca attraverso una nuova attenzione alla luce e all’atmosfera.


 

Claudio Parmiggiani, Senza titolo, 1986. Courtesy Galleria Poggialli

Galleria Poggialli

Alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, la Galleria Poggiali (Firenze, Milano e Pietrasanta) riunisce lavori, dagli arbori ai più recenti, di Enzo Cucchi, Eliseo Mattiacci e Claudio Parmiggiani in un dialogo che supera le cronologie e restituisce l’arte alla sua dimensione più autentica, quella di un linguaggio capace di rinnovarsi continuamente. La selezione mette in relazione tre protagonisti accomunati da vicinanza umana e intellettuale, oltre che da un rapporto consolidato con la galleria. Il percorso costruisce una trama di rimandi e corrispondenze, facendo emergere affinità di pensiero e una comune tensione verso una ricerca rigorosa e profondamente visionaria. Un nucleo significativo è dedicato a Parmiggiani. Dalle sperimentazioni concettuali dei primi anni Settanta, documentate anche da una foto della prima «Delocazione» del 1970, si giunge alle più recenti «Delocazioni» su tavola, accanto a opere su tela degli anni Ottanta, autentiche apparizioni in cui materia, assenza e memoria si condensano in immagini di straordinaria intensità. Il dialogo prosegue con la ricerca di Mattiacci, di cui emerge il celebre «Colpo di gong» del 1993, e con la visione di Enzo Cucchi, figure centrali di una stagione che ha ridefinito il rapporto tra forma, materia e immaginazione. A suggellare il progetto è l’inaugurazione, durante la Biennale, di un nuovo intervento concepito da Cucchi appositamente per gli spazi fiorentini, nato dal confronto con il collettivo brianzolo Canemorto: un capitolo inedito che rinnova il dialogo tra esperienze e generazioni, confermando la vocazione della galleria a mettere in relazione la storia dell’arte con la sua più viva attualità.

Giovanni Grande, «Don Chisciotte e Sancio Pancia»,1929 Torino, Manifattura Lenci. Courtesy Raffaello Pernici Best Ceramics

Raffaello Pernici – Best Ceramcs

Raffaello Pernici - Best Ceramics, galleria altamente specializzata in maioliche, ceramiche e porcellane artistiche d’epoca che ha sede a Rosignano Marittimo (Livorno) presenta alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze «Don Chisciotte e Sancio Pancia» di Giovanni Grande. Tra le realizzazioni più rare e ambiziose della primissima produzione della manifattura Lenci alla fine degli anni Venti spiccano due grandi composizioni di Grande: il «Trionfo di Bacco» ed il «Don Chisciotte e Sancio Pancia», entrambe caratterizzate da una straordinaria complessità compositiva e da un livello di elaborazione plastica non comune nella produzione Lenci. Realizzato nel 1929, Don Chisciotte e Sancio Pancia è un gruppo dalle notevoli dimensioni. La composizione traduce in ceramica i celebri personaggi di Cervantes, raffigurando Don Chisciotte e il suo inseparabile scudiero accompagnati dal cavallo e dall’asino. L’opera colpisce per la ricchezza dei dettagli, dalla caratterizzazione dei personaggi alla resa degli abiti e degli attributi, ma soprattutto per la capacità di Grande di fondere ironia, teatralità e malinconia. Il celebre cavaliere appare lontano dall’immagine eroica tradizionale: ferito, stanco e quasi sconfitto, mentre Sancho Panza incarna, con la sua fisicità e la sua espressione rassegnata, il lato più terreno e disincantato della vicenda. La rarità di questo gruppo ne accresce ulteriormente l’interesse collezionistico. Non si tratta infatti di una delle più consuete figure Lenci ma di una grande composizione narrativa, nella quale la manifattura raggiunge una notevole complessità tecnica e artistica. L’esemplare descritto verrà presentato in anteprima.

Redazione, 26 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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