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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliFabrizio Pedrazzini è presidente della Federazione Italiana Mercanti d’Arte (FIMA) e vicepresidente dell’Associazione Antiquari Milanesi. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per capire quale sia oggi il ruolo dell’antiquario, figura sospesa tra conoscenza storica, responsabilità culturale e dinamiche di un mercato dell’arte sempre più internazionale.
Presidente Pedrazzini, chi è oggi l’antiquario?
L’antiquario è un professionista che unisce competenze commerciali, storico-artistiche e conservative, svolgendo anche un importante ruolo nella valorizzazione della cultura e del patrimonio.
Per molti questa professione appartiene a un mondo del passato. Quale immagine vorrebbe invece trasmettere?
Vorrei trasmettere l’idea che oggi chi fa questo lavoro, bellissimo, è prima di tutto uno specialista. Ogni antiquario sviluppa competenze approfondite in un determinato settore, dai dipinti ai mobili, dalle sculture alle ceramiche, dai gioielli alle arti decorative, diventando un punto di riferimento per collezionisti, studiosi e istituzioni. La nostra professione non si limita alla compravendita: richiede studio continuo, ricerca, esperienza e una conoscenza approfondita della storia, delle tecniche, oltre che del mercato.
FIMA rappresenta una categoria con una lunga storia, nata nel 1958. In quasi settant’anni il mondo dell’arte è cambiato radicalmente: quali sono le sfide che hanno modificato maggiormente il lavoro degli antiquari?
In quasi settant’anni il mercato dell’arte ha attraversato trasformazioni profonde. Se un tempo la sfida principale consisteva nel reperire opere di qualità e costruire un rapporto di fiducia con una clientela prevalentemente locale, oggi gli antiquari operano in un mercato globale, altamente competitivo e sempre più influenzato dalle tecnologie digitali. Internet ha ampliato enormemente le possibilità di accesso alle opere ma ha anche reso indispensabile trasparenza e competenze specialistiche. Inoltre, le nuove generazioni si avvicinano all’arte con sensibilità, linguaggi e modalità di acquisto differenti rispetto al passato. Questo richiede agli antiquari la capacità di dialogare con pubblici diversi, valorizzando il patrimonio storico senza rinunciare all’innovazione nella comunicazione e nei servizi. È proprio questa capacità di coniugare tradizione e innovazione che ha consentito a FIMA di accompagnare il settore lungo quasi settant’anni di storia, continuando a essere un punto di riferimento per il mercato dell’arte italiano.
L’Italia possiede un patrimonio artistico straordinario, ma spesso si parla di difficoltà nella circolazione delle opere. Come si può conciliare la necessità di tutela con quella di rendere il mercato italiano più competitivo a livello internazionale?
L’Italia custodisce uno dei patrimoni artistici più importanti al mondo, e la sua tutela rappresenta un valore imprescindibile. Proprio per questo è fondamentale superare l’idea che tutela e mercato siano obiettivi contrapposti: al contrario, possono e devono rafforzarsi reciprocamente. Un sistema efficace di protezione del patrimonio, fondato su regole chiare, trasparenti e uniformi, contribuisce ad accrescere la credibilità del mercato italiano anche agli occhi dei collezionisti e degli operatori internazionali. Allo stesso tempo, è necessario che le procedure amministrative siano più snelle e prevedibili, evitando che tempi eccessivamente lunghi o interpretazioni non omogenee della normativa finiscano per penalizzare la competitività del nostro Paese rispetto ad altri mercati europei. L’obiettivo non è ridurre il livello di tutela ma renderlo più efficiente, attraverso una maggiore digitalizzazione delle procedure, un dialogo costante tra istituzioni e operatori e un’applicazione coerente delle norme. Questo consentirebbe di favorire la circolazione delle opere che non presentano un interesse tale da giustificare particolari restrizioni, mantenendo al contempo la massima protezione per i beni di eccezionale rilevanza storico-artistica. L’Italia ha tutte le potenzialità per tornare a essere un punto di riferimento del mercato internazionale dell’arte. Per riuscirci è necessario costruire un equilibrio moderno tra tutela e competitività, nella consapevolezza che un mercato dinamico, trasparente e regolato rappresenta anche uno strumento di valorizzazione del patrimonio culturale, oltre che un’opportunità di crescita economica e culturale per il Paese. Come sosteneva Daverio, la libera circolazione delle opere (esportazione e importazione) è un veicolo fondamentale per promuovere la cultura italiana nel mondo e arricchire il dibattito interno.
Quanto è importante oggi investire nella formazione dei giovani antiquari? Esiste ancora un percorso per trasmettere conoscenza, sensibilità e rigore filologico alle nuove generazioni?
La formazione è una delle sfide più importanti per il futuro dell’antiquariato. Essere antiquari significa possedere competenze che si costruiscono nel tempo: studio della storia dell’arte, conoscenza dei materiali e delle tecniche esecutive, capacità di riconoscere autenticità, provenienze e qualità delle opere. Sono competenze che nessuna tecnologia può sostituire completamente. Accanto allo studio, resta fondamentale il rapporto diretto con le opere e con i maestri del mestiere. L’esperienza sul campo, il confronto con professionisti di lunga esperienza e la trasmissione di un metodo rigoroso rappresentano ancora oggi il cuore della formazione di un antiquario. Le nuove generazioni, tuttavia, portano anche competenze preziose: una maggiore familiarità con gli strumenti digitali, un approccio internazionale e nuove modalità di comunicazione con il pubblico e i collezionisti. Il futuro della professione nasce proprio dall’incontro tra queste nuove competenze e il patrimonio di conoscenze costruito nel tempo.
Le fiere rimangono luoghi fondamentali di incontro tra opere, studiosi e collezionisti. Quale valore mantiene una manifestazione come la Biaf nell’epoca delle vendite online e delle piattaforme globali?
L’antiquariato è un settore in cui la materia, la qualità esecutiva, lo stato di conservazione e l’emozione che un’opera suscita possono essere pienamente apprezzati solo dal vivo. Manifestazioni come la Biaf, ma anche AMART a Milano, Modenantiquaria a Modena e APART a Torino rappresentano quindi molto più di un’occasione commerciale. Sono luoghi di incontro e di confronto, dove antiquari, studiosi, collezionisti, direttori di musei e appassionati condividono conoscenze, instaurano relazioni e contribuiscono alla crescita culturale del settore. La qualità delle opere esposte e il livello scientifico ne fanno delle vetrine internazionali dell’eccellenza antiquariale. Il futuro del mercato non è nella contrapposizione tra fisico e digitale ma nella loro integrazione.
Se dovesse indicare una sola parola per definire la missione dell’antiquario nel XXI secolo, quale sceglierebbe?
Conoscenza. È una parola che racchiude il senso più profondo della nostra professione. Nel XXI secolo, in un mercato sempre più globale e digitale, la conoscenza è il valore che distingue la professionalità dall’improvvisazione. È ciò che permette di garantire trasparenza, affidabilità e qualità, offrendo ai collezionisti e alle istituzioni non solo un’opera d’arte, ma anche la certezza della sua storia, della sua provenienza e del suo significato.
Monica Trigona
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