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Virtus Zallot
Leggi i suoi articoliNei fumetti e nei cartoni animati le stelline che danzano intorno alla testa dei personaggi traducono in immagine l’espressione «vedere le stelle», rimandando ai bagliori visivi indotti da un dolore intenso, per esempio da un urto violento. Non nell’iconografia di san Domenico, spesso raffigurato con una stellina sul capo per motivi più nobili. Durante il battesimo, narra Jacopo da Varagine nella Leggenda aurea, la madrina del futuro santo vide infatti «sulla testa del fanciullo risplendere una stella i cui raggi illuminavano tutta la terra».
Con approccio scientista e nessuna poesia, qualcuno ha recentemente appurato essersi trattato di una supernova. Nel Medioevo, tuttavia, il miracolo era più reale del fenomeno e ogni segno era significante, come spiega Giordano di Sassonia (che intorno al 1233, poco dopo la morte di san Domenico, ne compilò la prima biografia) a proposito della luna che la madre vide sulla fronte del figlioletto santo, «con la qual cosa veniva evidentemente preannunciato che egli sarebbe stato dato in luce alle genti per illuminare coloro che giacciono nelle tenebre e nell’ombra della morte: cosa che gli eventi poi confermarono».
Beato Agelico, san Domenico, particolare della «Madonna delle ombre», 1443 ca, Firenze, Museo di San Marco
Beato Angelico, san Domenico, particolare del «Cristo deriso», 1439-41, Firenze, Museo di San Marco
Stella e luna anticipavano e indicavano dunque la luce spirituale che il santo recò, faro e riferimento per i fedeli: come ribadito nel canto liturgico che lo definiva «Lumen Ecclesia». La stella, e non la luna, divenne anche suo attributo iconografico. Nell’arte è spesso dorata, anche quando collocata sull’aureola o su sfondo altrettanto dorati, da cui è distinguibile per il disegno inciso o in rilievo: lo si osserva, tra i moltissimi esempi, nel Polittico di san Domenico (1320-25 circa) di Simone Martini al Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto.
Altrove è, invece, del colore del fuoco, come nella Pala della purificazione di Benozzo Gozzoli (1460-62) alla National Gallery di Londra. Sempre accompagna le molte raffigurazioni di san Domenico dipinte da Beato Angelico, sia nelle figure stanti, sia nelle narrazioni illustrate: accanto, tangente o entro l’aureola, brilla sopra la loro fronte seguendone lo scorcio e l’inclinazione. Il Convento domenicano ora Museo di San Marco, a Firenze, ne conserva un ricchissimo repertorio.
Beato Angelico, san Domenico adora il Crocifisso, particolare della «Crocifissione», Firenze, Museo di San Marco
Beato Angelico, particolare del «Compianto su Cristo morto», 1436-41, Firenze, Museo di San Marco
Una piccola stella compare anche sul capo di alcune Madonne, posata però sul velo (o sul manto) come un ricamo prezioso. Lo si osserva in numerose opere dello stesso Beato Angelico, tra cui nel «Compianto» (1436) al Museo di San Marco o nella Madonna, denominata appunto «Madonna della stella» (1427 circa), che orna un prezioso tabernacolo-reliquiario conservato nel medesimo museo. La stella rimandava all’appellativo Stella Maris che, pur conferito alla Vergine per errata traduzione del nome ebraico Miryam, la indicava «di questo tempestoso mare stella, d’ogni fedel nocchier fidata guida» (Petrarca, dal Canzoniere). San Bernardo di Chiaravalle celebrava Maria come «chiarissima e meravigliosa stella, alta sull’immensità di questo mare, che risplende per i suoi meriti e i suoi fulgidi esempi», a cui rivolgersi quando «hai l’impressione di essere sballottato nei flutti di questo mondo tra burrasche e tempeste». E aggiungeva: «Essa, infatti, viene quanto mai convenientemente paragonata a una stella, perché come la stella emette il suo raggio senza corrompersi, così la Vergine partorì il figlio senza ledere il suo corpo».
Beato Angelico, «Madonna della stella», 1430-35, Firenze, Museo di San Marco
«Madonna» detta di san Luca, IX-X secolo, Venezia, Basilica di San Marco
La stella, dunque, era anche figura di verginità; tre (oltre a quella sul capo, due sulle spalle) della verginità prima, durante e dopo il parto: le osserviamo, per esempio, nell’icona detta di san Luca (IX-X secolo) conservata nella Basilica di San Marco a Venezia. Altrove ne scorgiamo due, come nel mosaico del catino absidate (XII secolo) della Basilica di Torcello o nella «Madonna Rucellai» (1285 ca) di Duccio di Buoninsegna, alle Gallerie degli Uffizi. Diventeranno dodici e disposte in cerchio, a tracciare un’aureola di luce, sul capo della Madonna dell’Immacolata Concezione… ma oltre il Medioevo ed entro un’altra storia…
«Madonna con Bambino», XII secolo, Torcello, Basilica di Santa Maria Assunta
Virtus Zallot
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