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Pasquale Ruocco
Leggi i suoi articoliCinque secoli di restauri, modifiche e adattamenti avevano profondamente alterato uno dei capolavori fondativi della pittura del Rinascimento. Oggi la Pala di San Domenico, la prima grande commissione di Beato Angelico, torna a nuova vita grazie a un intervento che non si limita a recuperare la superficie pittorica, ma propone una soluzione tecnica destinata ad avere ricadute ben oltre il caso specifico. Il restauro, sostenuto da Friends of Florence, introduce infatti un innovativo sistema di supporto ligneo progettato per rispettare i movimenti naturali del legno, offrendo un possibile nuovo standard per la conservazione delle grandi pale d'altare rinascimentali.
Realizzata nei primi anni Venti del Quattrocento per il convento domenicano di Fiesole, la pala rappresenta la prima grande impresa artistica del giovane Guido di Pietro, destinato a diventare Beato Angelico. L'opera nasce ancora all'interno della cultura tardogotica, con un ampio impiego di fondo oro e una monumentale Vergine in trono circondata da angeli e santi, ma lascia già intravedere quella ricerca di luce, armonia spaziale e spiritualità che avrebbe segnato tutta la produzione successiva dell'artista.
La storia conservativa del dipinto è però altrettanto significativa. All'inizio del Cinquecento il pittore Lorenzo di Credi ricevette l'incarico di aggiornare la pala secondo il nuovo gusto rinascimentale: eliminò le partizioni del trittico originario, modificò il trono della Vergine e sostituì il fondo dorato con un paesaggio naturalistico. Nei secoli successivi l'opera venne progressivamente smembrata, con diverse parti disperse sul mercato antiquario. La predella originale è oggi conservata alla National Gallery di Londra, mentre il pannello principale rimase nel convento, segnato da restauri invasivi, deformazioni strutturali e dall'azione degli insetti xilofagi.
L'occasione per un intervento radicale è arrivata nel 2024, quando la pala è stata riunita temporaneamente in occasione della grande mostra dedicata a Beato Angelico organizzata tra Palazzo Strozzi e il Museo di San Marco di Firenze. Il trasferimento dell'opera ha permesso di affrontare sia i problemi della superficie pittorica sia quelli, ben più complessi, della struttura lignea. Il cuore dell'innovazione riguarda proprio il supporto. Le modifiche cinquecentesche avevano unito pannelli concepiti originariamente come elementi distinti, creando tensioni che nei secoli erano state aggravate da traverse rigide e inserti aggiunti durante precedenti restauri. Roberto Buda, responsabile dell'intervento sulla carpenteria, ha eliminato questi sistemi sostituendoli con un nuovo telaio in legno di castagno dotato di un sistema elastico a molle, capace di accompagnare le naturali dilatazioni e contrazioni del legno senza generare nuove fratture. Una soluzione che potrebbe diventare un riferimento metodologico per numerose tavole rinascimentali soggette agli stessi problemi strutturali.
Parallelamente il restauratore Daniele Rossi ha restituito leggibilità alla superficie pittorica attraverso la rimozione delle vernici ossidate, il consolidamento delle lacune provocate dai tarli e un accurato reintegro cromatico eseguito ad acquerello. L'obiettivo non è stato quello di ricostruire artificialmente l'opera, ma di recuperarne la continuità visiva rispettandone la storia materiale e le trasformazioni subite nel tempo.
Per Antonella Ranaldi, direttrice della Direzione regionale Musei della Toscana, il progetto costituisce «un caso di studio di grande interesse» destinato a rappresentare un modello per i futuri interventi sulle grandi tavole lignee del Rinascimento. Una valutazione che evidenzia come il restauro contemporaneo non sia più soltanto un'attività conservativa, ma un ambito di ricerca interdisciplinare in cui storia dell'arte, diagnostica, ingegneria dei materiali e tecniche di conservazione contribuiscono insieme alla tutela del patrimonio. Il recupero della Pala di San Domenico assume così un duplice significato. Da un lato restituisce al pubblico uno dei momenti fondativi del percorso artistico di Beato Angelico; dall'altro dimostra come l'innovazione tecnologica possa offrire nuove risposte a problemi conservativi che accompagnano da secoli le grandi opere del Rinascimento, trasformando un singolo restauro in un possibile punto di riferimento per l'intera disciplina.
Pasquale Ruocco
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