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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliA PAD London il design non guarda solo al futuro ma anche «indietro», alle arti decorative, all’antiquariato e a quella lunga storia dell’oggetto in cui funzione, materia e bellezza non sono mai state categorie separate. La peculiarità della fiera è proprio mettere sullo stesso piano temporale un pezzo modernista e un’opera contemporanea, un mobile e una scultura, un manufatto artigianale e un gioiello, mostrando come il progetto affondi radici profonde nella storia dell’arte.
Dal 13 al 18 ottobre la diciottesima edizione (la prossima sarà dal 31 marzo al 4 aprile 2027 a Parigi e poi a Saint Tropez dal 1° al 4 luglio) torna a Berkeley Square, nel cuore di Mayfair, con 66 espositori provenienti da 15 Paesi, sette dei quali al loro debutto. La coincidenza con la settimana di Frieze è significativa perché intercetta una zona sempre più ampia e fluida, in cui i confini tra linguaggi tendono a sovrapporsi. Fondata nel 2007 dal mercante d’antiquariato parigino di quarta generazione Patrick Perrin, la fiera esprime appieno l’idea che il passato non sia un repertorio da conservare intatto ma una materia viva, capace di dialogare con la ricerca contemporanea. Lo dimostra il settore dedicato alla produzione storica, dove accanto ai grandi nomi del Novecento compaiono pezzi che sembrano quasi provenire da una storia più lunga delle arti decorative. Galerie Mathivet, per esempio, porta un tavolo unico di François-Xavier Lalanne, un arazzo di Josef Albers e una lampada di Maurice Dufrêne. Rose Uniacke costruisce invece un raffinato confronto tra opere di Pierre Jeanneret, Félix Agostini, Ingo Maurer e Adolf Loos. Modernity, da Stoccolma e Londra, guarda al modernismo scandinavo con Hans J. Wegner, Poul Henningsen, Märta Måås-Fjetterström e Kaare Klint.
«Neuronne» Cabinet di Erwan Boulloud (2025). Courtesy of Galerie Mélissa Paul and PAD London
«Wall of Wildness Tapestry II» di Adriana Meunié (2026). Foto dell’artista. Courtesy of the artist, Sarah Myerscough Gallery e di PAD Londo
Questi accostamenti suggeriscono che il progetto contemporaneo possa essere letto come un capitolo ulteriore di una vicenda iniziata molto prima della nascita di questo termine. La qualità di un pezzo, la lavorazione, la rarità dei materiali, la precisione della tecnica e l’invenzione formale appartengono infatti tanto alla tradizione delle arti decorative quanto alla cultura progettuale moderna. Tra gli stand emerge così una continuità che attraversa epoche e linguaggi. Anche le nuove gallerie sembrano muoversi in questa direzione. Boketto, da Parigi, debutta con «Through and Through», una mostra sulla densità e sulla trasparenza che riunisce autori di generazioni diverse. Initio Arts & Design, da Saint-Ouen, presenta una selezione dedicata all’Europa orientale, mentre Lloyd Choi Gallery, da Incheon, porta l’attenzione sulle pratiche sudcoreane e sul rapporto tra tradizione, filosofia orientale e natura. Yves Salomon Editions trasferisce invece nel progetto l’esperienza artigianale della maison, coinvolgendo designer contemporanei nella lavorazione di pelle, shearling e materiali riciclati.
Tra i debutti c’è anche Nikos Koulis, che ha sedi ad Atene, Mykonos, Paros e Parigi, con le collezioni di alta gioielleria «OUI» e «WISH». La gioielleria rappresenta un ulteriore punto di contatto con la storia dell’arte. Da Hemmerle, da Monaco, pietre preziose, forme organiche e materiali inattesi danno vita a pezzi unici; la parigina Elie Top lavora con diamanti antichi e gemme rare; Fernando Jorge, con spazi a Londra, New York e San Paolo, presenta nuove opere delle serie «Armour» e «High Armour», mentre Glenn Spiro, che opera tra Londra, Saint Tropez, Saint Barthélemy e New York, mette in relazione alta gioielleria e tradizioni artigianali ancestrali. Il gioiello, al pari del mobile o della scultura, diventa così un manufatto nel quale tecnica, materia e invenzione concorrono a definirne il valore.
«Kyushu» di Ptolemy Mann (2025). Courtesy of Tristan Hoare Gallery e di PAD London
«Mega Magma» di Kate Malone (2025). Photo Sylvain Deleu. Courtesy of Adrian Sassoon e PAD London
Sul versante contemporaneo, PAD ospita alcune delle gallerie che più hanno contribuito a spostare il progetto verso il territorio dell’arte. Friedman Benda (New York, Los Angeles) presenta per la prima volta a PAD il lavoro dell’artista Adam Pendleton, insieme a opere di Frida Escobedo e Faye Toogood. Carpenters Workshop Gallery (Londra, Parigi, New York, Los Angeles) con la ricerca di Giacomo Ravagli, continua a lavorare proprio sulla zona di confine tra arte e design, con opere che trasformano la funzione in una possibilità scultorea. Anche Galerie Kreo insiste sul confine tra scultura e funzione esponendo lavori di Guillaume Bardet, Jean-Baptiste Fastrez e Ronan Bouroullec. Infine, tornando agli espositori di design storico, spicca la scelta di Portuondo Gallery (Londra, New York, Madrid) che mette insieme Fernand Léger, Gio Ponti e George Nakashima: tre nomi che, osservati in successione, raccontano quanto sia difficile separare arte, architettura e design nel corso del Novecento. È una storia fatta di contaminazioni, esattamente come quella che PAD propone oggi: un percorso nel quale epoche, materiali e discipline diverse non si escludono ma si «illuminano» a vicenda.
«Patty Raynes and son» di Andy Warhol (1985). Courtesy of Galerie von Vertes e PAD London
Reversível (Reversible) Armchair di Carlo Hauner, 1950s. Courtesy of Galeria Bessa Pereira and PAD London
Sul versante contemporaneo, PAD ospita alcune delle gallerie che più hanno contribuito a spostare il progetto verso il territorio dell’arte. Friedman Benda (New York, Los Angeles) presenta per la prima volta a PAD il lavoro dell’artista Adam Pendleton, insieme a opere di Frida Escobedo e Faye Toogood. Carpenters Workshop Gallery (Londra, Parigi, New York, Los Angeles) con la ricerca di Giacomo Ravagli, continua a lavorare proprio sulla zona di confine tra arte e design, con opere che trasformano la funzione in una possibilità scultorea. Anche Galerie Kreo insiste sul confine tra scultura e funzione esponendo lavori di Guillaume Bardet, Jean-Baptiste Fastrez e Ronan Bouroullec. Infine, tornando agli espositori di design storico, spicca la scelta di Portuondo Gallery (Londra, New York, Madrid) che mette insieme Fernand Léger, Gio Ponti e George Nakashima: tre nomi che, osservati in successione, raccontano quanto sia difficile separare arte, architettura e design nel corso del Novecento. È una storia fatta di contaminazioni, esattamente come quella che PAD propone oggi: un percorso nel quale epoche, materiali e discipline diverse non si escludono ma si «illuminano» a vicenda.
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