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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliLe storie, le identità, le anime del Complesso Monumentale di Santa Croce pendono da un lucernario posto a un angolo del piano nobile. La luce si prende i varchi che le grandi finestre le concedono, irradiando il vuoto che separa il soffitto dai pavimenti in cotto dell'edifico cinqucentesco. A riverberarne i riflessi è la trama di catene annodate in argento, rame, ottone e acciaio, che Lucia Cristiani ha disposto verticalmente lungo questo spazio. L'opera - che apre il percorso di Tales, mostra conclusiva della seconda edizione della residenza artistica promossa da MARES - è semplice ma potente, in grado da sola di contenere mille fiabe.
Sottili e aggrovigliate, le catenine catalizzano da lontano l'attenzione del visitatore. Egli, nella vasta penombra dell'antico convento di Bosco Marengo (Alessandria, Piemonte), si avvicina ad esse come fossero mangrovie cascanti da un tempio tropicale, residui algosi di una stanza anticamente sommersa, armature sfilacciate di vecchie battaglie, rivoli d'acqua che scivolano da pareti consumate dai secoli, lacrime solidificate e annodate tra loro, quelle versate dai ragazzi che dal 1894 fino all'inizio degli anni Novanta sono stati detenuti nell'ex convento, trasformato in un riformatorio e carcere minorile. Tutte licenze interpretative sul lavoro di Cristiani, che del resto per sua ampia natura ben s'adatta al tema dell'esposizione.
Tales richiama infatti il potere del racconto come strumento attraverso cui comprendere il presente e immaginare nuovi futuri. Fiabe, credenze popolari, leggende e narrazioni speculative diventano dispositivi per leggere Santa Croce e le sue trasformazioni, mettendo in discussione le tradizionali separazioni tra realtà e immaginazione, natura e cultura, umano e non umano. In questa prospettiva, le storie continuano ad agire sul presente, plasmando il nostro modo di abitare il presente e immaginare ciò che verrà. In questa prospettiva il Complesso - fondato nel XVI secolo come convento domenicano e trasformato nel corso dei secoli in deposito militare, ospedale e riformatorio minorile, oggi adibito appunto a mostre ed eventi culturali - con i suoi spazi allo stesso tempo ameni e desolati, decadenti e saturi di tracce del passato, si configura come il contenitore ideale per ispirare, raccogliere e ridondare storie.
Lucia Cristiani, Dopo tanto perdermi (2024). Courtesy MARES. Foto Lorenzo Morandi
Krizia Leon Porta, El fin de la tormenta (2026). Courtesy MARES. Foto Lorenzo Morandi
Le opere esposte - realizzate da Lucia Cristiani, Martina Ferrari, Benedetta Fioravanti e Krizia León Porta nei due mesi di residenza trascorsi a Bosco Marengo - nascono così dalla stratificazione, decodifica e reinterpretazione delle molte vite che hanno attraversato il paese, la sua popolazione e il convento, interrogando il patrimonio come materia viva, capace di generare nuove relazioni e narrazioni. Presenze, rumori e ombre che abitano il monumentale Complesso hanno guidato la sensibilità delle artiste, in grado di muoversi senza attrito sulla soglia tra visibile e invisibile.
L'esposizione prosegue addentrandosi nei volumi più riposti dell'architettura, a partire dall'antica sala colloqui del riformatorio. È qui che risuona la seconda presenza firmata da Lucia Cristiani, l'installazione Living Mesh (2026): undici elementi in vetro sospesi nel vuoto, ricomposti e ibridati a partire dalla struttura formale di vecchi lampadari modulari di Angelo Mangiarotti. Nel loro librarsi galleggiante, le sculture scompongono la luce e ridisegnano la geometria della stanza, offrendo un'inedita mappa di corrispondenze tra la memoria dello spazio e la percezione dei corpi che oggi tornano ad attraversarlo.
Muovendosi verso una delle aule dell'ex riformatorio, l'immaginario scientifico e la matrice del folklore alpino si fondono nella ricerca di Martina Ferrari. La sua MOSTRO MUTANTE NATO ARTIFICIALMENTE ESCE DALLA GROTTA (2026) affida a due lanterne magiche il compito di proiettare sulle pareti antiche immagini di ghiacciai in via di dissoluzione, convertendo un arcaico dispositivo ottico in un reattore di visioni speculative e presenze incorporee. A questa fantasmagoria visiva fa da cassa di risonanza l'installazione sonora a tre canali slow pulse boy (2026), che propagandosi tra l'ambiente adiacente e le campate del porticato superiore dilata l'esperienza temporale in un'eco liquida e sospesa.
Lucia Cristiani, Living Mesh (2026). Courtesy MARES. Foto Lorenzo Morandi
Martina Ferrari, MOSTRO MUTANTE NATO ARTIFICIALMENTE ESCE DALLA GROTTA (2026). Courtesy MARES. Foto Lorenzo Morandi
Nella solennità dell'antica biblioteca conventuale, riconvertita in seguito a cappella, Krizia León Porta dispone le campiture di El fin de la tormenta (2026), un'installazione pittorica che indaga le compenetrazioni tra la massa terrestre, le dinamiche atmosferiche e le vertigini del cielo. L'opera muove dall'osservazione delle pratiche e dei rituali apotropaici che hanno impregnato per secoli le comunità contadine del Piemonte, dai cortei propiziatori delle rogazioni all'uso delle pietre del fulmine fino al rintocco delle campane invocato per spezzare la furia delle grandinate, trascrivendo sulla tela le traiettorie invisibili con cui l'uomo ha tentato di addomesticare le forze della natura.
L'itinerario giunge infine negli ambienti dell'ex lavanderia, dove Benedetta Fioravanti presenta il saggio video Us above the brutes (2026). Il punto di innesco del lavoro risiede nei graffiti e nei frammenti iconografici incisi sui muri delle celle di isolamento del riformatorio. Tracce minime che l'artista intreccia a documenti d'archivio e riprese contemporanee, distillando una narrazione speculativa capace di riscattare le proiezioni, i desideri e i mondi ipotetici immaginati dai giovani reclusi. Il lavoro di Fioravanti estende la propria eco fin dentro il perimetro ristretto delle celle stesse, dove l'artista ha chiamato l'autore tedesco Till Gerhard a intervenire direttamente con tre opere pittoriche, la cui stesura vibrante rievoca istanti di spensieratezza e libertà giovanile, quasi a voler restituire una possibilità di riscatto a uno spazio storicamente votato alla punizione.
Complesso Monumentale Santa Croce, Bosco Marengo, Alessandria, Piemonte
Davide Landoni
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