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Dieter Roth, «Senza titolo», ca 1977 e meuble à hauteur d’appui in bronzo dorato e mogano, XIX secolo

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Dieter Roth, «Senza titolo», ca 1977 e meuble à hauteur d’appui in bronzo dorato e mogano, XIX secolo

Che cos’è il cross collecting? Le nuove pratiche del collezionismo moderno

Rilevanza storica e legacy rimangono punti di riferimento fondamentali per le nuove generazioni di collezionisti Gen Z, ma la loro innovazione arriva da un approccio etico e sostenibile al collezionismo che pone al centro del suo focus trovare il pezzo giusto per il luogo giusto

Davide Landoni

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Passa il tempo, cambiano le generazioni e anche il collezionismo muta insieme ai suoi protagonisti. Evidenza fatalista ma corretta che, superato il primo quarto dell’ultimo millennio, assume sfumature radicali, mai prima d’ora così intense e particolari. Il mercato dell’arte globale sta infatti attraversando una metamorfosi che ne altera l’anatomia stessa, volgendola a una versione più olistica, che forse meglio gli si addice. Non era in fondo superflua la netta divisione in comparti merceologici di cui soffriva in precedenza? Dal crollo di ogni barriera, come un organismo che necessita di ogni sua componente, tutti sembrano giovarne. Se fino a un decennio fa lo studio e l’acquisto di opere d’arte si sviluppavano per linee verticali e impermeabili, dove il collezionista di dipinti antichi o di arredi storici raramente incrociava il percorso dell’appassionato di contemporaneo, oggi assistiamo allo strutturarsi di un’estetica fluida ed eclettica. Al posto del rigore filologico e storico, prende piede l’idea di uno spazio espositivo, o abitativo, in cui l’ambiente diventa ecosistema di contaminazioni trans-epoca, dove l’antiquariato non si difende isolandosi in modo elitario ma rinasce grazie alla capacità di dialogare con nuove forme di collezionismo. 

La transizione verso il cosiddetto «cross collecting» trova una spinta determinante, come accennato, nell’ingresso dirompente delle nuove generazioni sul mercato. Le edizioni più recenti dei report Art Basel/UBS e Deloitte Art & Finance confermano che i giovani facoltosi (High-Net-Worth Individuals appartenenti a Millennials e Gen Z) rappresentano ormai tra il 30% e il 40% degli acquirenti globali. Una nuova classe di collezionisti, forse stimolata da un contesto culturale più fluido ed eterogeneo, che non concepisce la divisione accademica delle arti. O forse la riconosce solo nella misura in cui può allontanarsene. Il report Deloitte evidenzia come la Gen Z destini ben il 56% del proprio budget ai Passion Assets, ovvero orologi di lusso, grande design d’autore, gioielli storici, auto d’epoca. Beni che rientrano anche nella crescente definizione di «Collectibles», la quale riunisce un vasto insieme di oggetti che, pur non appartenendo in senso stretto al mondo dell’arte, ne condividono l’orizzonte valoriale fatto di unicità, rarità, qualità e contenuto narrativo. Un ampio universo che muove dall’ambito del lusso ai memorabilia sportivi, cinematografici o legati al mondo pop. Sfera semantica contemporanea dove la grammatica antiquaria sembra apparentemente inutilizzabile. Eppure, non è così. Il paradosso più interessante risiede proprio in questo: un segmento per anni percepito come polveroso o rigidamente museale sta trovando una rinnovata giovinezza diventando l’elemento di contrasto e di autenticità insostituibile per le nuove collezioni. I dati indicano che le giovani generazioni non acquistano più un arredo del Settecento o una scultura classica per inserirli in un contesto coerente. Al contrario, l’antico viene scelto come «pezzo unico» o «scintilla vintage» da inserire in contesti dominati da installazioni digitali, pittura astratta o arredi di design avveniristici. Un cassettone d’epoca o un bronzo antico non sono alternative all’opera d’arte contemporanea ma ne esaltano la forza per contrasto visivo, giovandone a sua volta e creando un’esperienza estetica stratificata e personale. È il design, la poetica del contrasto. Forse ancor più difficile da raggiungere di tante vecchie operazioni più didascaliche e lineari. Inoltre, perché no, l’oggetto antico opera da legittimatore istituzionale di elementi contemporanei, a cui manca ancora la prospettiva storica. Ma oltre all’impatto visivo e al traino validativo, il rapporto tra l’antiquariato e le nuove forme di collezionismo si stringe attorno a un altro valore cardine per la Next-Gen, ovvero la sostenibilità. Per oltre il 75% dei giovani collezionisti censiti dai report di settore, l’impatto ecologico e l’autenticità storica sono fattori determinanti nelle scelte d’acquisto. E l’antiquariato, per sua natura, rappresenta l’archetipo dell’oggetto sostenibile: possiede una storia secolare, resiste all’obsolescenza e non richiede nuovi cicli industriali di produzione. Un ennesimo e inaspettato ribaltamento che sveste il segmento del suo manto nostalgico per riscoprirne il valore etico del tutto attuale. L’acquisto di un pezzo antico smette di essere un esercizio retrospettivo e si trasforma in una scelta etica, un modo per legare i propri passion assets contemporanei a un concetto di permanenza e di «legacy» nel tempo.

Infine, a favorire lo sviluppo di ecosistemi personali ed eterogenei concorre anche, e non potrebbe essere altrimenti, un fattore economico. La struttura del mercato attuale sembra infatti premiare il segmento del Mid-Market (le transazioni comprese tra i 50mila e i 500mila dollari), mentre la fascia Ultra-High-End dei capolavori multimilionari soffre di una maggiore selettività. Il terreno di scoperta ideale per un buyer che non ha le risorse per concentrarsi sui pochi e altisonanti nomi del contemporaneo mentre può più facilmente diversificare il proprio capitale e toccare diversi ambiti collezionistici. Maggiore stabilità patrimoniale, dunque, insieme a un ritorno emotivo (ed economico) diversificato. Un bel sospiro di sollievo, se vogliamo, anche per l’intero comparto dell’antiquariato. Non è necessario seguire mode o rincorrere i gusti: per continuare a esistere, ed essere competitivi, non serve che rimanere se stessi.

Orologi d’epoca in vendita insieme a una fotocamera Reflex biottica a Colaba Causeway, 2008. Foto ghoseb

Davide Landoni, 12 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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