Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Matteo Bergamini
Leggi i suoi articoliC'è un problema, quando si scrive della produzione della designer Maria Calderara, ed è quello di dover spiegare che il suo non è un lavoro «tra moda e arte», perché il dialogo con gli artisti - da Patella a Manzoni, da Binga, Tibaldi e Scaccabarozzi - non è semplicemente un raccogliere elementi, una trasposizione di immagini, ma una pratica di incontro: è porsi accanto a una tensione e verificare se le energie collimano. Non è un caso, d'altronde, che la designer molto spesso intrattenga un dialogo continuo con alcuni dei protagonisti scelti per le sue «stagioni» che va ben oltre le presentazioni e la singola collezione: in occasione della scorsa collezione autunno-inverno, dedicata a Tomaso Binga, sono stati infatti proprio gli artisti coinvolti in precedenza o i loro eredi a mettersi in gioco per sfilare nell'iconico spazio di via Lazzaretto 15, showroom Calderara, che aprirà le sue porte in preview il prossimo 25 settembre, dalle 14.30
Ma torniamo a «Xilema», titolo precisissimo: lo xilema è il tessuto vascolare che porta l'acqua dalle radici alle foglie. Invisibile, strutturale, indispensabile, come il miglior vestito: «trascendente» rispetto al corpo e allo stesso tempo avvolgente, necessario. Non è un caso che si usi l'espressione «seconda pelle» per indicare la perfezione dell'abito. E proprio questo è ciò che accade nell'incontro sublimato di xilema tra Calderara e Di Maggio: non una metafora decorativa, ma un modello di organizzazione che non distingue tra struttura e ornamento, riportando questa condizione nei capi.
Ecco che le stampe ispirate alle strutture vascolari non si applicano sulla superficie: la attraversano; i corsetti e i bustini evocano membrane, ma senza mai diventare anatomici; il Framed Bustier, con le stecche di balena in tensione, è la prova più chiara: si apre sul corpo come un fiore, e dialoga con Lotus (2012) di Di Maggio senza citarla, come ricorda la stessa stilista, ma rimarcandone la precisione poetica: «Lavorando immersa nell'universo di Elisabetta – scrive Calderara nelle note che accompagnano la collezione – alcune sue immagini sono entrate nel mio inconscio creativo» e sono riapparsi seguendo le leggi della deregulation, ovvero il costruire i volumi senza una gerarchia precostituita, pratica che appartiene al modus operandi della designer. Così, le camicie si indossano al rovescio e mostrano l'altro volto del ricamo e, sovrapposte, creano quel doppio gioco percettivo che appartiene, ancora, alle opere della Di Maggio, sul filo della tecnica minuziosa che scavalca se stessa per integrare altri mondi: leggeri ma non fragili, trasparenti ma non assenti. Esattamente come accade nei tessuti scelti da Calderara, e nei materiali che compongono la linea dei gioielli: macramè che diventa reticolo vascolare, perle di Tahiti, conchiglie incise a merletto, resine, frammenti tessili trasformati in piccole sculture, in consonanza con le porcellane di Di Maggio, ispirate ai merletti veneziani del Cinquecento e Seicento del Museo di Burano.
E poi ci sono i colori che ritornano: il bianco, il nero, rosso e un pizzico di blu e d'oro, a interagire in volumi espandibili, in inserti che appaiono come coralli, intrecci di creature marine, fulmini rossi che attraversano le braccia, luci puntinate di un paesaggio sconosciuto a cui è necessario, ancora una volta, avvicinarsi con la voglia di intendere che le collaborazioni non devono per forza somigliarsi tra le parti, quanto piuttosto creare un nuovo lessico che, in questo caso, sembra parlarci della bellezza della calma come condizione del fare. Prendersi il tempo del dettaglio, per rivelare lo xilema invisibile e fondamentale della creazione. Una posizione scomoda che dimostra la sua forza, nei tempi che corrono.
Sopra: Maria Calderara, Layered corsets creating the sculptural form of a corolla #XILEMASS27. Sotto: Elisabetta Di Maggio, Lotus (dettaglio), 2012. Courtesy artist
Sopra: Maria Calderara, Iconic Puppet Dress with Butterfly Flight Path appliqué #XILEMASS27. Sotto: Elisabetta Di Maggio, Traiettoria volo di farfalla #2, 2011. Courtesy collezione privata New York
Matteo Bergamini
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Colorata, complicata, meravigliosa, luogo al di là di tutti i luoghi comuni dove tutti confluiscono: Rio de Janeiro nella sua prima, ufficiale, Settimana dell’Arte
Aprirà in occasione di Frieze, il 10 ottobre, il nuovo spazio-galleria londinese con servizio di advisory tutto dedicato all’arte del Sud Globale, creato dalla collezionista e mecenate Flavia Nespatti
Fino a domenica la quinta edizione della fiera di San Paolo, negli spazi di ARCA, rimette in gioco le gallerie brasiliane, e una manciata di straniere, in un percorso tra new entry e ritorni consolidati. Un’occasione, anche, per esplorare l’offerta della metropoli
Alla Galleria Galatea di San Paolo una mostra dedicata al Padiglione Brasiliano di una iconica Biennale di Venezia, quella del 1978, per rileggere l’arte popolare di ieri attraverso lo sguardo, e il mercato, contemporaneo



