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A sinistra: Elisabetta Di Maggio, Senza titolo 2010. Courtesy artist A destra: Maria Calderara, White taffeta dress and skirt composition with raised branch appliqués #XILEMASS27

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A sinistra: Elisabetta Di Maggio, Senza titolo 2010. Courtesy artist A destra: Maria Calderara, White taffeta dress and skirt composition with raised branch appliqués #XILEMASS27

Nelle creazioni di Maria Calderara arte e moda non dialogano, si incontrano

Per la sua prossima collezione, XILEMA, la designer trae ispirazione dalle poetiche dell’artista Elisabetta di Maggio, riportando la precisione della natura alla definizione dell’abito e del gioiello

Matteo Bergamini

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C'è un problema, quando si scrive della produzione della designer Maria Calderara, ed è quello di dover spiegare che il suo non è un lavoro «tra moda e arte», perché il dialogo con gli artisti - da Patella a Manzoni, da Binga, Tibaldi e Scaccabarozzi - non è semplicemente un raccogliere elementi, una trasposizione di immagini, ma una pratica di incontro: è porsi accanto a una tensione e verificare se le energie collimano. Non è un caso, d'altronde, che la designer molto spesso intrattenga un dialogo continuo con alcuni dei protagonisti scelti per le sue «stagioni» che va ben oltre le presentazioni e la singola collezione: in occasione della scorsa collezione autunno-inverno, dedicata a Tomaso Binga, sono stati infatti proprio gli artisti coinvolti in precedenza o i loro eredi a mettersi in gioco per sfilare nell'iconico spazio di via Lazzaretto 15, showroom Calderara, che aprirà le sue porte in preview il prossimo 25 settembre, dalle 14.30

Ma torniamo a «Xilema», titolo precisissimo: lo xilema è il tessuto vascolare che porta l'acqua dalle radici alle foglie. Invisibile, strutturale, indispensabile, come il miglior vestito: «trascendente» rispetto al corpo e allo stesso tempo avvolgente, necessario. Non è un caso che si usi l'espressione «seconda pelle» per indicare la perfezione dell'abito. E proprio questo è ciò che accade nell'incontro sublimato di xilema tra Calderara e Di Maggio: non una metafora decorativa, ma un modello di organizzazione che non distingue tra struttura e ornamento, riportando questa condizione nei capi. 

Ecco che le stampe ispirate alle strutture vascolari non si applicano sulla superficie: la attraversano; i corsetti e i bustini evocano membrane, ma senza mai diventare anatomici; il Framed Bustier, con le stecche di balena in tensione, è la prova più chiara: si apre sul corpo come un fiore, e dialoga con Lotus (2012) di Di Maggio senza citarla, come ricorda la stessa stilista, ma rimarcandone la precisione poetica: «Lavorando immersa nell'universo di Elisabetta – scrive Calderara nelle note che accompagnano la collezione – alcune sue immagini sono entrate nel mio inconscio creativo» e sono riapparsi seguendo le leggi della deregulation, ovvero il costruire i volumi senza una gerarchia precostituita, pratica che appartiene al modus operandi della designer. Così, le camicie si indossano al rovescio e mostrano l'altro volto del ricamo e, sovrapposte, creano quel doppio gioco percettivo che appartiene, ancora, alle opere della Di Maggio, sul filo della tecnica minuziosa che scavalca se stessa per integrare altri mondi: leggeri ma non fragili, trasparenti ma non assenti. Esattamente come accade nei tessuti scelti da Calderara, e nei materiali che compongono la linea dei gioielli: macramè che diventa reticolo vascolare, perle di Tahiti, conchiglie incise a merletto, resine, frammenti tessili trasformati in piccole sculture, in consonanza con le porcellane di Di Maggio, ispirate ai merletti veneziani del Cinquecento e Seicento del Museo di Burano. 

E poi ci sono i colori che ritornano: il bianco, il nero, rosso e un pizzico di blu e d'oro, a interagire in volumi espandibili, in inserti che appaiono come coralli, intrecci di creature marine, fulmini rossi che attraversano le braccia, luci puntinate di un paesaggio sconosciuto a cui è necessario, ancora una volta, avvicinarsi con la voglia di intendere che le collaborazioni non devono per forza somigliarsi tra le parti, quanto piuttosto creare un nuovo lessico che, in questo caso, sembra parlarci della bellezza della calma come condizione del fare. Prendersi il tempo del dettaglio, per rivelare lo xilema invisibile e fondamentale della creazione. Una posizione scomoda che dimostra la sua forza, nei tempi che corrono.

Sopra: Maria Calderara, Layered corsets creating the sculptural form of a corolla #XILEMASS27. Sotto: Elisabetta Di Maggio, Lotus (dettaglio), 2012. Courtesy artist

Sopra: Maria Calderara, Iconic Puppet Dress with Butterfly Flight Path appliqué #XILEMASS27. Sotto: Elisabetta Di Maggio, Traiettoria volo di farfalla #2, 2011. Courtesy collezione privata New York

Matteo Bergamini, 21 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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