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Matteo Bergamini
Leggi i suoi articoliLo scorso anno il team de Art.PE (14-18 ottobre), la fiera d'arte contemporanea di Recife (Brasile) creata dall'architetto Diogo Viana (oggi Direttore Generale), l'aveva annunciato: dal 2026 tutto lo spazio del Recife ExpoCenter sarebbe stato destinato alla manifestazione. E nonostante le promesse del mondo dell'arte siano spesse quelle da marinaio, la fiera ha mantenuto la promessa: poco più di 50 gallerie (una quindicina in più dello scorso anno) di cui tutte giovani o emergenti tra le più vivaci del Paese. Da San Paolo entrano Carmo Johnson Projects, Central, Claraboia, WG, OMA, Fasam, Yehudi Hollander-Pappi, Sardenberg e Pinakotheke, tra le altre, mentre da Rio de Janeiro marcano presenza nella nuova fiera Refresco, Silvia Cintra + Box 4 e Anita Schwartz e la giovane Ocupá, nella sezione del Progetti Speciali. Ritornano anche le «established»: Nara Roesler e la sede paulistana di Galleria Continua.
Tutte presenti le gallerie recifensi, a rimarcare il contributo culturale che Pernambuco - stato federato situato nella regione del Nordest - offre all'arte contemporanea latina e non solo: Arte Plural, Cecí, Marco Zero, Garrido, Amparo 60, Número, Christal e Boi di Caruaru, tra le altre. Dalla regione nord arrivano la giovanissima Boaventura, di Belém e Manaus Amazônia, galleria che ha una traiettoria di quasi dieci anni ma che è alla sua prima volta in una manifestazioni di questo tipo. «Penso che la fiera, con il tempo, arriverà a rappresentare questo luogo di diversità, senza giocare con la volontà di introdurre «rappresentazioni», né per posizionarci al livello di altre fiere maggiori, né per arrivare a un alto numero di partecipazioni», ci racconta Beth da Matta, ex direttrice del MAMAM di Recife e direttrice artistica della fiera dal 2024, che rimarca la potenza e la scommessa di costruire una fiera d'arte contemporanea in un luogo come Recife, ricordando il pittore Cícero Dias e il suo celebre titolo Eu vi o mundo... ele começava no Recife, (Io vidi il mondo... cominciava a Recife, Ndr), 1926, una delle opere più importanti del Modernismo Brasiliano che diventò (anche) il simbolo della città e che marcò fortemente l'identità pernambucana e, di una certa forma, nordestina. «Decidere di investire su Recife, per guardare il mondo, significa un po' questo: è uscire dai dualismi e intendere che il Brasile va oltre le categorie: è un Paese profondamente culturale che vogliamo portare, nel nostro piccolo, fuori dalle schematizzazioni, in questo caso dell'arte».
Ma come si presenta, all'atto pratico, questaArt.PE? Una fiera colorata, anche nell'allestimento: grazie al supporto dell'impresa Iquine, specializzata in vernici, ogni galleria ha potuto scegliere il colore delle proprie pareti e creare così un ambiente decisamente meno ostile e più curato rispetto alle molte fiere «white cube» dislocate per il mondo. Un dettaglio che si accosta bene al calore di Pernambuco e alla sua ospitalità. Tra i migliori stand, da segnalare per l'accuratezza e il coraggio, Central di San Paolo con un solo show dell'artista Lourival Cuquinha, tutto dedicato alle relazioni tra capitalismo e relazioni sociali, dove si equipara ironicamente il valore degli oggetti d'arte, appartenenti al mondo della sensibilità, al valore d'uso meramente utilitario di altri beni di consumo. Una presentazione puramente installativa (mica facile, nei giorni della pittura a tutti i costi) che cade temporalmente perfetta in quella zona di conflitto tra il primo e il secondo turno delle elezioni brasiliane, utilizzando l'arte come mezzo per raccontare il conflitto tra la stereotipata idea di cultura e la comune idea del lavoro. Altri due stand paulistani che hanno costruito dialoghi curiosi: Sardenberg, con il progetto «Onde o mar começa» (Darks Miranda, Yan Copelli, Maria Alice Salgado e Sofia Nehring), ispirato a un'altra leggenda recifense, secondo la quale dall'unione dei fiumi Beberibe e Capibaribe che sfociano nel mare nel centro storico di Recife sia nato l'Atlantico; Carmo Johnson, invece, propone una rilettura della natura mostrando, tra gli altri, la produzione del collettivo MAHKU e le costruzioni scultoriche in tessuto di Nara Guichon.
Insomma, la fiera ha il suo «molho», come si dice un po' più a sud, a Bahia: molte gallerie seducono per gli allestimenti e la preziosità delle opere, ed è curioso rivedere – stavolta in piccolo formato – la produzione di alcuni artisti che già sono stati esposti in varie manifestazioni istituzionali, come Francelino Mesquita e le sue sculture, tra i protagonisti della prima Biennale dell'Amazzonia, nel 2023. Attenzione anche alla fotografia, la grande assente delle fiere globali, con la prima edizione del Premio Shopping Recife, tutta dedicata all'arte dell'immagine nell'anniversario dei 200 anni dalla nascita.
E le vendite? Alcuni galleristi, specialmente tra le «new entry», dichiarano che sono a Recife più per sondare il terreno, perché le voci corrono e di fronte all'entusiasmo percepito all'unanimità in occasione dell'edizione 2025, è doveroso dare una chance anche a questo lato del Paese, uscendo dal nucleo commerciale Rio-San Paolo.
Sardenberg, vista dello stand, Art-PE 2026
Per alcuni tra le istituzionali, invece, la fiera è stata ottima nelle scorse edizioni per incontrare collezionisti locali che comprano in Pernambuco a prezzi più concorrenziali, per spedire poi le opere in altri indirizzi, principalmente nella regione sud-est. Un fenomeno che giustifica in parte una certa mancanza di collezioni d'arte contemporanea di grande portata a Recife, ma che non toglie, di fatto, possibilità alla fiera, come ricorda Beth da Matta: «La famosa generazione Z cresciuta con i grandi Modernisti raccolti dai nonni o dai genitori, che ha consumato Francisco Brennan, João Câmara, Lula Cardoso Ayres, Wellington Virgolino, entrano in contatto con altre realtà, altre narrative e, quando ritornano, accompagnano la nuova produzione con un altro sguardo. Quello a cui possiamo aspirare come fiera, per il prossimo futuro, è diventare una nuova rotta dell'arte: Recife lo è stata in passato e oggi siamo molto più vicini di molti altri destini e molto più disposti a offrire originalità rispetto alle grandi fiere che, stiamo osservando, non sono più sostenibili. Vogliamo porci come una fiera che sappia accogliere e che, allo stesso tempo, possa provocare una riflessione sul nostro tempo». L'identità della fiera, infatti, è chiarissima: alle gallerie è chiesto di presentare opere che abbiano prezzi (in media) allineati sull'asse 5-25mila reais, che tradotto in euro risulta circa tra i mille e i 5mila euro, con le dovute eccezioni. Il costo degli stand? Anche in questo caso, rispetto a molte altre omologhe, i prezzi sono decisamente abbordabili: si va dai 17mila per gli stand minori, ai 35mila reais per le metrature maggiori (circa 7mila euro). E un altro numero sulla quale la Direttrice Artistica non transige e che, promette, non si supererà nelle prossime edizioni, è il 12: una dozzina di gallerie provenienti da San Paolo, non di più.
Il motivo, principalmente, è proprio la tutela della diversità, la necessità di ArtPE di focalizzare, appunto, su un Brasile differente: «Oltre a costruire la nostra visualità, vogliamo anche mantenere lo spazio per i progetti speciali, per dare risalto a quelle giovanissime realtà che ancora stanno cercando un equilibrio nel mercato e alla scoperta di altre geografie». A proposito di geografie, quest'anno fa parte della fiera anche una delegazione argentina di nove gallerie di varie regioni del Paese, rompendo anche in questo caso l'idea di Buenos Aires Caput Mundi, riunite sotto il tema «Territorio e Identità» e arrivate a Recife grazie al Consolato Argentino della Capitale del Pernambuco. E poi c'è la questione educativa: non solo presentazioni di libri, ma letture di portfolio e la possibilità per una dozzina di giovani artisti provenienti da diversi stati del Nordest Brasiliano (Piauí, Ceará, Maranhão) di conoscere la fiera per intendere, un poco, rispetto dei meccanismi che regolano mercati, rappresentazioni, contratti di consegna e, in generale, l'arte nei suoi aspetti più commerciali.
Recife, porto dell'arte del futuro? In un'epoca di ristrutturazione di concetti, di ridimensionamento e di equilibri globali che sempre di più sembrano scricchiolare sotto il peso di un mondo che vuole allontanarsi dal proprio, fallimentare, recente passato, potrebbe non essere una utopia!
Central Galeria, solo show di Lourival Cuquinha, Art.PE 2026
Matteo Bergamini
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