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Giovanni Battista Salvi detto Sassoferrato, «Madonna col Bambino» (particolare)

Courtesy di Allemandi & Sons

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Giovanni Battista Salvi detto Sassoferrato, «Madonna col Bambino» (particolare)

Courtesy di Allemandi & Sons

Meno stand e più relazione: così cresce AMART

L’ingresso di new entry di rilievo come Carlo Orsi, Botticelli Antichità, Burzio e Galerie Traits Noirs consolida la qualità dell’VIII edizione della fiera milanese

Dal 5 all’8 novembre il Palazzo della Permanente apre i suoi storici spazi ad AMART 2026, la mostra mercato promossa dall’Associazione Antiquari Milanesi (di cui è presidente Michele Subert), che riunisce circa 60 delle più prestigiose gallerie antiquarie, in prevalenza italiane ma anche internazionali, presenti con una selezione di dipinti, sculture, mobili,argenti, preziosi, tappeti, oggetti d’arredo antichi e dell’Ottocento ma anche del Novecento storico, oltre a importanti pezzi di design e di arti decorative del XX secolo. Come è ormai consuetudine, anche quest’anno si rinnova il legame con il Museo Poldi Pezzoli, uno dei gioielli della città, di cui l’Associazione Antiquari Milanesi è partner nel restauro del «Ritratto di Giuseppe Baslini», un’opera di Giuseppe Bertini firmata e datata 1887 (anno della morte di Baslini e quindi quasi certamente un ritratto postumo), grande antiquario del tempo di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, che fu determinante nella formazione delle sue collezioni (a Baslini la Fondazione Adolfo Pini di Milano dedica la mostra ora in corso curata da Martina Colombi: «Lo testimonia anche Wilhelm von Bode nelle sue lettere», ci spiegano dal Museo milanese. «Quanto a noi, abbiamo verificato grazie al libro dei conti che circa un quarto della collezione di Gian Giacomo fu formata da lui: non c’è mese in cui non ci fosse un pagamento a Baslini»). «Tenevamo molto a questo restauro», spiega Michele Subert a «Il Giornale dell’Arte», «perché è importante rammentare quanto i migliori antiquari abbiano collaborato in prima persona alla formazione di collezioni pubbliche e di raccolte private poi entrate nei musei: è anche grazie al mercato se tante opere del passato sono giunte sino a noi e sono oggi accessibili alla collettività». Con lui parliamo di questa VIII edizione di AMART.

Mastro corazzaio milanese, Completo difensivo alla pisana, Milano ultimo quarto del XVI secolo. Courtesy di Gallori Turchi

Presidente Subert, anche quest’anno gli espositori sono una sessantina: non moltissimi. Perché?
Perché l’essersi limitati nelle ultime edizioni a una sessantina di presenze è stata una scelta vincente: ha dato più respiro agli stand e più agio ai galleristi di esporre al meglio le loro opere. Mi trova molto d’accordo un’affermazione del vostro direttore Luca Zuccala che, seppure parlando in un altro contesto, sosteneva che le mostre oggi dovrebbero essere «mostre-boutique». Questa lo è: gli spazi non sono grandissimi ma le opere esposte documentano al meglio l’evolvere del gusto nei secoli, dall’antico al design.

L’antiquariato ha vissuto anni pesanti: l’unico comparto che reggeva era quello del grande collezionismo, mentre il versante dell’«arredamento» era punito. Qualcosa però sembra che stia cambiando. Che cosa ci può dire?
Io penso che dopo il minimalismo degli ultimi anni si stia assistendo a un ritorno all’antico anche nell’arredamento. Certo non vedremo un ritorno al «museo in casa», in cui tutto era della stessa epoca, ma vedremo degli inserimenti più filologici, più pensati (lo scriveva, molto correttamente, il 21 settembre scorso Germano D’Acquisto proprio sulle vostre colonne). Ed era un risultato auspicabile, a ben vedere: oggi si compra in base al proprio gusto, abbinando anche cose molto diverse. Credo che si possa dire che “siamo diventati grandi” e che possiamo permetterci di scegliere quello che ci piace,che sia un pezzo antico, o moderno, o di design o che altro.

Ci sono nuovi espositori ad AMART 2026?
Sì, abbiamo alcune «new entry» di grande prestigio, come quelle di Carlo Orsi e Bruno Botticelli, di Milano e Firenze, di Luca Burzio, Londra, e della Galerie Traits Noirs, Parigi. Ne siamo molto orgogliosi.

Ercole Ferrata, «Busto di San Carlo Borromeo». Courtesy di Botticelli Antichità

Ma che cosa vedremo ad AMART 2026? Partendo dai nuovi arrivi, Carlo Orsi presenta una monumentale «Veduta del Castello Sforzesco di Milano» di Scuola lombarda, databile all’inizio del XVII secolo, rarissima testimonianza dell’aspetto di quella gran mole negli anni della dominazione spagnola. Il corteo di nobiluomini e nobildonne in primo piano e i vessilli sui torrioni ci dicono che si celebrava qualche evento di grande importanza ma gli studi sono ancora in corso. Nello stand condiviso con Carlo Orsi, Botticelli, presenta alcune sculture, fra le quali spicca un «Busto di san Carlo Borromeo» in marmo di Ercole Ferrata (1610-86), mentre Burzio esibisce tra l’altro una coppia di «Magot» (Piemonte,1800 circa) in papier-maché, rari anche per le dimensioni, raffiguranti un funzionario mandarino con la moglie, entrambi con il capo oscillante in segno di assenso, mentre la Galerie Traits Noirs presenta un inchiostro su carta di Eugène Delacroix, un olio del 1950 di Wifredo Lam e una tecnica mista del 1975 di Joan Miró.

Passeggiando tra gli stand, ecco la sensuale «Menade» in marmo di uno scultore veneto del Settecento proposta da Antichità Giglio, Milano, mentre l’ultimo Ottocento è l’ambito di collezionismo delle Galeries du Luxembourg, Bergamo, che espongono, tra gli altri, il luminoso dipinto «Cabinet de toilette» dell’olandese Willem Adriaan Paerels (1878-1962) appartenuto a una collezione prestigiosa. Stessi anni per il sensualissimo bronzo di Giovan Battista Alloati «Il risveglio della Medusa», 1900 ca., visibile da Arcuti Fine Art, Torino-Roma. Restando tra le «femmes fatales» e restando nel Novecento, ecco «Le due tigri», 1929, scultura ceramica di Sandro Vacchetti della Manifattura Lenci di Torino, esposta da Raffaello Pernici-Best Ceramics di Rosignano Marittimo (Livorno), mentre arretriamo al Seicento, con le sue turgide forme femminili, da Tornabuoni Arte-Arte Antica di Roberto Casamonti: qui ci s’imbatte, tra gli altri, in «Diana al bagno e Atteone», di Agostino Masucci (1691 ca.-1758), nella «Venere e amorini» di Marco Liberi (1644-96) e in «Venere e Adone» di Pietro Liberi (1605-87). Tutt’altra atmosfera, ma sempre pieno Seicento, per la tragica «Didone» di Carlo Francesco Nuvolone (1609-61), presentata da Antichità La Pieve, Sabbio Chiese (Brescia). Entriamo invece nel Settecento, e nell’alta società, con il «Ritratto di Giulio Gregorio Orsini, Sovrintendente Generale alla Milizia Urbana»,1755, di Giacomo Ceruti, già collezione Koelliker, esposto da BKV Fine Art, Milano. Per la scultura antica c’è la «Madonna con Bambino» in legno dipinto (1315-20 ca, Scultore lombardo, Primo Maestro della Loggia degli Osii) di Botticelli Antichità, Firenze; per i tappeti, l’inedito «Star Kazak» della metà dell’800, tappeto assai amato dai collezionisti, presentato dalla Galleria Mirco Cattai, Milano. 

Scultore veneto del XVIII secolo, «Menade». Courtesy Antichità Giglio

Tappeto Star Kazak, metà XIX secolo, Caucaso. Courtesy Galleria Mirco Cattai

Arrivando al Novecento, da Lorenza Salamon Fine Art ecco la rara, grande acquaforte di Giorgio Morandi «Natura morta con caffettiera», 1933, stesso anno della «Veduta veneziana» di Giorgio de Chirico proposta dalla Galleria Russo, Roma, mentre M.F. Toninelli Art Moderne, Montecarlo,esibisce una scultura di Jean Arp del 1960 e Marco Arosio, Milano, una grande scultura in vetro blu modellato a caldo di Roberto Sebastian Matta, realizzata nel 1967 a Venezia da Egidio Costantini-Fucina degli Angeli. Non mancano ovviamente i mobili e gli arredi, fra i quali si segnalano il tavolo da centro in legno parzialmente dipinto e dorato (Parigi,1810-20 circa) di Piva & C., Milano, un importante secrétaire di Giuseppe Maggiolini da Allemandi Fine Art, Milano, e da Phidias Antiques, Reggio Emilia un tavolo guéridon di Carlo Francesco Maggiolini, figlio e collaboratore stretto di Giuseppe. E poi, arte orientale, arte africana, gioielli, e innumerevoli altre bellezze e sorprese. Infatti, Michele Subert invita tutti a «“intervistare” gli espositori: tutti noi, spiega, studiamo e conosciamo a fondo i nostri pezzi, che raccontano tante bellissime storie, ed è per noi una grande soddisfazione avvertire e soddisfare la curiosità dei visitatori».

Tavolo da centro in legno parzialmente dipinto e dorato, Parigi, 1810-20 circa. Courtesy di Piva & Co

Ada Masoero, 05 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

Ada Masoero

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