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Con il restauro dei due grandi dipinti «Paesaggio con eremiti» e «Paesaggio con pastori e pellegrini» del pittore fiammingo Paul Bril (Anversa, 1554-Roma, 1626), realizzato nel quarto centenario della sua morte, si completa l’allestimento della Sala 7, dei Fiamminghi, della Pinacoteca Ambrosiana, una sorta di scrigno prezioso in cui sono esposte le opere dei Maestri fiamminghi prediletti dal fondatore dell’Ambrosiana, il cardinale Federico Borromeo (1564-1631). Opere di cui, come quelle di Jan Brueghel il Vecchio esposte nello stesso spazio, Federico Borromeo non fu solo il collezionista ma il committente diretto poiché, come spiega monsignor Marco Navoni, Prefetto dell’Ambrosiana, «nel suo progetto culturale si proponeva di rivivificare quell’“umanesimo cristiano” che vede la natura come creazione di Dio e come luogo in cui si manifesta la salvezza: la natura, minuziosamente descritta da questi autori, diventa la cornice in cui accadono i fatti narrati, che vi appaiono come dettagli. Quasi si potrebbe parlare di un suo ecologismo ante litteram».
A rendere possibile il restauro, come già accadde l’anno scorso per l’inaugurazione della Sala dei Fiamminghi della Pinacoteca, nel quarto centenario della morte di Jan Brueghel il Vecchio (1568-1625; autore tra l’altro dello strepitoso «Vaso di fiori con gioiello, monete e conchiglie» amatissimo dal cardinal Federico, che unisce un centinaio di specie di fiori rari e diversi), è stata Intesa Sanpaolo, in una collaborazione con questa illustre istituzione che si fa sempre più stretta.
Preceduto dalle indagini diagnostiche non invasive condotte da Chiara Sotgia («due soli, e periferici, i microprelievi, spiega, per studiare la stratigrafia dalla preparazione alla superficie»), l’intervento, come chiarisce la restauratrice Anna Pirovano, «ha rappresentato un autentico salvataggio per queste due grandi tele (120 centimetri per 216 ognuna, Ndr) dipinte a tempera su una preparazione sottilissima, il cui legante organico è evaporato nel tempo sbriciolando il colore. Un degrado cui ha contribuito anche il fatto che ognuna è formata da due teli, le cui cuciture deformavano la superficie, mentre il perimetro delle tele stesse era sensibilmente ridotto, tanto da dover realizzare delle fasce perimetrali per poterle assicurare al nuovo telaio».
Sottoposti a un delicato processo di pulitura e a un minuzioso, indifferibile consolidamento pittorico, i due dipinti sono stati messi in sicurezza per il futuro («prendersi cura del nostro patrimonio significa trasmetterlo nella sua integrità a chi verrà dopo di noi», ha commentato Andrea Canova, presidente della Congregazione dei Conservatori) e hanno al tempo stesso ritrovato non solo le loro cromie, ma anche la profondità e la prospettiva, che nel tempo si erano appiattite. L’intero intervento è documentato in una delle postazioni interattive che si trovano al centro della sala.
Le due opere, dipinte a tempera su lino (al contrario di quelle che le accompagnano, dipinte invece a olio, e quindi ben più smaglianti) sono esposte nella parte alta delle due pareti brevi della sala. In una splendida natura abitata da animali di ogni sorta, si vedono in una («Paesaggio con eremiti») dei monaci in primo piano e, più indietro, un pastore a riposo con le sue pecore e il cane accucciato ai suoi piedi, sullo sfondo di una strada percorsa da viandanti e cani che attraversano uno dei ponti a schiena d’asino, un po’ malconci, che ricorrono con frequenza nei dipinti di Paul Bril. Alle loro spalle, una luminosa insenatura, molto simile a quella che figura nell’altra tela, il «Paesaggio con pastori e pellegrini», dove si vedono un ponte simile, un paesaggio montuoso con gole e forre e un vasto estuario. Il tutto, immerso nella luce sapiente propria di questo artista, che era anche un abilissimo disegnatore, com’è dimostrato dai mille piccoli animali e dai dettagli curiosi inseriti nello scenario naturale.
Come tutte le opere della sua collezione, anche queste furono donate nel 1618 da Federico Borromeo alla Pinacoteca (il più antico museo di Milano), da lui istituita in quell’anno a completamento della Biblioteca, dove si conservano tesori inestimabili, questa aperta al pubblico dallo stesso Borromeo sin dal 1609, nel suo disegno grandioso di creare un polo culturale che unisse tutti gli ambiti del sapere e delle arti visive.
Paul Bril, «Paesaggio con eremiti», Milano, Pinacoteca Ambrosiana. © Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Foto Marta Carenzi Mondadori Portfolio
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