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Acquamanile fiammingo con Aristotele cavalcato da Fillide, fine del XIV secolo, New York, Metropolitan Museum

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Acquamanile fiammingo con Aristotele cavalcato da Fillide, fine del XIV secolo, New York, Metropolitan Museum

Ma che cosa stanno facendo? • Settima lezione per capire il soggetto dei quadri

Storie, misteri e segreti nascosti nei dipinti che occorre imparare a scoprire: quando Aristotele fu innamorato e venne da una donna cavalcato

A Palermo, nel magnifico edificio medievale di Palazzo Steri, si conserva uno dei più preziosi soffitti lignei dipinti italiani.  Al tempo delle nozze di Manfredi III ed Eufemia Ventimiglia, nella Sala Magna  fra il 1377 e il 1380 furono dipinti dai pittori Cecco di Naro, Simone da Corleone e Pellegrino De Arena da Palermo circa 600 pannelli lignei decorativi con 50 storie che in un rutilante e coloratissimo insieme costituiscono una sorta di enciclopedia del sapere dell’epoca con temi biblici e cavallereschi, moralistici e didascalici, tornei cavallereschi, esaltazione della figura femminile e storie tratte dal ciclo arturiano e da quello carolingio. Le immagini che ricoprono le travi mostrano l’influenza della cultura cortese-cavalleresca di matrice francese, e vi riconosciamo, fra i tanti, Tristano e Isotta, Susanna e i Vecchioni, Giuditta e Oloferne, Giasone e Medea, Davide e Betsabea, Circe, san Giovanni Battista e Salomè, la fanciulla e l’unicorno, Didone ed Enea, i filosofi antichi.

Filide cavalca Aristotele, particolare della decorazione (1377-80) del soffitto della Sala Magna di Palazzo Steri a Palermo

Fra le scene spicca quella, assai curiosa, di un nobile vecchio con una lunga barba bianca e un mantello rosso foderato di vaio, che porta sulla schiena una fanciulla molto bella, con indosso una lunga veste leggera e attillata che con una scarpa sprona il vecchio a correre di più. Da una casa turrita e prospiciente due persone affacciate a un balcone (una ha una corona in testa) osservano con grande stupore e con atteggiamenti ironici. Ma chi è questa bella fantina che porta in giro questo strano cavallo umano? Che cosa stanno facendo? La scena è tratta da una leggenda medievale, molto diffusa sin dal XIII secolo, che narra del filosofo greco Aristotele, acceso e rincretinito dall’amore, che viene costretto a camminare a quattro zampe, cavalcato da una fanciulla di nome Fillide. La storia in realtà parte da Alessandro Magno che si era invaghito dopo la conquista dell’India di una bellissima fanciulla di nome Fillide, e per lei si era fermato oltre il dovuto in Oriente.  Aristotele, precettore del sovrano, lo aveva fortemente rampognato perché troppo preso d’amore, e dimentico dei suoi doveri di imperatore, e lo aveva sollecitato energicamente a troncare la relazione. Per un po’ Alessandro aveva ubbidito ma poi, troppo innamorato, era tornato da Fillide. La ragazza, che doveva essere un peperino, aveva allora architettato una vendetta feroce contro Aristotele in accordo con Alessandro. Aveva cominciato pertanto a passare davanti alle finestre di Aristotele vestita di abiti trasparenti, attillati e scalza. Aristotele vedendola era caduto nella trappola e l’aveva raggiunta di corsa in giardino e, pur di poterla possedere, si era assoggettato a mettersi a quattro zampe, farsi sellare e cavalcare. In qualche racconto orientale si aggiunge che Aristotele si era messo persino a nitrire. Il potere dell’amore e del sesso aveva trionfato su quello della sapienza e della saggezza. Alessandro Magno, vedendolo così rincretinito lo aveva preso a sua volta in giro, ma Aristotele aveva risposto dicendogli che se l’Amore era riuscito a piegare un vecchio uomo di scienza come lui, chissà come avrebbe potuto ridurre un uomo giovane e potente! Alessandro si era messo a ridere e lo aveva perdonato. 

La storia ebbe nel Medioevo un grandissimo successo e altrettanto grande diffusione e compare in raccolte poetiche fin dal Duecento a cominciare da Li livres dou Tresor di Brunetto Latini (1262-1266). Ovviamente era l’esempio per eccellenza della pericolosità delle donne: seducenti ma ripiene di ogni «sozzura». C’erano poi quelli dalla parte delle donne (pochi, ma c’erano), come Francesco da Barberino che nel trecentesco Del reggimento e dei costumi delle donne difende Fillide che «con sottigliezza sa vinciere»  quel sapientone di Artistotele. Ovviamente l’arte in questo tema ci si è buttata con entusiasmo, soprattutto fino al Cinquecento (dopo il soggetto tende a sparire: agli uomini non piaceva di certo). Ne ritroviamo però esempi stravaganti in epoca ottocentesca: una foto del 1882 che ritrae Lou Andreas-Salomé con frusta e collare in pugno, su di un carro a cui sono aggiogati il letterato Paul Rée e il filosofo Friedrich Nietzsche, e ancora in un’inquietante litografia del 1914 di Oskar Kokoschka

Oskar Kokoschka, «Aristotele e Fillide», 1913, Los Angeles, Los Angeles County Museum

Friedrich Nietzsche, Paul Rée, Lou Andreas-Salomé, 1882, Lucerna, Studio Bonnet

Una splendida incisione di Johann Sadaler I raffigura il filosofo seminudo cavalcato dalla sua bella nuda e molto sexy, anche con un frustino in mano (molti uomini anche oggi pagherebbero caro e salato per fare questi giochini). Anche Lukas Chranach rappresentò l’elegante Fillide accomodata sulla schiena di Aristotele come se fosse in poltrona, e in un modo così pesante (con quella ampia veste di velluto rosso, alcuni chili di catene dorate o d’oro, un cappello ampio e carico anche di piume) da lasciargli certo come ricordo una dolorosissima lombalgia. La figurazione più elegante è quella del vicentino Giovanni Buonconsiglio, il Marescalco (1460 circa-1535/37), che in una tavola oggi nel castello Wawel di Cracovia presenta la bella Fillide come una dama composta ed elegante sulla groppa di un Aristotele altrettanto elegante ma rigido come un leone araldico. Una composizione senza volgarità e senza chiasso: basta e avanza il sorrisetto ironico che lei ci rivolge. Uno sfondo di paesaggio italiano con bei palazzi, un fiume, una collina al cui sommo sta un castello, un cielo percorso da nubi bianche completano il dipinto. Da non dimenticare, infine, fra i tanti esempi, un incantevole acquamanile fiammingo del Metropolitan di New York dove la scena si piega a divenire un aggraziato oggetto utile e anche ammonitore.

«Aristotele e Fillide», incisione di Johann Sadaler I da un disegno di Bartholomeus Spranger

Lucas Cranach il Vecchio, «Aristotele e Fillide», 1530, Collezione privata

Dunque ora che sappiamo cosa stanno facendo i protagonisti di queste scene possiamo fare qualche considerazione sul tema in generale. Fillide, il cui fascino ha fatto deragliare la ragione del più grande fra i filosofi , rappresenta il primato dell’Amore, a cui è impossibile resistere. Il tema dell’aggiogamento al carro dell’amore da parte dei sapienti ci porta a desiderare di vederne anche qualcuno di quelli che oggi vanno per la maggiore così innamorato da fare il cavallo, o anche solo il gatto o il cane ai piedi di una bella donna. Voglio immaginare certi talentuosi filosofi sempre in tv, con tanto di baffi e scapigliature, prigionieri di una donna e obbligati come afferma Albio Tibullo nelle sue Elegie a dichiarare che «Chi è ostaggio d’amore vada pure dove vuole, sicuro e inviolabile; non deve temere insidie. Non  fa male il gelo paralizzante di una notte d’inverno, né i rovesci d’acqua piovana. Non è questa fatica a nuocere», purché la bella apra la porta e lo chiami facendo schioccare le dita, senza dire parola.

Giovanni Buonconsiglio detto il Marescalco, «Fillide cavalca Aristotele», 1465 ca., Cracovia, Castello di Wawel

Arabella Cifani, 31 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Arabella Cifani

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