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Arabella Cifani
Leggi i suoi articoliOvviamente non vi diremo come vanno a finire: ci limitiamo a notare che il filone dei libri gialli ad argomento artistico continua a prosperare e che le opere d’arte attirano sempre ladri, assassini, investigatori, donne fatali, storici dell’arte più o meno pazzi. Come nell’Alleggerimento delle vernici di Paul Saint Bris dove tutto comincia con la nomina di una nuova e dinamica direttrice al Louvre che deve incrementare gli ingressi e lo farà partendo dal restauro della Gioconda offuscata da strati di vernici. Il direttore del dipartimento di pittura, costretto ad accettare l’incarico di seguire il restauro, intraprende un viaggio alla ricerca del restauratore ideale e lo trova in Toscana: un personaggio libero e imprevedibile, capace di confrontarsi senza timore con il genio di Leonardo. Quello che succede dopo è tutto da leggere, fra colpi di scena a ripetizione e soluzioni grottesche. Saint Bris orchestra con eleganza una narrazione in cui riflessione e tensione si fronteggiano tra colpi di scena ben calibrati, il romanzo smonta con arguzia l’idea stessa di autenticità, mostrando che nell’epoca dell’«ipervisibilità» anche i capolavori esposti a luce forte non sono altro che materiali da rimontare. Un libro che seduce gli amanti dell’arte e punge senza pietà chi ama smontare il presente, con una domanda finale: per tenere l’arte viva, dovremo forse stravolgerla?
Il secondo libro, romanzo d’esordio di Giuseppe Fusari, vincitore dell’ultima edizione del Premio Neri Pozza, ha per protagonista il commissario Alessandri, che deve indagare sulla morte del curatore della mostra «Trenta capolavori ritrovati», avvenuta al termine dell’inaugurazione. La lettura del testo evidenzia la pericolosità della curatela delle mostre. In un mondo dove gli storici dell’arte si odiano e volentieri si ammazzerebbero fra di loro, peggio che i gladiatori. In una tranche di società (quella degli intenditori e appassionati d’arte o che così si definiscono) che pratica la fuffa come supremo esercizio intellettuale, viene ritrovato ammazzato, un «pezzo grosso» del sistema mostre. Le indagini sono difficili. Cominciano a sgocciolare notizie, l’illustre professore defunto era tatuato da capo a piedi con la scritta «FALSO» che lo avvolgeva come un sudario, era avido di soldi come un vampiro, sputtanatore di colleghi, aveva anche un talentuoso alter ego che scriveva al posto suo (lui scriveva malissimo) e si limitava a firmare come sue cose altrui. Aveva il talento però di saper scovare quadri, anche molto importanti, inediti, destinati al mercato. A un certo punto cominciano a volare pallottole, si intrecciano omicidi, incendi e sbucano quadri falsi, venduti per veri. Poi la storia torna indietro, alla seconda guerra mondiale, alle perquisizioni di opere d’arte fatte dai nazisti, e finisce con il coinvolgere il commissario molto di più di quello che lui avrebbe voluto. Finale sorprendente.
Con il terzo e ultimo libro si torna a pascolare l’inesausto tema del Vaticano. Mentre su Roma scende la sera, un violoncello accompagna il pubblico di Villa Medici, Ernest Hamilton nota una donna di sorprendente bellezza che si chiama Tatiana, gallerista dell’Est esperta di icone e arte sacra. Un portafoglio smarrito, poche frasi e uno sguardo prolungato bastano a tirarlo fuori dalla routine del suo atelier e a incrinare le sue certezze. Intanto in Vaticano riemerge dal passato un dipinto attribuito a Caravaggio (ma tu guarda chi si vede), forse la sua prima tela, che promette di riaprire dibattiti: l’opera non solo potrebbe riscrivere la biografia del pittore, ma anche mettere in discussione la narrazione ufficiale costruita dalla Chiesa. Il clamore aumenta perché la scoperta coincide con l’organizzazione di una grande mostra voluta dal Papa, un evento in cui devozione e strategia istituzionale si sovrappongono. Quando la vicenda personale di Ernest si intreccerà con il destino del quadro, diventerà evidente che gli accadimenti non sono casuali: è la luce caravaggesca, con le sue ombre, a rimodellare la sua vita. Giovanni Ferrero, che ha forse letto un po’ troppi libri di Dan Brown, procede comunque con ritmo serrato, esplora i punti d’intersezione tra arte, fede e sentimenti, interrogandosi sul rapporto tra verità storica e lealtà personale con un risultato molto piacevole.
L’alleggerimento delle vernici,
di Paul Saint Bris, 328 pp., traduzione di Giuseppe Giovanni Allegri, Barta, Capannori 2026, € 18
I morti non mi sono mai piaciuti,
di Giuseppe Fusari, 320 pp., Neri Pozza,Vicenza 2026, € 19
Il discepolo,
di Giovanni Ferrero, 294 pp., Salani, Milano 2026, € 19
Arabella Cifani
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