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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliA Settimo Torinese il passato non era soltanto nascosto nelle murature: era letteralmente sotto i piedi. Gli scavi archeologici eseguiti nell’ambito dei lavori di ripristino dell’ex chiesa di San Pietro in Vincoli hanno infatti restituito tracce di strutture riconducibili all’età tardoromana e hanno documentato la presenza di un’area cimiteriale, dentro e fuori l’edificio, utilizzata per le inumazioni fino al 1835.
I lavori, svolti sotto l’Alta sorveglianza della Soprintendenza Abap di Torino (Gianni Bergadano, Valeria Moratti, Valerio Mosso, Stefania Ratto) e diretti da Milena Quercia, Carlo Luigi Ostorero e Marco Surra, su progetto dello stesso Ostorero, con Claudio Micheletto come Rup-Responsabile Unico del Progetto, sono stati eseguiti da Gruppo Cribari (mandante) e Ati Consorzio San Luca (mandatario) sotto la direzione tecnica di Marina Locandieri.
Le origini della chiesa sono difficili da stabilire con precisione, ma l’edificio risale almeno al XII secolo e sorge su strutture ancora più antiche. La prima attestazione documentaria è anteriore al 1118. La sua costruzione è plausibilmente legata all’abbazia torinese di San Solutore, proprietaria di vasti terreni nella zona già dall’XI secolo. La posizione non era casuale: la chiesa si trovava ai margini del borgo medievale che si stava sviluppando intorno al castello, lungo un’importante direttrice di collegamento tra Torino e Pavia, l’antica «strada lombarda», percorsa da pellegrini e mercanti.
Il complesso che oggi si presenta al visitatore è il risultato di una lunga stratificazione. L’abside romanica, il campanile nella sua parte più antica, l’absidiola aggiunta successivamente e il corpo principale raccontano trasformazioni avvenute nell’arco di secoli, dal XII al XIX. Anche la facciata è il frutto di una successiva ricomposizione, con due paraste di ordine gigante e un timpano. Il restauro ha permesso di recuperare e rendere leggibili molte di queste diverse fasi.
Veduta della facciata della ex chiesa di San Pietro a Settimo Torinese. Foto Fabio Oggero
Veduta delle absidi della ex chiesa di San Pietro a Settimo Torinese. Foto Fabio Oggero
Ma è soprattutto all’interno che il cantiere ha riservato le sorprese più importanti. La rimozione di intonaci e scialbature degradate ha riportato alla luce significative tracce romanico-gotiche nell’area presbiteriale, con decorazioni pittoriche databili tra XIV e XV secolo. Sono riapparse due delle tre monofore absidali del XIII secolo, decorate nelle strombature con motivi a racemi. E proprio dietro un’opera più recente è emersa la scoperta più inattesa: un’immagine di «San Pietro in cattedra», attribuibile a un anonimo artista dell’Italia nordoccidentale della prima metà del Quattrocento.
L’affresco era rimasto nascosto per secoli dietro il dipinto tardobarocco che raffigura la «Liberazione di San Pietro», con l’angelo che scioglie le catene dell’apostolo imprigionato. Un cedimento accidentale dello strato di supporto ha rivelato l’opera più antica, sconosciuta fino ad allora sia alle cronache sia agli studiosi. Oggi i due dipinti sono entrambi visibili: il San Pietro in Vincoli è stato restaurato e ricollocato sulla parete sinistra, mentre il San Pietro in Cattedra domina l’abside centrale, valorizzato dalla nuova illuminazione.
Il progetto non si è limitato alla conservazione. Dopo i pesanti interventi del secondo Novecento, che avevano compromesso la leggibilità dell’architettura originaria con intonaci cementizi, controsoffitti e innesti impiantistici, l’obiettivo è stato restituire unità e riconoscibilità al monumento. Sono stati restaurati gli esterni in laterizio del campanile e delle absidi, rifatte le coperture e realizzati nuovi impianti, compresi quelli per il trattamento dell’aria.
Anche i nuovi elementi sono entrati in dialogo con la storia del luogo. Il pavimento in pietra di Luserna e porfido incorpora simboli geometrici e riferimenti numerologici, tra cui il Nodo di Salomone, ripetuto tre volte. Un grande cerchio rosso in porfido richiama simbolicamente la perfezione del cosmo e l’antica presenza del celebrante. Gli arredi, le librerie e le scrivanie sono in quercia, mentre sul portone d’ingresso e sulla porta in cristallo serigrafato tornano i simboli dello stemma di Settimo Torinese, accompagnati dalla catena spezzata che richiama l’antica dedicazione a San Pietro in Vincoli.
Il risultato è un luogo nel quale tutela e contemporaneità convivono. L’ex chiesa ospiterà un centro studi dedicato alla storia di Settimo e del Piemonte, ma sarà anche uno spazio per matrimoni civili, conferenze, concerti e iniziative artistiche. Un edificio nato per la devozione diventa così un nuovo luogo della vita pubblica cittadina.
Realizzato nel rispetto dei criteri Dnsh («Do No Significant Harm», un protocollo a tutela dell’ambiente) e dei Criteri Ambientali Minimi, l’intervento ha previsto, tra l’altro, l’impiego di legname certificato Fsc (Forest Stewardship Council) e Pefc per coperture e arredi. Un recupero sostenuto dal Pnrr che non restituisce semplicemente alla città un edificio restaurato, ma una parte della sua memoria. Il nuovo San Pietro in Vincoli dimostra che conservare il passato può significare anche dargli una nuova possibilità di essere vissuto.
Una veduta dell’interno dell’ex chiesa di San Pietro, dopo i lavori di rifunzionalizzazione. Foto Fabio Oggero
Veduta dell’interno dell’ex chiesa di San Pietro, dopo i lavori di rifunzionalizzazione. Foto Fabio Oggero
Vittorio Bertello
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