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Il riccio del bacolo pastorale quattrocentesco di Antonio De Ricci conservato nel Museo Diocesano di Reggio Calabria

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Il riccio del bacolo pastorale quattrocentesco di Antonio De Ricci conservato nel Museo Diocesano di Reggio Calabria

Meraviglie quattrocentesche: restaurato il bacolo pastorale di Antonio De Ricci a Reggio Calabria

Il capolavoro di oreficeria tardogotica, realizzato in argento fuso e dorato con smalti policromi, è databile al sesto decennio del XV secolo e attribuito a un ignoto argentiere napoletano

Vittorio Bertello

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A Reggio Calabria il 6 settembre, nella Basilica Cattedrale della città, sarà presentato il restauro del bacolo pastorale quattrocentesco, un capolavoro di oreficeria tardogotica dell’Italia meridionale, conservato nel Museo Diocesano. L’intervento è stato finanziato nell’ambito del Bando «Patrimonio da salvare. Cantieri aperti» promosso da Fondazione Carical (Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania), con il cofinanziamento dell’8xmille della Chiesa Cattolica.

Il bacolo pastorale dell’arcivescovo Antonio De Ricci è l’opera di maggior interesse del Museo Diocesano. Realizzato in argento fuso e dorato con smalti policromi, è databile al sesto decennio del Quattrocento e attribuito a un ignoto argentiere napoletano per aspetti compositivi e stile e la presenza, in diversi punti, del marchio «Napl» con corona gigliata.

Il bacolo appartenne a monsignor Antonio De Ricci, arcivescovo di Reggio dal 1453 al 1488, cui si riferiscono lo stemma e l’iscrizione in caratteri gotici incisi in basso, sul nodo a sfera schiacciata. Sul nodo si erge un’edicola a forma di tempietto con cupola decorata a scaglie di pesce e suddivisa in nicchie entro le quali sono statuette raffiguranti la Madonna e i santi Paolo, Bartolomeo (con un’impugnatura simile a quella di un coltello), Pietro, Giacomo Maggiore (vestito con una tunica e rappresentato con un libro e un bastone) e un Santo vescovo non identificato (forse San Gennaro).

Da qui si eleva il riccio decorato, su un fondo in smalto, con racemi di vite e piccoli grappoli d’uva in argento filigranato e dorato, girali verdi e viola e petali bianchi; sul profilo sono foglie d’acanto dorate. All’interno del riccio è raffigurata l’Incoronazione della Vergine. L’oggetto, sia per la raffinatezza della decorazione in smalto filigranato e delle microsculture, sia per l’alta qualità esecutiva, testimonia la maestria di uno sconosciuto argentiere napoletano cui l’arcivescovo De Ricci si rivolse, probabilmente, in occasione del suo ingresso nella diocesi reggina.

Il manufatto è stato restaurato da Sante Guido, con la direzione lavori di Lucia Lojacono, storica dell’arte e direttrice del Museo diocesano, e sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Reggio Calabria, a cura di Daniela Vinci, funzionario storico dell’arte, e di Francesco Lia, funzionario restauratore.

Alle 19.30 il restauro sarà presentato alla comunità, nella ricorrenza del 98mo anniversario della Dedicazione della Cattedrale a Maria SS.ma Assunta in Cielo, alla presenza dell’arcivescovo mons. Fortunato Morrone e di autorità civili e militari. Interverranno Giovanni Pensabene, presidente di Fondazione Carical, Giovanni Travagliato, professore associato di Storia dell’arte medievale presso l’Università degli Studi di Palermo, Sante Guido, restauratore e docente presso l’Università degli Studi Roma Tre e la Pontificia Università Gregoriana di Roma, e Roberta Filocamo, incaricata Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Reggio Calabria. L’appuntamento illustrerà i dettagli tecnici degli interventi volti a preservare questo manufatto storico e artistico, custodito abitualmente all’interno del Museo diocesano.

L’incontro sarà preceduto alle ore 18.30 dalla celebrazione della santa Messa presieduta dall’arcivescovo Morrone.

Argentiere napoletano, bacolo pastorale dell’arcivescovo Antonio De Ricci, 1453-90 ca. Foto tratta da Wikipedia. Foto: Sailko | Creative Commons 3.0

Vittorio Bertello, 31 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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