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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliUna campagna di scavi nel nord della Turchia ha riportato alla luce un mosaico pavimentale di oltre 100 metri quadrati e una scultura in marmo di 1.800 anni fa raffigurante la divinità greco-romana Eros.
Nel corso della campagna di scavo di quest’anno, condotta presso il sito dell’antica città di Pompeiopoli di Paflagonia, situata nel distretto di Taşköprü, nella provincia di Kastamonu, gli archeologi hanno effettuato una duplice scoperta all’interno dell’area della Basilica cittadina: circa 105 metri quadrati di mosaici pavimentali eccezionalmente conservati e una testa raffigurante Eros risalente a circa 1.800 anni fa. Le scoperte ben rappresentano le trasformazioni dell’antica metropoli romana, dalla cultura pagana all’avvento del Cristianesimo.
L'annuncio ufficiale è stato dato dal ministro della Cultura e del Turismo turco Mehmet Nuri Ersoy, che ha sottolineato lo straordinario valore storico e artistico del ritrovamento.
I mosaici, caratterizzati da elaborati ed eleganti disegni geometrici, sono stati datati al IV secolo d.C. e ricoprono una porzione significativa della navata centrale dell’antica basilica paleocristiana. Tuttavia, ciò che rende la scoperta ancora più affascinante è che il pavimento decorato non è stato ancora completamente riportato alla luce.
Secondo le dichiarazioni del ministro Ersoy, le squadre di archeologi non hanno ancora raggiunto i confini effettivi del pavimento mosaicato al di sotto della navata centrale. Ciò significa che la superficie totale sopravvissuta fino ai giorni nostri potrebbe rivelarsi notevolmente più estesa rispetto ai 105 metri quadrati già scoperti e documentati. Le operazioni di scavo, pulizia e consolidamento conservativo stanno attualmente proseguendo senza sosta su tutta la struttura per mettere in sicurezza e preservare l’opera.
Se le dimensioni e la grandiosità del pavimento mosaicato sono di per sé impressionanti, la vera rilevanza scientifica della scoperta risiede in ciò che sta emergendo al di sotto e attorno ad esso. Le evidenze stratigrafiche e architettoniche dell'edificio stanno infatti consentendo agli studiosi di ricostruire diverse fasi storiche della trasformazione di Pompeiopoli: da uno dei principali e più prosperi centri urbani della Paflagonia romana a città il cui paesaggio religioso e culturale fu progressivamente ridefinito dall'affermazione del Cristianesimo durante la Tarda Antichità.
A fornire un contrasto suggestivo e sorprendente con il pavimento mosaicato d'epoca tardoantica è stato il secondo importante ritrovamento della medesima campagna di scavo: nell’area del pastophorion (un ambiente di servizio adiacente all’abside dell’edificio) gli archeologi hanno rinvenuto una testa scolpita in marmo raffigurante Eros, il dio greco-romano dell’amore e del desiderio.
La scultura è stata datata alla seconda metà del II secolo d.C., un periodo che coincide approssimativamente con la prima fase costruttiva individuata dagli archeologi all'interno del complesso edilizio della Basilica.
Questo ritrovamento non implica necessariamente che già nel II secolo sorgesse in quel punto una basilica cristiana. Al contrario, l’analisi delle caratteristiche architettoniche, della stratigrafia del terreno e dei reperti mobili indica che la struttura ha attraversato profonde trasformazioni sia nella forma, sia nella destinazione d’uso nel corso dei secoli successivi. La testa di Eros appartiene dunque a un contesto romano più antico, monumentale e pagano, preesistente rispetto alla successiva fase di cristianizzazione dell’edificio.
L’importanza complessiva di questi scavi risiede nella rara opportunità di analizzare due momenti storici profondamente diversi all’interno del medesimo complesso architettonico. Da un lato, il contesto artistico e culturale di una fiorente metropoli romana del II secolo; dall’altro, la grande metamorfosi religiosa e sociale che, quattro secoli più tardi, ha ridisegnato il volto dell’intera regione. Le ricerche attualmente in corso a Pompeiopolis promettono di fornire ulteriori e preziosi tasselli alla comprensione di questa affascinante transizione storica.
Vittorio Bertello
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