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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliSi sono conclusi gli interventi di conservazione e manutenzione straordinaria delle due monumentali sculture raffiguranti Ferdinando I e Cosimo II de’ Medici nella Cappella dei Principi del Museo delle Cappelle Medicee di Firenze, interventi che hanno restituito maggiore leggibilità alle superfici e ai dettagli dorati. L’operazione si inserisce in un più ampio programma di cura e messa in sicurezza del museo, che nel corso del 2026 ha interessato anche gli apparati monumentali, le superfici marmoree, gli arredi e le opere custodite nel complesso.
Alta oltre tre metri e collocata nelle grandi nicchie sopra i cenotafi dei sovrani, ciascuna statua raffigura il granduca nel sontuoso abito cerimoniale, accompagnato dai simboli del potere: spada, corona, scettro e mantello. Quest’ultimo, decorato con motivi a rilievo e impreziosito dalla doratura, rappresenta uno degli elementi più spettacolari delle opere, trasformando il bronzo in una sorta di prezioso tessuto metallico.
La Cappella dei Principi, cuore monumentale del museo, nacque da un’idea di Cosimo I de’ Medici e fu concepita come luogo di celebrazione della dinastia granducale. Le pareti, rivestite di marmi policromi e pietre dure, creano uno straordinario effetto scenografico, mentre lungo i lati si susseguono i grandi sarcofagi celebrativi. Il progetto originario prevedeva numerose effigi monumentali in bronzo dorato, ma soltanto quelle di Ferdinando I e Cosimo II furono effettivamente realizzate.
A occuparsene fu Pietro Tacca, protagonista della scultura fiorentina del Seicento e successore di Giambologna come scultore granducale. Tacca lavorò ai due bronzi tra il 1626 e il 1634: la statua di Cosimo II fu conclusa nel 1631, mentre quella di Ferdinando I, rimasta incompiuta, venne terminata nel 1646 dal figlio dell’artista, Ferdinando Tacca.
Il tempo aveva però lasciato tracce sulle superfici. Particolato e microinquinanti si erano accumulati sui bronzi, alterandone la percezione e attenuando i valori cromatici delle patine e delle finiture. L’intervento è stato quindi condotto con particolare attenzione, rimuovendo i depositi senza compromettere le superfici storiche.
Il più complesso è stato il lavoro sulla statua di Ferdinando I, sottoposta a depolveratura e pulitura selettiva. Sono stati rimossi e controllati alcuni precedenti strati protettivi e, dove i depositi erano inglobati nelle patine cerose, si è ricorso a getti di vapore controllati. Per procedere alla pulitura della superficie in modo omogeneo è stata temporaneamente smontata anche la corona: questa operazione ha consentito di individuare un lieve cedimento del sistema di ancoraggio della testa e di metterlo in sicurezza. Al termine, la scultura è stata protetta con un nuovo trattamento ceroso.
Le indagini in luce ultravioletta e il prelievo di piccoli campioni hanno inoltre permesso di approfondire la natura dei materiali e dei trattamenti applicati in passato, fornendo nuove informazioni utili alla conservazione futura.
Diverso è stato invece l’intervento su Cosimo II, già restaurato nel 2015. In questo caso il film protettivo risultava ancora in ottime condizioni e sono bastati la depolveratura e il controllo delle superfici, oltre alla rimozione localizzata di un prodotto di corrosione. La pulitura ha inoltre fatto riemergere le tracce di doratura sulla mozzetta, restituendo evidenza a un dettaglio dell’abbigliamento cerimoniale.
Il progetto ha coinvolto anche i reliquiari provenienti dalla Cripta Medicea. Dopo verifiche conservative, depolveratura e piccoli interventi di riadesione, i manufatti sono stati trasferiti nel coro della Cappella dei Principi e collocati in tre delle vetrine originariamente presenti nella cripta. Il nuovo allestimento propone una lettura più organica delle opere e crea un inedito rapporto visivo tra i reliquiari, la devozione dinastica e lo spazio monumentale della Cappella.
L’intervento sui bronzi e il nuovo allestimento non rappresentano dunque soltanto un’operazione di manutenzione: sono anche un’occasione per conoscere meglio le opere, proteggerle e restituire al pubblico la complessità di un patrimonio nel quale arte, storia, devozione e celebrazione del potere si intrecciano da oltre quattro secoli.
Il progetto è stato realizzato, per il tramite di Dimitrios Zikos e con il sostegno della Fondazione Sculpsit di Basilea, attraverso l’ArtBonus, lo strumento promosso dal Ministero della Cultura per favorire il sostegno dei privati alla conservazione del patrimonio culturale pubblico.
Vittorio Bertello
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