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Pleats Please Issey Miyake AZURE COLORS - PopUp

Courtesy Photo Valentina Sommariva

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Pleats Please Issey Miyake AZURE COLORS - PopUp

Courtesy Photo Valentina Sommariva

Le sei sfumature del blu per Issey Miyake a Milano

Attraverso una declinazione monocroma e l'impiego di tecnologie tessili avanzate, l'allestimento milanese indaga le convergenze tra veste funzionale, vibrazione luminosa e fenomenologia della percezione cromatica

La relazione tra conformazione tessile, volume architettonico e fenomeno percettivo costituisce uno dei nodi teorici più fecondi nell’indagine contemporanea sulle intersezioni tra moda e arti visive. In questa prospettiva si inserisce l’inaugurazione, a Milano, dello spazio temporaneo dedicato a Pleats Please Issey Miyake all’interno del complesso espositivo e commerciale di 10.Corso.Como, accessibile al pubblico dal 10 settembre all’11 ottobre 2026. L’iniziativa offre un’occasione di studio sulla continuità concettuale di un marchio che ha fatto della rigenerazione formale della materia elastica la propria cifra stilistica e strutturale.

L’installazione si fonda sulla presentazione della serie “Azure Colors“, una ricerca incentrata sulla scomposizione tonale delle frequenze del blu e della rifrazione luminosa atmosferica. All’interno dello spazio di Corso Como (istituzione fondata nel 1991 e storicamente incline a superare la frammentazione disciplinare tra arte visuale, design industriale e costume) l’allestimento traduce la mutevolezza dell’emisfero celeste in un opera tridimensionale. L’ambiente è progettato per annullare la percezione della massa muraria a favore di un’esperienza immersiva, in cui la saturazione cromatica, la propagazione della luce e l’elemento aereo interagiscono con la struttura dei capi esposti.

Il fondatore del marchio, Issey Miyake (Hiroshima, 1938 – Tokyo, 2022), ha preso parte al movimento d’avanguardia giapponese accanto alle personalità di spicco di quel periodo. Sopravvissuto al tragico evento della bomba atomica nel 1945, Miyake nel 1970 fondò il Miyake Design Studio a Tokyo. Teorizzò l’opera concepita all’80% dal creatore e completata per il restante 20% dall’interazione cinetica di chi la indossa. Con la storica sfilata di debutto a New York nel 1971, incentrata su maglie dipinte a mano secondo la tradizione del tatuaggio in stile giapponese, Miyake ha perseguito la dematerializzazione delle sagome convenzionali a favore dello studio dello spazio intercorrente tra pelle e tessuto.

Dal punto di vista della storia del design tessile, l’operazione condotta dal marchio affonda le radici nelle sperimentazioni avviate nel 1988 ed esplicitate nella linea autonoma che debuttò con la stagione Primavera/Estate 1994. Il fondamento tecnologico risiede nell’inversione della sequenza classica di confezione. I tessuti, realizzati con filati polimerici ad hoc, vengono dapprima tagliati e assemblati in dimensioni maggiorate, e unicamente in seguito sottoposti alla pressatura termica che fissa la plissettatura permanente. Tale processo converte la superficie bidimensionale del panno in una struttura tridimensionale dinamica, dotata di memorie meccaniche capaci di reagire alle sollecitazioni cinetiche del corpo umano.

Courtesy Photo Valentina Sommariva

La selezione “Azure Colors” articola questa tecnologia su un gradiente di sei tonalità, estendendosi dalle gradazioni eteree del celeste chiarissimo fino alle densità del blu notte e del navy. Applicata a una tipologia essenziale di vestiario (top, tuniche, abiti, pantaloni e stole destinate alla sovrapposizione), la piega tessile funziona come una micro-architettura reattiva. L’aria trattenuta nei solchi del plissé conferisce volume e isolamento molecolare. Inoltre varia il riflesso della superficie a seconda dell’angolo di incidenza della luce e dell’estensione indotta dal movimento del corpo umano. Il colore diventa una componente ottica variabile, dipendente dalla relazione fisica tra l’utente e l’ambiente circostante. Supera la dimensione di puro pigmento decorativo e assume una valenza spaziale e percettiva.

L’inserimento di questa serie negli spazi di 10.Corso.Como, oggi sotto la direzione imprenditoriale di Tiziana Fausti, ribadisce la natura del contenitore milanese come laboratorio di analisi dei linguaggi visivi contemporanei. La convergenza tra l’impianto architettonico e l’oggettistica vestimentaria evidenzia come il progetto firmato oggi dal direttore creativo del marchio Satoshi Kondo raccolga l’eredità della maison. Egli ci riesce attraverso un’operazione di travalicazione della moda stagionale. La veste si configura come un manufatto seriale, lavabile e privo di manutenzione complessa, rispondente a un’istanza di funzionalità democratica. L’intervento temporaneo dimostra la continuità di una ricerca ultra-decennale sulla materia che si rinnova senza ricorrere a ridondanze semantiche. 

Gioia Meli, 13 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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