Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

La regista di Woman Unknown May el-Toukhy con il Leone d’oro, il premio più importante assegnato alla Mostra del cinema di Venezia, il 12 settembre 2026 (Scott A Garfitt/Invision/AP)

Image

La regista di Woman Unknown May el-Toukhy con il Leone d’oro, il premio più importante assegnato alla Mostra del cinema di Venezia, il 12 settembre 2026 (Scott A Garfitt/Invision/AP)

Tutti i premi e i vincitori del Festival del Cinema di Venezia 2026: il Leone d’Oro va a May el-Toukhy

La giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal assegna il Leone d’Oro a Kvinde Ukendt (Woman Unknown) della danese May el-Toukhy, che conquista anche la Coppa Volpi con Mathilde Arcel. Gran Premio della Giuria al sudcoreano Lee Chang-dong per Possible Love, Leone d’Argento per la regia a Ilya Khrzhanovsky con DAU e Premio speciale della Giuria al documentario Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor. Nessun premio nel concorso principale per i cinque film italiani, mentre Riccardo Scamarcio si impone tra gli interpreti di Orizzonti.

Venezia 83 si chiude con una vittoria che pochi avevano previsto. Il Leone d’Oro 2026 va a Kvinde Ukendt (Woman Unknown) della regista danese di origini egiziane May el-Toukhy, film arrivato alla Mostra senza lo status dei grandi favoriti e uscito dalla cerimonia del 12 settembre con due dei riconoscimenti più importanti. Oltre al premio maggiore, infatti, la protagonista Mathilde Arcel ha conquistato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, un doppio riconoscimento piuttosto raro nel regolamento veneziano. Il verdetto della giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal ridisegna così le gerarchie emerse nei giorni del festival e porta in primo piano proprio una delle sole due registe presenti nel concorso.

Ambientato nella Danimarca immediatamente successiva alla Seconda guerra mondiale, Woman Unknown segue Marie, giovane domestica prossima a sposare il ricco vedovo per il quale lavora, mentre il passato legato al nazismo torna a interferire con il presente. El-Toukhy ha costruito attorno alla protagonista un racconto nel quale storia, condizione femminile e rapporti di classe si sovrappongono. Il premio a Mathilde Arcel rafforza il carattere eccezionale della vittoria: il regolamento veneziano limita infatti il cumulo dei riconoscimenti e, nel caso del Leone d’Oro, un secondo premio richiede condizioni particolari, compresa l’unanimità della giuria.

Se il Leone d’Oro ha prodotto la sorpresa maggiore, il Gran Premio della Giuria ha confermato uno dei titoli più apprezzati fin dall'inizio: Possible Love di Lee Chang-dong. Il ritorno del regista sudcoreano dopo Burning del 2018 nasce all’interno di un progetto di rilettura del Decalogo di Krzysztof Kieślowski e affronta, attraverso l'incontro tra due coppie appartenenti a condizioni economiche molto diverse, precarietà professionale e disuguaglianza di classe. Il film si confronta quindi con un territorio centrale del cinema sudcoreano degli ultimi anni, osservando le conseguenze private delle distanze economiche.

Il Leone d’Argento per la migliore regia è andato invece al russo Ilya Khrzhanovsky per DAU, tra i lavori più radicali e sperimentali presentati alla Mostra. Sul palco Khrzhanovsky ha dedicato il riconoscimento agli ucraini impegnati nella guerra per la propria libertà. Anche in questo caso Venezia premia un cinema che lavora ai limiti della forma tradizionale e conferma la vocazione della Mostra a tenere insieme grandi produzioni internazionali e operazioni molto meno facilmente classificabili.

La seconda Coppa Volpi, quella per la migliore interpretazione maschile, è stata assegnata a John Malkovich per Wild Horse Nine. L'attore statunitense completa così un palmarès nel quale i premi interpretativi assumono un peso particolare, a partire naturalmente dalla doppietta di Woman Unknown. Il Premio Marcello Mastroianni, riservato a un giovane attore o attrice emergente, è andato invece alla francese Malou Khebizi per A Place To Heal. Sul versante della scrittura, la giuria ha scelto Stéphane Brizé, premiando Un bon petit soldat per la migliore sceneggiatura. Il regista francese torna così a uno dei territori che hanno caratterizzato maggiormente il suo cinema, quello del lavoro e delle sue conseguenze individuali e sociali, affidandosi nel film anche ad Alba Rohrwacher.

Il premio politicamente più carico della serata è stato però il Premio speciale della Giuria a Naza, documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, costruito a partire da immagini e testimonianze di soldati israeliani raccolte durante la guerra a Gaza. Era l’unico documentario presente nel concorso. La premiazione ha trasformato per alcuni minuti il palco veneziano in uno spazio esplicitamente politico, con Abraham intervenuto sulla guerra e sulle responsabilità internazionali. Il verdetto ribadisce così una caratteristica storica della Mostra: l'attualità può entrare nel festival attraverso i film e continuare inevitabilmente nel discorso pubblico che li circonda.

A rendere particolarmente leggibile il palmarès di quest’anno è anche ciò che manca. Sono rimasti senza riconoscimenti alcuni dei film indicati fino all’ultimo tra i possibili vincitori, a partire da Look Back di Hirokazu Koreeda e Ink di Danny Boyle. Il risultato conferma quanto il verdetto della giuria guidata da Gyllenhaal abbia seguito una propria gerarchia, senza limitarsi a ratificare il consenso critico costruito durante i giorni della Mostra.

E poi c’è l’Italia. Cinque film nel concorso principale e nessun premio. È probabilmente il dato più difficile da eludere per il cinema italiano, soprattutto considerando la forza quantitativa della presenza nazionale nella selezione. Una soddisfazione arriva da Orizzonti, dove Riccardo Scamarcio è stato premiato come migliore attore per I figli della scimmia, film che ha ottenuto anche il riconoscimento per la sceneggiatura. Il premio principale della sezione Orizzonti è invece andato a Un détour par Diane di Ann Sirot e Raphaël Balboni. Il Leone del futuro per la migliore opera prima è stato assegnato a La maison du vent del regista camerunense Auguste Bernard Kouemo Yanghu.

Il quadro complessivo dei premi principali è dunque netto: Leone d’Oro a Woman Unknown di May el-Toukhy; Gran Premio della Giuria a Possible Love di Lee Chang-dong; Leone d’Argento per la regia a Ilya Khrzhanovsky per DAU; Coppe Volpi a Mathilde Arcel e John Malkovich; migliore sceneggiatura a Un bon petit soldat di Stéphane Brizé; Premio Marcello Mastroianni a Malou Khebizi; Premio speciale della Giuria a Naza. In Orizzonti vince Un détour par Diane, mentre La maison du vent conquista il Leone del futuro.

Ma il risultato che resterà associato all’edizione 2026 è quello di May el-Toukhy. La regista arrivava a Venezia lontana dalla posizione di favorita e se ne va con il premio che dal 1932 costituisce uno dei riconoscimenti decisivi del cinema internazionale. La sua vittoria assume un significato ulteriore in un’edizione molto discussa per la scarsa presenza di registe nel concorso: Woman Unknown era inizialmente l’unico film diretto da una donna, prima dell’aggiunta di Naza, firmato da Rachel Szor insieme a Yuval Abraham. Venezia 83 finisce quindi con un verdetto meno prevedibile di quanto la vigilia lasciasse immaginare: cadono alcuni favoriti, l’Italia resta fuori dal palmarès principale, Lee Chang-dong conferma il proprio peso internazionale e il cinema più sperimentale trova spazio con Khrzhanovsky. Al centro rimane una regista arrivata senza il rumore dei pronostici e uscita dal Lido con il Leone d’Oro. È anche questo, quando accade, uno dei motivi per cui un festival continua ad avere senso.

Gioia Meli, 13 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Quattro appuntamenti tra musica, residenze d’artista, mostre e incontri portano negli spazi della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia artisti, pratiche e linguaggi del presente

Tra decontestualizzazione della gemma e cromatismi audaci, la maison inglese in occasione della Milano Fashion Week, offre una reinterpretazione sul valore plastico del gioiello d'autore. Un modello espositivo fondato sul collezionismo ad incrocio, che rilegge le arti applicate alla luce dei linguaggi visivi contemporanei

Il calendario della Milano Fashion Week di settembre 2026 conta 203 appuntamenti complessivi, articolati in 61 sfilate (54 fisiche e 7 digitali), 88 presentazioni e 54 eventi. Tra questi, spiccano in particolare dieci iniziative volte a indagare e approfondire il costante dialogo tra produzione stilistica e ricerca artistica

Dai primi esperimenti performativi nella New York degli anni Sessanta alle storiche collezioni d’autore con il lusso globale: storia dell’artista giapponese, considerata la pioniera di questo sistema di collaborazioni con l’arte


 

Tutti i premi e i vincitori del Festival del Cinema di Venezia 2026: il Leone d’Oro va a May el-Toukhy | Gioia Meli

Tutti i premi e i vincitori del Festival del Cinema di Venezia 2026: il Leone d’Oro va a May el-Toukhy | Gioia Meli