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Gioia Meli
Leggi i suoi articoliL’inaugurazione del progetto Prada Galleria negli spazi dell’Ottagono non costituisce soltanto un ampliamento volumetrico della presenza storica del marchio nel capoluogo lombardo, ma definisce una precisa operazione di museografia aziendale e rigenerazione architettonica. Il nome stesso dell’iniziativa rievoca in modo diretto sia lo storico passaggio coperto ottocentesco sia la celebre borsa «Prada Galleria», introdotta nel 2007 e divenuta una delle architetture vestimentarie più iconiche della casa di moda. Un accessorio in pelle Saffiano dalla struttura geometrica, pulita ed essenziale, munito di doppi manici e scomparti funzionali che sintetizzano la cifra di rigore formale del brand. L’intervento, guidato dalla visione concettuale di Miuccia Prada, ricompone su una superficie verticale di otto livelli la complessa identità della maison, integrando le funzioni commerciali con l’attività archivistica, l’ospitalità e la programmazione delle arti visive contemporanee come già si è visto per la Haus Nowhere.
L’operazione trova il proprio elemento di raccordo strutturale e simbolico nel cosiddetto «Passaggio Segreto», un collegamento ipogeo scavato al di sotto della pavimentazione ottocentesca dell’Ottagono. Il tunnel unisce i due versanti contrapposti della Galleria Vittorio Emanuele II storicamente occupati da Fratelli Prada sin dal 1913, trasformando il percorso di attraversamento sotterraneo in uno spazio espositivo fluido, destinato ad accogliere progetti, frammenti documentari ed episodi inediti della storia d’impresa.
Al piano nobile dell’edificio trae origine il fulcro storiografico del complesso: la sede permanente di «Pradasphere», aperta al pubblico dal 23 settembre. L’esposizione permanente ripercorre oltre un secolo di produzione attraverso una vasta selezione di materiali d’archivio in gran parte mai esposti in precedenza. L’allestimento non segue un criterio puramente cronologico, ma più una logica interdisciplinare che evidenzia le intersezioni sistematiche tra la moda e altri ambiti della cultura visiva e materiale; dal cinema all’architettura, dalle scienze sociali allo sport.
Il secondo piano segna un cambio di scala, introducendo una dimensione abitativa-collezionistica con «Lo Studio e L’Appartamento». In quest’ultimo ambiente, configurato secondo la tipologia del piano nobile settecentesco, arredi d’antiquariato italiano e le viste sui mosaici monumentali della Galleria convivono con le opere del fotografo tedesco Andreas Gursky. Il dialogo tra le campiture fotografiche di Gursky e l’involucro storico dell’edificio ribadisce la volontà di declinare la moda non come fenomeno autonomo.
L’articolazione dei restanti livelli risponde a una logica di integrazione funzionale: i piani interrati della boutique femminile estendono il percorso d’acquisto verso le linee dedicate al viaggio, alla casa e alla cosmetica, mentre i livelli intermedi ospitano la storica pasticceria Marchesi 1824.
Il vertice della struttura rimane affidato all’Osservatorio Fondazione Prada, spazio istituzionale dedicato al linguaggio fotografico e ai linguaggi del presente, che attualmente accoglie il progetto site specific «The Island» dell’artista e teorica tedesca Hito Steyerl. L’opera di Steyerl, incentrata sulle implicazioni della crisi climatica, dei flussi d’acqua e dei modelli di Intelligenza Artificiale, inserisce un elemento di critica speculativa all’interno dell’edificio. La presenza dell’Osservatorio in continuità con «Pradasphere» e con gli spazi archivistici conferma la vocazione del progetto. Una sovrapposizione di livelli in cui il patrimonio storico di un marchio di moda e la sperimentazione artistica più radicale abitano il medesimo corpo architettonico.
Gioia Meli
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