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Gioia Meli
Leggi i suoi articoliLa comprensione del passato diviene la premessa indispensabile per la formulazione di un presente consapevole. E così, in occasione della sfilata a Milano, Msgm, sotto la direzione creativa del fondatore Massimo Giorgetti, ha presentato un progetto di riposizionamento strategico ed estetico che coniuga la semplificazione dei propri codici visivi a una ricerca storiografica sul lavoro di Mario Schifano.
Il processo di rinnovamento trova la sua prima manifestazione formale nella ridefinizione del logo. Il nuovo lettering maiuscolo, caratterizzato da tratti più essenziali, puliti e grafici, trae ispirazione dalle ricerche tipografiche dell’artista americano Edward Ruscha (pittore e fotografo americano), mantenendo al contempo l’indicazione della sede d’origine, Milano, quale perno identitario. Tale operazione di sintesi grafica rispecchia la volontà dichiarata dal designer di accedere a una fase di «maturità»: un esercizio di sottrazione che non rinnega l’esuberanza cromatica e la vitalità originarie del brand, ma le riordina all’interno di una struttura compositiva maggiormente controllata.
Il fulcro teorico e visivo della collezione risiede nel dialogo istituito con la Fondazione Mario Schifano. Il pittore (1934-98) viene assunto quale figura d’elezione per la sua capacità storica di assimilare la cultura di massa, i flussi mediatici, le trasmissioni televisive e la cartellonistica pubblicitaria, convertendoli in materia pittorica attraverso smalti, acrilici e sovrapposizioni cromatiche. Protagonista incontestato della Pop Art italiana, turbolento e insofferente a qualsiasi vincolo accademico, Schifano concepì la pittura come un atto primario e urgente. Affascinato dai segnali stradali, dai fumetti, lavorò costantemente per cicli tematici. Dalle celebri sovraimpressioni di smalto su foto da schermo televisivo iniziate negli anni Settanta e le storiche partecipazioni alla Biennale di Venezia, e alle grandi rassegne internazionali del Centre Pompidou a Londra e del Guggenheim di New York, l’artista ha saputo trasformare ogni flusso mediale in pura sostanza pittorica.
La celebre dichiarazione rilasciata da Schifano nel 1983, «ricomincio da me» diventa il paradigma concettuale con cui Giorgetti rilegge il proprio archivio. L’iconografia dell’artista affiora sulle superfici sotto forma di citazioni dirette e rielaborazioni di motivi ricorrenti: le stelle, i cuori, le palme e le campiture monocrome. Tra i pezzi presentati in passerella, anticipazione di una capsule collection che vedrà il suo completamento espositivo durante la settimana della moda di Parigi, spiccano T-shirt e camicie che riprendono il ciclo dei «Cieli stellati» e i motivi grafici realizzati nel 1968 dall’artista per la casa romana di Gianni Agnelli in via XXIV Maggio.
Dal punto di vista tessile e costruttivo, la collezione si articola su una dialettica di materiali contrastanti in cui la componente sintetica dialoga con le fibre naturali. La proposta materiale comprende broccati floreali dall’aspetto lucido e nylon dall’effetto bagnato (watery nylon) e ripstop leggero. Il lessico visivo si sviluppa attraverso un’intensa esplorazione delle righe e una ricerca sul colore che affianca toni neutri.
Nel corso della storia il brand ha promosso collaborazioni con figure chiave del panorama artistico e cinematografico contemporaneo. Da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari (che insieme hanno creato la rivista «Toiletpaper») a Nico Vascellari, fino al maestro del cinema horror Dario Argento. L’incontro con l’eredità di Schifano rinnova così l’attitudine di un marchio che ha fatto di motti celebri (quali «Never look back it’s all ahead» e «La leggerezza non è superficialità», impressi sulle sue iconiche T-shirt) un manifesto etico ed estetico.
Gioia Meli
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