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Particolare della scala del Musée Horta a Bruxelles

© Maxime Delvaux

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Particolare della scala del Musée Horta a Bruxelles

© Maxime Delvaux

La casa di Victor Horta rinasce: il restauro del gioiello Art Nouveau che incanta Bruxelles

Straordinaria espressione di architettura concepita come «organismo totale», la casa atelier presenta problematiche complesse e i lavori devono fare i conti con la pioggia

Luana De Micco

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Nel quartiere di Saint-Gilles il Musée Horta, la casa-atelier di Victor Horta, patrimonio mondiale Unesco insieme ad altri tre edifici dell’architetto belga a Bruxelles, rappresenta una delle espressioni più emblematiche dell’Art Nouveau. È oggi al centro di un intervento di restauro, non soltanto conservativo, destinato a proseguire fino al 2029. Il cantiere viene infatti considerato un «laboratorio» per il restauro del modernismo fin de siècle. Victor Horta (1861-1947), tra i padri dell’Art Nouveau europea, rivoluzionò l’idea di architettura come «organismo totale»: il ferro si fa in linea vegetale e la pietra acquista movimento. Horta libera la planimetria, crea spazi fluidi e continui con scalinate aperte e lucernari. Ogni dettaglio, dalla maniglia al mosaico del pavimento, diventa opera d’arte. 

La casa e l’adiacente atelier in rue Américaine vennero costruiti tra il 1898 e il 1901, e il museo aprì le porte nel 1969, dopo l’acquisizione da parte del comune di Saint-Gilles. «L’edificio concentra tutte le problematiche della casa-museo, un luogo nato per ospitare una famiglia e non grandi flussi di visitatori. Gli spazi sono esigui, la scala stretta, gli arredi fragili. Da sempre dobbiamo trovare un equilibrio tra la dimensione domestica e le esigenze di un museo», spiega Elisabeth Horth, responsabile del patrimonio storico del museo. «Possiamo dire che il museo è sempre stato in restauro. Ma oggi, inevitabilmente, invecchia e richiede interventi sempre più specifici». Sul cantiere, affidato all’architetto Barbara van der Wee, specialista di Horta, già di recente impegnata nel recupero dell’Hôtel Solvay, a Ixelles, lavorano falegnami, restauratori del vetro, specialisti della pietra, mastri ferrai, mosaicisti, restauratori di tessili e di pitture decorative, mentre il museo resta aperto al pubblico con visite guidate.

Un momento del restauro di un bassorilievo nella sala da pranzo del Musée Horta. © Thomas Lancz

Il restauro interessa le facciate, gli interni e le collezioni, e dovrebbe concludersi entro la fine del 2026. In un comunicato diffuso a febbraio, il museo ha stimato per questa prima fase un budget indicativo di 800mila euro, finanziati da fondi regionali. Una seconda fase, prevista fino al 2029, riguarderà il giardino e il nuovo allestimento dell’atelier. Sulle facciate della rue Américaine, il lavoro si è concentrato sulla pulitura delle pietre, sul consolidamento dei serramenti e sul recupero delle «ferronneries». Per la pietra sono state escluse tecniche invasive, per privilegiare trattamenti al vapore e, nei punti più compromessi, interventi mirati di microsabbiatura. «Gli elementi mancanti sono stati modellati per avvicinarsi il più possibile alle forme originarie, erose dal tempo», spiega ancora Elisabeth Horth. «Sono stati necessari numerosi test per individuare la soluzione più convincente». Per quanto riguarda gli elementi artistici in ferro, le parti ossidate sono state consolidate o ricostruite, mentre sono state eliminate aggiunte incongrue introdotte nel corso del Novecento. Studi stratigrafici hanno inoltre permesso di ritrovare le tonalità originali di cornici e metalli. Anche molti serramenti lignei erano deteriorati a causa dell’umidità: in primavera sono stati installati i nuovi inserti, realizzati in rovere francese, selezionato in modo tale che venature e fibre coincidessero con quello del legno storico. «Il grande problema del cantiere è stata la pioggia», continua Horth. «Lo scorso autunno abbiamo dovuto sospendere la verniciatura delle “ferronneries” della facciata a causa del freddo e dell’umidità. I lavori sono ripresi in primavera, ma abbiamo accumulato ritardo. Sono emersi inoltre problemi di ruggine sul balcone del primo piano, che è diventato un cantiere a sé. La verniciatura è complessa perché bisogna armonizzare il colore degli inserti nuovi con gli elementi originali. I visitatori resteranno sorpresi dal tono aranciato del metallo, molto più vicino alla cromia voluta da Horta rispetto all’ocra applicata negli anni passati». 

Lato giardino, il restauro interessa soprattutto l’emblematica veranda vetrata, che ritroverà l’allestimento storico di cabinet dedicato alle collezioni giapponesi e cinesi di Horta, in collaborazione con il Musée Art & Histoire di Bruxelles. Gli infissi, danneggiati da pioggia e esposizione al sole, sono stati smontati e restaurati in laboratorio. Alcuni vetri lesionati sostituiti. In primavera, l’intero sistema è stato trattato con vernici e tecniche tradizionali. All’interno procede intanto il recupero della sala da pranzo e di tutti i suoi elementi: i mosaici, i marmi del pavimento, le pareti di mattoncini smaltati, le boiseries, gli arredi. Sotto gli occhi dei visitatori, i restauratori hanno rimosso lo strato di ridipintura grigia che dagli anni ’70 copriva i bassorilievi dello scultore belga Pieter Braecke (1858-1938), alterandone la leggibilità. Per l’operazione è stato necessario montare ponteggi interni e svuotare completamente l’ambiente. Oltre allo «spettacolo» dei lavori, che avanzano a grandi passi col ritorno della bella stagione, il museo propone anche, fino all’11 gennaio 2027, la mostra «Art Nouveau vs Art Déco 1850-1950: un secolo en 32 poltrone», con opere di Henry van de Velde, Le Corbusier, Marcel Breuer, Josef Chochol.

Una veduta del Musée Horta a Bruxelles. © Maxime Delvaux

Luana De Micco, 12 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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