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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliMary Cassatt è ancora vista soprattutto come la pittrice delle madri e dei bambini, delle scene domestiche raccolte, dei momenti di intimità. Un’immagine che, se vogliamo, corrisponde al vero (la sua prima «maternità» è del 1880 e dal 1889 questo diventa il suo tema più ricorrente) e che lei, del resto, non ha mai respinto: per i suoi contemporanei, in quanto donna, era «naturalmente» portata a dipingere questo tipo di scene. Un’immagine che resta però terribilmente parziale. «Questa etichetta di pittrice delle madri e dei bambini le è stata attribuita fin dall’inizio del ’900 in Francia, ed è stata rafforzata dalla prima biografia di Achille Segard, pubblicata nel 1913», spiega Caroline Corbeau-Parsons, conservatrice per le Arti grafiche e Pittura al Musée d’Orsay di Parigi e co-curatrice, insieme alla conservatrice Anne Robbins, di «Mary Cassatt. L’indépendante», mostra-omaggio a 100 anni dalla morte dell’artista, aperta fino al 31 gennaio 2027. Il paradosso è che il museo parigino, tempio dell’Impressionismo, dedica solo ora questa grande retrospettiva a una delle protagoniste del movimento, che trascorse più di 50 anni in Francia.
La mostra, con un’ottantina di opere, è organizzata insieme alla National Portrait Gallery di Londra, che l’accoglierà dall’11 marzo al 13 giugno 2027, e al Museum of Fine Arts di Boston, dove si potrà visitare tra luglio e novembre 2027. Non si tratta però semplicemente di colmare, con molto ritardo, una lacuna, quanto piuttosto di rileggere l’opera dell’artista con l’occhio critico odierno, anche alla luce di lettere e documenti d’archivio inediti: la maternità non è un limite per Cassatt, ma uno dei suoi laboratori, come lo furono le cattedrali per Monet e le ballerine per Degas. Al Musée d’Orsay va riconosciuto, tanto nella sua programmazione quanto nella sua politica di acquisizione, il lungo e documentato lavoro di valorizzazione delle artiste donne, diventato quasi una missione, e che per ovvie ragioni necessita di tempo: «Una marcata disparità di trattamento ha caratterizzato a lungo il rapporto tra artisti uomini e donne, in particolare nel XIX e all’inizio del XX secolo, l’arco temporale coperto dalle collezioni del Musée d’Orsay, spiega il museo. Tale situazione è riconducibile soprattutto alle condizioni in cui si svolgeva la professione artistica nell’800. Sebbene le artiste fossero inserite in circoli artistici, non godevano delle stesse opportunità di formazione e professionalizzazione riservate ai loro colleghi uomini. Le donne venivano incoraggiate soprattutto a dedicarsi ai ruoli di moglie e madre, il che comprometteva in larga misura la possibilità di conciliate vita familiare e pratica artistica. Inoltre, le artiste erano spesso considerate dilettanti e le loro opere venivano associate a generi svalutati in quanto ritenuti “femminili”. Anche le politiche di acquisizione dello Stato hanno contribuito a renderle invisibili agli occhi delle generazioni successive: le opere acquistate da artiste, già poche in numero, venivano spesso destinate a musei di provincia, lontano dalle grandi istituzioni parigine».
Per tutti questi motivi, Mary Cassatt, come Berthe Morisot, pur essendo una delle protagoniste dell’Impressionismo, non è stata riconosciuta pienamente dalla storia dell’arte, se non molto tardi. «La sua assenza è un’omissione flagrante. Si spiega con il suo sesso, la sua nazionalità, la sua identità. La sua marginalizzazione è cominciata molto presto», spiegano le curatrici. Prima di diventare l’artista associata alle maternità, Cassatt si è battuta con ostinazione per costruirsi una carriera. Nata nel 1844 in una famiglia ricca e colta di Pittsburgh, si forma alla Pennsylvania Academy of the Fine Arts e poi raggiunge l’Europa. Copia i maestri antichi al Louvre, studia con Jean-Louis Gérôme e Charles Chaplin, visita Barbizon, viaggia da sola in Italia e Spagna. Nel 1874 si stabilisce definitivamente a Parigi. Nel 1878 il padre le impone di mantenersi da sola e non è un dettaglio biografico secondario: «Sono indipendente, diceva. Posso vivere da sola e mi piace lavorare». L’incontro con Edgar Degas è decisivo: «Ecco qualcuno che pensa come me», disse l’artista. Degas guarda con ammirazione le composizioni che mettono in scena giovani donne eleganti alla conquista di uno spazio in società, come in «Dans la loge» (1878) e «Femme dans une loge» (1879): la prima osserva il teatro con il binocolo, mentre un uomo la osserva a sua volta da lontano; la seconda si mostra perfettamente a suo agio in un sontuoso abito rosa. Due scene mondane che raccontano anche la posizione della donna nello spazio pubblico.
Su invito di Degas, Cassatt partecipa allora a quattro esposizioni impressioniste, dal 1879 al 1886. La sua prima «maternità», «Mère sur le point de laver son enfant assoupi» (1880), mostra una scena quotidiana, in cui una donna sta per lavare il bimbo che tiene sulle ginocchia. Il dipinto non nasce dall’esperienza personale: Cassatt non si è mai sposata e non ha figli. Fa invece suo un tema in voga, su cui è particolarmente abile e decide di specializzarsi, costruendo il proprio repertorio di figure, posizioni e gesti, che sottopone a numerose varianti. «Contro ogni apparenza, spiegano le curatrici, le “madri” che Cassatt raffigura nei suoi dipinti sono in realtà molto spesso balie e i modelli che fa posare insieme non hanno necessariamente un legame di parentela tra loro. Cassatt desacralizza e modernizza il tema della “Madonna con bambino”, concentrandosi sull’aspetto umano». Del 1893 è «Modern Woman», il grande trittico realizzato per il Padiglione della Donna all’Esposizione universale di Chicago del. L’opera, oggi perduta, misurava 18x4 m e fu dipinta in appena sei mesi: rappresentava donne impegnate nella ricerca della conoscenza, dell’arte e della fama. Il museo ne evoca la complessità attraverso pastelli e stampe.
Nel 1894, grazie ai proventi del proprio lavoro, Cassatt acquista un castello nell’Oise, circondato da un ampio giardino dove ambienta alcune scene «en plein air». Scegliendo il taglio dell’«indipendenza», la mostra parigina si sofferma anche sul ruolo che Cassatt ha avuto sul mercato dell’arte. Oltre a essere pittrice e a vendere i propri dipinti, diventa infatti una mediatrice fondamentale tra la Francia e gli Stati Uniti. È legata a Paul Durand-Ruel e consiglia collezionisti americani nell’acquisto dell’avanguardia francese. Tra questi c’è Louisine Havemeyer, con la quale organizza a New York, nel 1915, una mostra per raccogliere fondi in difesa del suffragio femminile. Alla fine del percorso è esposto «Mère et enfant sur fond vert», un pastello che Cassatt dona nel 1897 allo Stato francese per il Musée du Luxembourg. I censimenti del 1901 la definiscono «americana, capofamiglia, pittrice, datrice di lavoro». Una formula che restituisce la posizione di una donna artista che aveva scelto di vivere del proprio lavoro. Eppure, proprio a Degas, ammiratore, amico, maestro di Cassatt, si attribuiscono queste parole: «Non riesco a credere che una donna sappia disegnare così bene».
Mary Cassatt, «Dans la loge», 1878, Foto © Museum of Fine Arts, Boston
Luana De Micco
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