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John Edmonds, «Tête d'Homme», 2018.

© John Edmonds . Courtesy Adagp, Parigi, 2026 Pinault Collection.

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John Edmonds, «Tête d'Homme», 2018.

© John Edmonds . Courtesy Adagp, Parigi, 2026 Pinault Collection.

Alla Bourse de Commerce la fotografia è un gioco di corrispondenze

La sede parigina della Pinault Collection celebra il bicentenario della fotografia con circa 700 opere, da Niépce a Barbara Kruger, in un percorso che racconta due secoli del medium attraverso accostamenti inattesi

Luana De Micco

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«Remember me»: ricordami, è l’imperativo che Barbara Kruger affida a un’immagine di un occhio sovrapposto a un fondo astratto, simile alla superficie della pelle, ed è lo scatto che la Bourse de Commerce di Parigi ha scelto come chiave per leggere due secoli di fotografia. Dal 7 ottobre all’11 aprile 2027, la Pinault Collection presenta nei suoi spazi parigini una delle più ampie mostre mai dedicate al proprio fondo fotografico, che comprende più di 8mila tirature riunite a partire dal 2006, compresi grandi nuclei e archivi provenienti dalla Master Collection di Henri Cartier-Bresson e dal fondo di moda e stampa di Condé Nast. La ricorrenza è il bicentenario della nascita della fotografia, convenzionalmente fissata nel 1826-27, quando Nicéphore Niépce realizzò quella che è considerata la prima fotografia in assoluto, «Vista dalla finestra a Gras». Matthieu Humery, consigliere per la fotografia della Collection, ha scelto di non raccontare questi 200 anni di storia secondo una successione cronologica lineare, ma attraverso un percorso libero, un «organismo fatto di corrispondenze». Sono circa 700 le opere esposte. Tra i nomi presenti: Eugène Atget, Nan Goldin, Brassaï, André Kertész, Richard Avedon, Dorothea Lange, Walker Evans, Richard Fenton o ancora Man Ray. Il titolo nasce dunque dall’opera di Barbara Kruger «Untitled (Remember me)», realizzata nel 1988: «Mi sembrava un titolo magnifico per celebrare il bicentenario dell’invenzione della fotografia», ha osservato il curatore. L’artista statunitense, di 81 anni, interviene nel suggestivo spazio della Rotonda con un’installazione monumentale inedita che mescola parole e immagini. Le vetrine del Passage che circonda la Rotonda diventano «grandi cassoni luminosi sui quali compaiono messaggi legati al tema del ricordo, visibili in diversi punti dell’edificio». Humery descrive l’allestimento come una sorta di «diorama» ispirato al modo in cui nell’800 si osservavano le immagini. Spiega: «Le immagini vengono accostate e sovrapposte, si mescolano, facendo dialogare tutti i generi e le epoche. Il visitatore può giocare con queste fotografie come con un domino. Il percorso si apre, del resto, con un’immagine mai esposta prima d’ora di Edward Steichen in cui si vedono mani che mescolano tessere di domino. Ho scelto di metterla in parallelo con la celebre foto della macchina fotografica di Richard Avedon realizzata da Annie Leibovitz. Si comprende immediatamente la regola del gioco. Le immagini possono essere lette come rebus. Segue allora una prima sezione dedicata all’occhio, che pone il visitatore, chiamato a muoversi da una sezione all’altra, al centro del dispositivo».

Il percorso prosegue con la sezione «La fabbrica dell’immagine», che esplora il modo in cui una fotografia viene costruita e percepita. Un esempio è l’iconica «Dovima con Elefanti» di Richard Avedon, realizzata nel 1955 per «Harper’s Bazaar», di cui sono presentate le tre versioni: Avedon, racconta Humery, non riuscì a privilegiare nessuna delle tre varianti e finì per conservarle tutte. La sezione «L’arte della composizione» si apre con un paesaggio di Roger Fenton del 1854, «Pool below the Strid, Bolton Abbey», con i due uomini su uno sperone roccioso in riva a un fiume: «L’immagine ispirò William Turner per la sua pittura dagli effetti nebulosi e soffusi, che a sua volta sarebbe diventato un modello per gli impressionisti, spiega Humery. È sorprendente pensare che un’immagine così rigorosamente composta abbia finito per consentire al pittore di liberarsi dalla realtà».

Il percorso procede per temi: la serialità, la composizione, il ritratto, il corpo, la sparizione, il memento mori. Ci si imbatte nello sguardo di Marilyn Monroe immortalato da Avedon, nelle marine di Gustave Le Gray, nei ritratti degli «Uomini del XX secolo» classificati da August Sander per classi e professioni nel monumentale progetto di catalogare la società tedesca della Repubblica di Weimar. Un tema iconografico ricorrente è costituito dalle mani. Un’opera chiave è «Migrant Mother» (1936), la foto più celebre di Dorothea Lange, in cui sono proprio le mani, della donna e dei figli, al centro della composizione. Nell’ampia sezione dedicata ai ritratti, figura anche la fotografia di Werner Bischof con il bambino peruviano che suona il flauto: fu l’ultima immagine scattata dal fotografo svizzero, morto poco dopo in un incidente stradale. La fotografia venne ritrovata sviluppando la pellicola della macchina fotografica. Nella sezione «La disparition» figura l’immagine di John Lennon, che si stringe nudo, in posizione fetale, a Yoko Ono, realizzata da Annie Leibovitz nel 1980, poche ore prima dell’assassinio del musicista. Due grandi nuclei autonomi completano il percorso.

Nella Galerie 2, oltre 400 scatti trasformano lo spazio in una vera «camera della memoria» di Irving Penn, che preparava le fotografie attraverso disegni e studi preliminari. È uno dei più importanti insiemi di opere dell’artista conservati dalla Collection, tra cui figura anche il celebre «Cuzco Children» (1948), del quale vengono presentate tre diverse tecniche di stampa: «Il senso di quest’installazione è innanzi tutto mostrare la perfezione del suo lavoro», spiega Humery. Nella Galerie 3 è presentata la serie di Raymond Depardon sulla Francia, immagini di negozi, case, ristoranti, strade, piazze, paesaggi, realizzate a colori e in grande formato, con una macchina a banco ottico. Sono «autentici ritratti della Francia, spiega il curatore. Lo sguardo del fotografo è al contempo critico e benevolo, intriso di umorismo. Comprendiamo immediatamente questa Francia che rischia di scomparire».

Luana De Micco, 04 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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