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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliSimile alla prua di una nave che punta verso il centro città, a congiungere Molenbeek, la multiculturale periferia ovest, con il cuore pulsante di Bruxelles, la sagoma del Kanal-Centre Pompidou grandeggia lungo il Canale Charleroi-Bruxelles. La facciata in vetro e acciaio, espressione del primo Modernismo, lasciano intravedere gru e operai al lavoro per consegnare alla capitale belga la sua gigantesca «città delle arti»: 40mila metri quadrati dei quali 13mila dedicati alle mostre, distribuiti su cinque livelli. Da queste stesse vetrate, nel 1934 si presentavano alla città i modelli dell’ex Société belge des automobiles Citroën, più nota come «garage Citroën», per molti anni il più grande garage d’Europa: un asse trasversale taglia l’ex complesso di fabbrica, mentre ciascuna delle quattro estremità, dotata di ingressi autonomi, connette l’edificio alla città. Lo stabilimento, costruito tra il 1933 e il 1934, con il suo iconico showroom e l’ampio spazio industriale retrostante, il prossimo 28 novembre lascerà definitivamente il posto al Kanal-Centre Pompidou, l’ambizioso museo di arte e architettura moderna e contemporanea che punta a diventare uno dei più grandi poli espositivi d’Europa e un fulcro della creazione artistica contemporanea.
Il «Terzo Luogo», spazio di evasione e immaginazione
Sotto l’invito del Kanal-Centre Pompidou esploriamo il vivace cantiere, provando a immaginare come si presenterà all’apertura questo «luogo di incontro civico» dove arti visive e architettura si intrecceranno a spettacoli di danza, cinema, musica teatro. Qualcuno, citando il sociologo urbano Ray Oldenburg, lo definisce un «Terzo Luogo» che invita cittadini, organizzazioni, collettivi ad appropriarsi dell’edificio che sarà un prolungamento del tessuto urbano. Nell’ampio volume che accoglieva la fabbrica di automobili sono stati inseriti tre nuovi edifici: due unità espositive e un edificio dedicato a spazi comuni, uffici e auditorium per riunioni ed eventi privati. Tra i corridoi animati da un viavai di operai e macchine da cantiere, non è difficile immaginare il futuro di questa «città-museo», che ospiterà una biblioteca con un catalogo di circa 65mila volumi. Vi troveranno posto anche un centro di ricerca e archiviazione, laboratori, spazi per studiare e lavorare, sezioni dedicate alle arti performative, un ristorante, un bookshop specializzato in arti visive, architettura e paesaggio. Ma anche una panetteria, una brasserie con interni a tema automobilistico, un parco giochi, un ristorante e una terrazza panoramica con tanto di rooftop bar, la cui vista su Bruxelles, dal Quartiere Nord all’Atomium, sarà accessibile a tutti.
Lo spazio più sotterraneo del museo, la Lower room, dal 28 novembre al 29 marzo ospiterà «La première fois» un progetto dell’artista belga Joëlle Tuerlinckx, a cura di Devrim Bayar e Pietro Scammacca, rispettivamente senior curator e assistant curator di Kanal-Centre Pompidou. L’artista condividerà le prime impressioni che hanno sentito lo spazio dispiegarsi per «la prima volta», riproponendo annunci, allarmi, rumori del cantiere raccolti personalmente durante i dieci anni di lavori. La Room 2, con i suoi 2mila metri quadrati aspetta invece di accogliere il più grande spazio espositivo dedicato agli artisti della città, oltre a una delle mostre inaugurali, «A truly immense journey», un viaggio che abbraccia oltre 350 opere di maestri provenienti principalmente dal Centre Pompidou (da Henri Matisse a Wifredo Lam, da Pablo Picasso ad Alberto Giacometti). Evocando nel titolo il mondo irrequieto di Franz Kafka (una visione attuale in un momento di globale instabilità) il percorso trae ispirazione dalla posizione del museo lungo il canale Charleroi-Bruxelles, invitando i visitatori a vagare tra luoghi e icone dell’arte moderna.
La passeggiata guidata conduce verso uno dei tre edifici che sarà la sede di Kanal Architecture (ex Civa-Centre International pour la Ville, l’Architecture et le Paysage): l’istituzione scientifica e culturale, conosciuta dal 2016, che diventerà il museo di architettura, paesaggio ed ecosistemi urbani del polo museale. La mostra inaugurale, «Right to the city-Right to the future» sarà un omaggio a un approccio trasversale all’architettura, che colloca Bruxelles come laboratorio pionieristico per una nuova pratica spaziale.
Si tratta solo di alcune delle dieci mostre inaugurali che saluteranno contemporaneamente l’apertura di uno spazio che il direttore generale del Kanal-Centre Pompidou Yves Goldstein intende rendere un «luogo di evasione e immaginazione, democratico, aperto, universale e inclusivo». Goldstein, che ha di recente annunciato le sue dimissioni rinunciando al terzo mandato, resterà tuttavia in carica fino all’inizio del 2027.
Una vista aerea del cantiere di Kanal-Centre Pompidou, 2026. Courtesy Atelier Kanal
Un progetto collaborativo
Kanal-Centre Pompidou è anche il risultato di un processo di progettazione collaborativa, un intervento a più mani realizzato da tre studi, EM2N, noAarchitecten e Sergison Bates Architects, che lavorano insieme sotto il nome di Atelier Kanal. Nello spazio destinato alle mostre, distribuito su tre piani, troveranno posto i lavori prestati dal Centre Pompidou, le opere della Collezione d’arte del Kanal, ma anche quelle provenienti da altri centri d’arte. Riunita a partire dal 2018, la Collezione Kanal spazia infatti dalla pittura alla scultura, dall’installazione alla fotografia, oltre ad accogliere un centinaio di lavori di artisti legati a Bruxelles e realizzati post 2000. L’accordo di partenariato tra la Regione di Bruxelles-Capitale, la Fondazione Kanal e il Centre Pompidou, che ha gettato le basi di questo nuovo polo culturale multidisciplinare, risale al 2017: per l’intera durata della partnership, che avrà termine nel 2031, Kanal e l’istituzione francese coprodurranno mostre a lungo termine tratte dalla collezione del Musée national d’Art moderne, mettendo a disposizione dei visitatori una delle più significative collezioni di arte moderna e contemporanea di tutta Europa.
Fin dai primi progetti dell’edificio gli spazi, che permettono al pubblico di muoversi liberamente, sono stati concepiti mantenendo come fulcro la partecipazione dei visitatori, in particolare bambini e studenti, condizione centrale della pratica e dell’identità di Kanal, un invito a ripensare il ruolo sociale del museo. Basta alzare lo sguardo per attraversare con gli occhi la luminosa «Glass room», uno spazio pubblico, «democratico» che permetterà ai visitatori di curiosare gratuitamente dentro le sale espositive ed eventualmente decidere se visitarne o meno le mostre a pagamento. Una vecchia rampa per le automobili diventa una comoda salita che introduce l’energia della città nell’edificio. Qui il collettivo Assemble darà vita a un parco giochi di 700 metri quadrati dedicato ai bambini. Sarà concepito come un paesaggio immaginario di colline, che ricorda le pile di carbone trasportate un tempo lungo il canale; con un’ennesima decisione che sfida i paradigmi del museo moderno, Kanal Pompidou incarnerà la filosofia del «museo senza schermo» per ridurre al minimo la tendenza degli adolescenti a essere disturbati dallo smartphone durante la visita.
Un museo può intrattenere?
A questo brillante esempio di sperimentazione nel mondo della museologia non mancheranno le esibizioni dal vivo, cui è dedicata la Hall 1, ex lavaggio del garage Citroën. Performance, spettacoli di danza, pratiche partecipative, musica e suono, troveranno casa al Kanal-Centre Pompidou prodotte in partnership anche con il Kunstenfestivaldesarts e con il festival di performance art Trouble. L’iniziativa inaugurale che occuperà questi spazi a partire dal 28 novembre si chiede proprio «È capace, un museo, di essere intrattenimento?»: il duo di artisti Deborah Bowmann assieme al musicista Maoupa Mazzocchetti elabora questa ricerca nello spettacolo «No Show» insieme ad altri venti artisti di Bruxelles. Arte, luce, suono e performance convergono in un’esperienza immersiva distribuita lungo cinque sale del museo.
La visita al futuro Kanal Pompidou termina di fronte al vecchio Showroom concepito da Citroën, ora allargato per lasciare posto alle opere monumentali del nuovo museo. L’installazione temporanea che segnerà l’inaugurazione del museo sarà il contributo dell’artista turca Banu Cennetoğlu, «Right?», un progetto creativo realizzato in collaborazione con Amnesty International che presenterà gli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani in grappoli di palloncini a forma di lettere. Nella città delle istituzioni europee che sorveglia sulla pace, proprio sulla soglia del quartiere Molenbeek, scanzonata capitale multietnica dell’Europa dove culture fiamminghe e francofone si fondono, l’artista ha scelto di portare mettere a nudo la vulnerabilità dei diritti umani tramite i suoi palloncini; destinati, come i messaggi che rappresentano, a sgonfiarsi e deformarsi col tempo.
Samantha De Martin
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