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Rendering della navata del Kanal-Centre Pompidou, Bruxelles

Foto: © Secchi Smith/Atelier Kanal

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Rendering della navata del Kanal-Centre Pompidou, Bruxelles

Foto: © Secchi Smith/Atelier Kanal

Rinnovato con 230 milioni di euro, il Kanal-Centre Pompidou riapre a Bruxelles il 28 novembre

Per l’occasione saranno inaugurate dieci mostre, che celebrano sia la collaborazione tra il museo belga e l’istituzione parigina sia l’intento di dare spazio alla pluralità della scena artistica di Bruxelles e del Belgio, mantenendo un forte respiro internazionale

Cecilia Paccagnella

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Il 28 novembre è un giorno da segnare in agenda, perché sarà inaugurato uno degli spazi culturali più attesi d’Europa: il Kanal-Centre Pompidou aprirà a Bruxelles, trasformando l’ex garage Citroën, icona Art Déco degli anni Trenta, in un museo dedicato al patrimonio contemporaneo. 40mila metri quadrati, cinque piani espositivi, spazi per l’architettura, un parco giochi indoor progettato dal collettivo Assemble e un ristorante panoramico aperto fino a mezzanotte restituiscono alla città un edificio simbolo, riconvertito dall’amministrazione regionale (che lo acquisì nel 2015) con un investimento totale di 230 milioni di euro, su progetto di un team di architetti formato dagli studi noAarchitecten, EM2N e Sergison Bates sotto l’egida di Atelier Kanal.

Ad aprire il programma espositivo è «A truly immense journey» (fino al 10 gennaio 2028), mostra coprodotta con il Centre Pompidou composta da oltre 350 opere, provenienti in larga parte dalle collezioni dei due musei, affiancate da prestiti pubblici e privati del Paese. La collettiva costruisce un racconto internazionale che attraversa pittura, scultura, installazione, fotografia, film e performance: accanto a figure cardine come Matisse, Picasso, Giacometti, Delaunay o Goncharova, emergono voci contemporanee, tra cui Sammy Baloji, Edith Dekyndt, Aglaia Konrad e Hana Miletić.

Il programma di apertura si articola come una costellazione di dieci esposizioni: dall’intervento di Joëlle Tuerlinckx (fino al 29 marzo 2027), che restituisce al pubblico l’esperienza sensibile del cantiere, ai film di Manon de Boer e Joshua Serafin (anch’essi fino al 29 marzo 2027); dalla riflessione sui diritti umani di Banu Cennetoğlu (fino al 24 maggio 2027) alla trasformazione di uno spazio aperto in luogo intimo di cocreazione firmata Otobong Nkanga (fino al 19 aprile 2027). Mostre come «Département des Pièges. Metabolic Museum-University» (fino al 31 maggio 2027), «No Show» (fino al 18 gennaio 2027) e «Right to the city-Right to the future» (fino al 14 marzo 2027) intrecciano archivi, pratiche partecipative e ricerca critica sullo spazio urbano e sociale.

Istituita nel 2017, la Fondazione Kanal riflette la pluralità della scena artistica di Bruxelles e del Belgio, mantenendo un forte respiro internazionale. Da allora, l’amministrazione regionale ha stanziato 250mila euro all’anno per l’acquisizione di nuove opere. Come sottolinea Kasia Redzisz, direttrice artistica di Kanal, il museo si propone come un luogo di indagine, in cui collezione, produzione e partecipazione sono inseparabili. 

La partnership con il Centre Pompidou, siglata nel 2017, sarà attiva fino al 2031 e garantisce a Kanal l’accesso a una delle collezioni più importanti di arte moderna e contemporanea (150mila opere dal 1905 a oggi) per 2 milioni di euro all’anno. Una collaborazione che incarna la visione con cui fu progettata la struttura parigina dagli architetti Richard Rogers e Renzo Piano, rievocata dall’attuale presidente Laurent Le Bon: un’istituzione «aperta a tutti», capace di coniugare architettura iconica, impegno sociale e narrazioni globali, restando allo stesso tempo profondamente radicata nel contesto urbano brussellese. 

Un render dell’esterno del Kanal-Centre Pompidou di Bruxelles. © Atelier Canal. © Secchi Smith

Cecilia Paccagnella, 30 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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